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Quello tra calciatori ed istruzione è stato da sempre un binomio che ha creato molti spunti di discussione. In particolar modo negli ultimi giorni il caso Donnarumma è salito prepotentemente alla ribalta, con la scelta del giovane portiere del Milan di preferire una vacanza ad Ibiza piuttosto che completare il proprio ciclo di studi (da ragioniere e da privatista) col sostenere l’esame di maturità. Difficile certo entrare nella testa di un diciottenne, ma in molti si attendevano che Donnarumma, come normale a questa età per qualsiasi ragazzo, potesse “chiudere” con la scuola svolgendo un dovere che per milioni di giovani ogni anno rappresenta un importante spartiacque, una sorta di confine, tra l’essere un ragazzo e l’inizio dell’età adulta. Non che serva il diploma certo per sentirsi tali, specie se stai firmando un rinnovo economicamente monstre col Milan, ma almeno quello di Donnarumma sarebbe stato anche un esempio per molti coetanei che, lavorativamente parlando, non hanno le stesse fortune.

Emblematico il paragone con l’estero, in scuole di calcio europee come quelle dell’Ajax o del Barcellona il ragazzo, se non ottiene buoni risultati sui banchi, non viene nemmeno ammesso in squadra. Il mondo del calcio è però costellato da esempi e casi ben diversi da quello di Donnarumma, di ragazzi cioè che accanto al pallone hanno saputo conciliare un percorso di studi fino anche al raggiungimento della Laurea. Tra i casi più emblematici quello legato all’ex attaccante di Corinthians, Brasile e Fiorentina  Socrates che, laureato in medicina, ha anche svolto la professione di dottore dopo aver appeso gli scarpini al chiodo. Il brasiliano è sempre stato un calciatore atipico che, accanto alle giocate in campo, ha saputo coniugare anche un impegno politico e sociale che ha dato vita alla “Democratia Corinthiana”; una forma di autogestione all’interno dello spogliatoio del club in cui ogni membro (dal magazziniere sino al campione) avevano uguali libertà di parola e di opinione, arrivando a far meno della figura dell’allenatore e a condividere le decisioni di gruppo (schieramenti e formazioni incluse) attraverso il voto.

Quello di Socrates rappresenta il vertice di un impegno culturale e politico applicato al calcio e alla vita dello spogliatoio; rimanendo entro confini più “tradizionali” ci sono comunque esempi di calciatori “dottori” che, accanto ai trofei, possono esporre con orgoglio i loro risultati raggiunti dopo ore di studio sui libri. Uno degli ultimi casi quello di Chiellini, diventato dottore appena 3 mesi fa in in Business Administration, una specializzazione dopo il diploma di laurea triennale in Economia Aziendale conseguita all’Università di Torino. Curioso l’argomento della tesi, nella quale lo studente Chiellini, ha approfondito “Il modello di business della Juventus in un benchmark internazionale“.
In Serie A anche Nagatomo può vantarsi di una laurea, conseguita in Economia presso la prestigiosa Università di Tokyo mentre l’ex Milan De Jong, arcigno e duro in campo, si è dimostrato alunno diligente arrivano a laurearsi in Economia e Commercio.

All’estero invece tutta la linea mediana perno fino a qualche anno fa della Spagna può vantare il conseguimento di lauree: i “cervelli” della Roja hanno dimostrato sia in campo che davanti ad una commissione di Laurea tutto il loro valore: Andres Iniesta infatti è un Dottore in Scienze Motorie, Xabi Alonso in Economia e Commercio così come Cesc Fabregas. Per quanto riguarda invece gli ex campioni annoveriamo tra i “secchioni” Oliver Bierhoff  e Adrian Mutu, rispettivamente laureati in Economia e Giurisprudenza.