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Questa sera Rai 3 (ore 22.40) ricorda Beppe Viola, giornalista e scrittore morto il 17 ottobre del 1982 a soli 43 anni, colpito da un'emorragia cerebrale mentre stava montando un servizio su Inter-Napoli. 

A 30 anni dalla scomparsa, la Rai propone "Quelli che... Beppe Viola", titolo ispirato a uno dei suoi testi per l'amico Enzo Jannacci, un film-documentario che è un viaggio in tram tra i luoghi della vita di Viola, in particolare la sua amata Milano, città nella quale nacque il 26 ottobre del 1939 e nella quale morì. 

A Viola, Gianni Brera dedicò un memorabile necrologio: "E' morto Giuseppe - Bepinoeu - Viola. Aveva 43 anni… Era nato per sentire gli angeli e invece doveva, oh porca vita, frequentare i bordelli… Povero vecchio Bepinoeu!  Batteva con impegno la carta in osteria e delirava per un cavallo modicamente impostato in una corsa. Tirava mezzo litro e improvvisava battute che sovente esprimevano il sale della vita. Aveva uno humour naturale e beffardo, un’innata onestà gli vietava smancerie in qualsiasi campo si trovasse a produrre parole e pensiero. Lavorò duro, forsennatamente, per avere chiesto alla vita quello che ad altri sarebbe bastato per venirne schiantato in poco tempo.  Lui le ha rubato quanti giorni ha potuto senza mai cedere al presago timore di perderla troppo presto. La sua romantica incontinenza era di una patetica follia. Ed io che soprattutto questo lo amavo, ora provo un rimorso che rende persino goffo il mio dolore…".
 
Nel documentario della Rai (nel video il trailer da Repubblica.it), lo ricordano, fra gli altri, anche gli amici Enzo Jannacci, Diego Abatantuono e Teo Teocoli. Su Repubblica.it, invece, c'è il ricordo di una delle quattro figlie, Serena
 
Il ricordo è un mosaico ricostruito con pazienza. "Mio padre l'ho conosciuto attraverso gli altri. E' seccante doverlo dividere con tanta gente  -  dice Serena  -  , ma se avesse fatto l'ingegnere non avrei la possibilità di rivederlo e di sentirlo. Nei filmati, non mi concentro sulle sue battute ma sui dettagli e sulla fisicità, quello che mi manca di lui. Però ricordo quando disse a un giocatore: togliti gli occhiali che sei più bello".
 
Beppe aveva quattro figlie: Marina vive negli States e sta per pubblicare un libro sul padre, Renata è ufficio stampa in teatro, Anna si occupa di carcerati a Bollate. "Erano loro a dettare i pezzi in redazione, in cambio di una piccola mancia. Una volta papà portò mia sorella alla partita, lei chiese chi fosse il signore vestito di nero, lui deluso la rimandò a casa in taxi. Non c'era spesso, eppure era estremamente presente. Se ci portava a cena, non sceglieva un ristorante solo ma tre o quattro: il risotto nel posto più buono della città, l'arrosto in un altro perché lo cucinavano meglio", sorride Serena, a Bologna dai tempi dell'università. È laureata in Storia del cinema al Dams, scrive per il Fatto.
 
Alla Cineteca raccoglie le domande di revisione, il nulla osta sui film in uscita. Suo papà firmò i dialoghi in milanese di Romanzo Popolare. "In origine era ambientato a Roma, all'ultimo momento si decise di girarlo a Milano. Mio padre e Jannacci tradussero le battute in tutta fretta, ma si divertirono un sacco". Con Enzo, Marina Viola ha polemizzato a proposito di diritti d'autore non riconosciuti a Beppe. "Io non avrei sollevato il caso, ma condivido il dispiacere di mia sorella. Mio padre è stato poco attento, qualcuno ne avrà approfittato, ma mi fa piacere pensare che abbia scritto testi per divertimento e passione, non certo per soldi". Serena si rivede nel padre "nei lineamenti, nell'amore per la tavola, nell'umorismo. Lui aveva una velocità argomentativa estremamente dinamica, era dissacrante e brillante, oggi non si troverebbe a suo agio in questa Rai o nel calcio attuale, farebbe solo lo scrittore. Sì, è stato amato più da morto. Era scomodo, andava oltre le regole, e gli fa onore". Trent'anni dopo, resta un tesoro di battute e di note. "La mia canzone preferita? E la vita, la vita. Ci siamo tutti noi, in quel contenitore lì".