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Partiamo da un dato di fatto: l'Italia potrebbe rimanere fuori dal Mondiale per la seconda volta consecutiva. "Sì, ma non facciamo i disfattisti. Siamo Campioni d'Europa!" ricorda fiducioso Silvio Pagliari nella nostra intervista. Procuratore sportivo e membro del Consiglio Direttivo dell'Assoagenti (Associazione Italiana Agenti) per il terzo mandato consecutivo, ha analizzato il momento complicato del calcio italiano evidenziando le cause e proponendo soluzioni.

Che idea si è fatto della Nazionale dopo le ultime partite con Svizzera e Irlanda del Nord?
"Non mi sono mai fatto condizionare dall'esito di un rigore, anche se prima producevamo tanti calciatori forti e adesso un po' meno. Però questo succede anche all'estero: il fatto che negli ultimi dieci anni il Pallone d'Oro lo abbiano vinto solo due giocatori credo che sia significativo".

Nella classifica capocannonieri della Serie A c’è solo un italiano nelle prime cinque posizione.
"Ma succede anche in altri campionati. Comunque credo che il calcio italiano sia in difficoltà perché nei settori giovanili non ci sono più talenti come una volta".

Come mai secondo lei?
"Uno dei motivi credo sia legato al fatto che oggi solo il 50% dei bambini giocano a pallone, prima la percentuale era molto più alta. E poi credo che non si lavori più come prima, sinceramente ho visto generazioni molto migliori di quelle attuali. Ma è anche vero che produciamo quello che c'è: il livello è questo".

Dovuto a?
"A tanti stranieri nel calcio italiano, negli ultimi due anni sono il 20% in più. Sono aumentati anche nei settori giovanili, in Serie B e in Serie C. Ma c'è un ulteriore problema".

Qual è?
"Da noi i classe 1998 o 1997 sono considerati ancora giovani, all'estero i giovani sono i 2003 e 2004. Mi capita spesso di andare a vedere partite fuori dall’Italia, e quando vedo le distinte mi rendo conto che lì veramente fanno giocare i giovani".
Quante sono le responsabilità del Decreto Crescita in tutto questo?
"Voglio fare una premessa: per gli agenti che lavorano con le intermediazioni il Decreto Crescita è stato un aiuto, ma noi come A.I.A.C.S. siamo contro questo Decreto, vogliamo la meritocrazia: è giusto che uno straniero forte venga in Italia, ma deve essere pagato quanto un giocatore del nostro campionato".

Quale può essere la soluzione?
"Cercare di prendere esempio dal modello della Premier: per entrare nel calcio inglese bisogna avere dei determinati requisiti, noi invece favoriamo l'arrivo di stranieri nel nostro movimento e diamo anche la possibilità di pagarli il 50%. E' chiaro che a queste condizioni un club preferisce lo straniero, e così attualmente ci troviamo con 200 calciatori italiani senza squadra. Ma bisogna intervenire anche nelle categorie inferiori".

In che modo?
"Io sono sempre stato per l'abolizione dell'obbligo di schierare giovani. Piuttosto metterei dei paletti sulla nazionalità: massimo sette stranieri su undici in campo, per esempio. E non si venga a dire che tutti gli stranieri che arrivano in Italia aumentano la qualità dei nostri campionati".

Che segnali arrivano dall'AIC (Associazione Italiana Calciatori)?
"So che hanno preso di petto questa situazione e sono convinto che andranno avanti. Vediamo quanto saranno determinati".

C’è la possibilità che il Decreto Crescita venga abolito? 
"Se ne sta parlando, per il bene del calcio italiano mi auguro di sì".

Cosa risponde a chi pensa che gli agenti italiani vogliono toglierlo per poter spostare con più facilità i propri giocatori?
"Noi procuratori facciamo tante intermediazioni, se il 70% dei giocatori in Italia sono stranieri a noi non cambia nulla. Chi ci rimette, però, è il nostro calcio".