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La risposta c’è. Il Napoli a metà settimana sconfitto dalla Juve si rimette bene in piedi con i gol di Fabian ed Osimhen. “Per la zona Champions io ci sono ancora”, gridano, infatti, gli azzurri al campionato. Una partita, quella di Marassi con una Samp mai rassegnata ma troppo avara in quanto a conclusioni, che dice pure che alla imminente sfida con l’Inter a Fuorigrotta ci arriva un Napoli in salute, di nuovo col morale alto e, soprattutto, capace di portare in campo un calcio senza troppe sofferenze. Merito di Insigne, Fabian, Zielinski e Di Lorenzo che si sono dati un gran da fare, ma anche di Osimhen tornato al gol e di Koulibaly, non sempre perfetto, ma capace di dare certezze a tutta la difesa.  

Sembra sfuggire alle stringenti regole del calcio nazionale, questo match. C’è da tutte e due le parti il rispetto delle linee e delle posizioni, questo sì, ma non è mai esasperato, il tatticismo. Anzi, tutt’altro, visto che nessuno nega spazio all’altro, che il palleggio è rapido e elegante e che l’idea fissa non è il ricamo di chi non sa che cosa farne del pallone, bensì il lancio verticale, la caccia al corridoio libero, il suggerimento veloce agli attaccanti. Insomma, è calcio attraente quello che si vede. A tratti persino seducente. Come quello che dalle parti nostre possono permettersi soltanto squadre libere di mente, senza pressioni, senza assilli. Già, ma se è cosi per la Samp che a quaranta giorni e otto partite dalla fine s’è bello e assicurato il diritto alla tranquillità e al divertimento, non si può dire lo stesso per la squadra di Gattuso, reduce dalla mazzata con la Juve e costretta a ricominciare la sua rincorsa al quarto posto. No, il Napoli di assilli ne ha parecchi. Ma forse trova nella spregiudicata voglia di pallone della Samp proprio quello che gli serve per sentirsi a proprio agio. O forse, chissà, stavolta va finalmente in campo la formazione giusta. Almeno, la più giusta possibile per offrire più gioco e meno errori, più geometria e meno paure, più ragionamento collettivo e meno inutile recita a soggetto.


Bene. I primi minuti, giusto cinque, sono della Samp che impone aggressività e autorevolezza con la sua difesa alta e l’aria di chi interpreta a memoria il dettato di Ranieri, che è allenatore di onorato e lungo corso. Cinque minuti che il Napoli spende per capire, per organizzarsi e ripartire. E quando s’organizza e riparte, il Napoli riesce a far valere uno spessore tecnico maggiore. Nel senso che mentre la Samp dalla sua trequarti alza la testa e cerca subito con il lancio lungo Quagliarella o Gabbiadini, il Napoli pure punta immediatamente avanti, ma lo fa disegnando triangoli veloci. Come dire: più essenziale la Samp, più raffinato il Napoli. Ma apprezzabili entrambi, si capisce, anche se, il racconto della partita dice che i brividi toccano soprattutto a Emil Audero, bravo portiere di padre indonesiano e mamma italiana. Infatti, si mangia il gol subito Zielinski (5’), tre minuti dopo è paradossalmente Osimhen a ribattere il solito destro a giro di Lorenzinho Insigne. Poi è Yoshida a rimediare due volte su Zielinski e ancora Audero (26’) a negare il centro a Insigne. E la Samp? Beh, tutto il gran lavoro della Samp comincia in difesa e finisce a centrocampo. Dalle parti di Ospina, infatti, ci arriva solo con Candreva (25’) con una punizione senza mira e senza storia. 

Normale, quasi scontato, allora, che il Napoli poi il gol lo trovi. Cosa che accade a dieci minuti dal riposo, quando Fabian apre e chiude un triangolo e fa gol con il sinistro. Centro che incredibilmente non riesce dieci minuti dopo a Politano, inviato al tocco comodo da uno scatenato Di Lorenzo dalla destra. Giusto così: Napoli in vantaggio quando si va al riposo, mentre la Samp deve prendersela soltanto con se stessa per la difficoltà d’arrivare al tiro.

E non cambia più di tanto, quando si ricomincia. Ovvero, il Napoli insiste. Cerca il raddoppio per sentirsi più tranquillo e fors’anche per non sentire più Gattuso urlare di preoccupazione per quel misero vantaggio. Ci dà dentro, dunque, il Napoli. Ma Audero fa il fenomeno e nega il gol a Zielinski e poi, in rapidissima successione, anche a Fabian e a Insigne. Tre occasioni, tre parate decisive che tengono in partita Quagliarella e soci. E proprio Quagliarella prima e Gabbiadini dopo, provano a far paura a Ospina, il quale, però, risponde egregiamente.

Non entusiasma come il primo tempo, questo tratto di partita. Sarà per la stanchezza, per il timore che cresce a mano a mano tra gli azzurri per il vantaggio non rassicurante, magari per la reazione orgogliosa ma pure nervosa della Samp che non vuole perdere, cert’è cambia registro la partita e tatticamente cambia anche il disegno della Samp che si mette a rombo a centrocampo. E allora la partita diventa più di lotta che di lodevole governo del pallone. E lottando lottando la Samp il gol lo trova pure: angolo, testa di Thorsby e palla in porta. Ma chiamato al Var, Valeri annulla per un intervento falloso di Keità su Ospina.

E come capita spesso nel pallone, dal mancato pari della Samp si passa al doppio vantaggio degli azzurri. Protagonisti Mertens, il quale recupera palla a centrocampo e lancia Osimhen, troppo veloce per Yoshida e troppo preciso per Audero. Due gol, tre punti, la rincorsa che va avanti e domenica prossima l’Inter a Napoli, al San Diego. Il programma non è male.





IL TABELLINO

Sampdoria-Napoli 0-2

Reti: 35' Fabian Ruiz (N), 87' Osimhen (N)

Sampdoria (4-4-2): Audero; Bereszynski, Yoshida, Colley, Augello; Candreva, Thorsby, Damsgaard (86' Verre), Jankto (86' Leris); Gabbiadini, Quagliarella (67' Keita). All. Ranieri

Napoli (4-2-3-1): Ospina; Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Mario Rui; Demme, Fabian Ruiz (90' Bakayoko); Politano (74' Lozano), Zielinski (74' Mertens), Insigne (90' Elmas); Osimhen. All. Gattuso

Ammoniti: Manolas (N), Koulibaly (N), Lozano (N).