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L'atto d'accusa di Palazzi: "Alla base di tutto un'entità organizzata".
"Così venivano truccate le partite".
Il meccanismo era «oliato». Gli elementi sono «gravi, precisi, concordati». Chi è rimasto coinvolto nel calcioscommesse - club, giocatori, allenatori e dirigenti - dovrà fare i conti con un duro atto d'accusa. Nelle 323 pagine che riassumono l'attività investigativa del procuratore federale, rispunta il vocabolario della vicenda: c'è «l'ovetto», il tipo di scommessa; c'è «l'uno», come il numero 1: il portiere; c'è la «M» che sta per Micolucci, uno dei due tesserati che ha messo nei guai l'Ascoli. E poi i «contatti fra prossimi avversari», «l'investimento di rilevanti somme di denaro», «un'entità organizzata in cui tutti utilizzano volontariamente mezzi e strutture e alla quale assicurano un apporto stabile».

Il superprocuratore ricostruisce i rapporti tra giocatori, dirigenti e personaggi non tesserati. Tra essi intercorrono «frequenti conversazioni, da cui è dato desumere, in modo univoco, che costoro avevano stabilito una rete fitta e stabile di contatti». Palazzi enuclea l'obiettivo in modo chiaro, le condotte erano finalizzate a condizionare il risultato delle partite: talvolta per motivi di classifica, talvolta per scommettere sul sicuro. E in alcuni casi «le due finalità erano perseguite congiuntamente».

Dalla Procura di Cremona arriva il grosso del materiale. Dalle intercettazioni il capo degli 007 della Figc trae conclusioni cristalline: il gergo utilizzato dai protagonisti «dimostra che gli stessi sono perfettamente consapevoli dell'illecità dell'oggetto delle conversazioni, dell'eventualità di essere captati, dell'opportunità di celare a chi ascolta il reale significato dei discorsi». Paoloni diceva ad Erodiani: «Meno se sentimo e meglio è». Dall'ordinanza di custodia, riporta Palazzi, «è evidente che ci si trova in presenza di un sodalizio che opera da anni». Ai deferimenti è arrivato attraverso 50 interrogatori, in molti dei quali veniva rilevata assoluta inverosimiglianza nelle giustificazioni fornite dagli indagati.

A pagina 16 il j'accuse più pesante: il quinto capitolo, il procuratore lo intitola «Associazione per delinquere». Cita la Corte di Cassazione, per spiegare che si può «certamente ritenere coprovata tale fattispecie disciplinare». Erodiani «è uno dei soggetti maggiormente attivi». Come Paoloni, «uno scommettitore spasmodico». Signori è colui che consente «l'ampliamento del raggio d'azione»; Sommese, Gervasoni e Micolucci sono elementi di «importanza decisiva». La difesa scelta da Doni a propria discolpa, in sede di audizione, viene definita «singolare».


"Nel mondo delle scommesse lo sanno tutti, è Doni che muove i fili"
Erodiani gioca a carte scoperte.

Livorno-Ascoli 27 febbraio 2011
Scrive Palazzi: «P.M.(Matteo Pirani ndr), che al momento si trovava in compagnia di Sommese e di Tuccella, comunicava ad Erodiani di aver ricevuto comunicazione direttamente dal campo da Micolucci».
Erodiani, nell'audizione del 7 luglio, conferma a Palazzi di «aver saputo da un cliente che Micolucci già in precedenza aveva combinato la gara SienaAscoli insieme a Sommese e Albinoleffe-Ascoli sul risultato di 1».
Pirani, nell'audizione del 11 luglio, conferma la sua amicizia con Micolucci. E riporta alcune considerazioni dello stesso giocatore dell'Ascoli: «(mi disse) che il Livorno avrebbe vinto, che la gara l'avrebbe fatta da solo».
Scrive Palazzi: «Erodiani riferiva altresì che Sommese gli aveva rivelato che l'Ascoli a fine campionato aveva cominciato a combinare le partite, avendo conquistato anzitempo la salvezza». Viene riportato l'esempio di Albinoleffe-Ascoli.
L'11 luglio Micolucci confessa a Palazzi: «Confermo di aver avuto dal Vincenzo Sommese una richiesta per contribuire alla sconfitta della mia squadra dietro compenso, quantificato dalla stesso, in 20 mila euro, in proposito preciso che dette richieste sono state avanzate dal Sommese in più riprese giacchè inizialmente ho tentato di glissare almeno fino a quando non siamo partiti per il ritiro pre gara. (...) Sommese mi consegnò un telefono cellulare (...) Il Sommese mi chiamava più volte e a fronte di tale pressione mentre mi trovavo sul pullman per raggiungere lo stadio inviavo al Sommese un sms ove riferivo l'accettazione della proposta». La partita terminò 1-1.

Ascoli-Atalanta 12 marzo 2011
Scrive Palazzi: «Micolucci ammette di aver ricevuto dal P.M. (di cui non vi è traccia negli atti d'indagine penale) 15.000 euro per alterare il risultato».
«Accettava di assumere una condotta non eccessivamente agonistica nei confronti di Doni e Marilungo»
«Confermava di aver ricevuto, prima dell'inizio dell'incontro, la proposta del calciatore dell'Atalanta Thomas Manfredini di condurre la partita verso un risultato di parità».
In fase di audizione, Manfredini ha negato.

Atalanta-Piacenza 19 marzo 2011
L'11 luglio Signori spiega a Palazzi: «Erodiani ci illustrò il suo modo di lavorare in riferimento alle somme che sarebbero dovute andare ai calciatori. Io ho preso appunti»
Il 9 luglio Bellavista afferma in Procura: «L'ex calciatore Beppe Signori era colui il quale più di tutti indirizzava la discussione».
Il 7 luglio Erodiani riferisce alla Procura che «è risaputo, nel mondo delle scommesse, che Doni muove i fili delle scommesse».
Il 15 luglio Doni afferma: «Dopo la lettura degli atti sui giornali, mi è venuto il dubbio che qualcosa possa essere successo». Una difesa che Palazzi giudica «singolare».
La versione di Bettarini: «Scommettevo tramite Bellavista sulla parola. Pur avendo un contratto con il Chievo non mi sentivo più tesserato, quale atleta, non partecipando neanche agli allenamenti. Quindi non ho neanche pensato al divieto di scommesse per i tesserati».