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Il centrocampista della Lazio, coinvolto in due inchieste sul calcioscommesse, si allena e studia per preparare la difesa con l'avvocato.
Il paradosso di Mauri: da quando è nei guai gioca da top player.
Campo e codici. Calci a un pallone e norme da studiare. Allenamenti di giorno, lezioni di diritto la sera. E' la vita di Stefano Mauri da alcuni mesi a questa parte: centrocampista offensivo di professione, aiutante avvocato difensore per hobby. Anzi, per necessità. La sua, visto che dalla scorsa primavera è al centro delle indagini della cosiddetta scommessopoli.

Dal carcere al gol Prima indagato, poi addirittura arrestato, carcerato per una settimana, quindi agli arresti domiciliari, infine di nuovo libero ma con una spada di Damocle grande così che da allora pende sulla sua testa: quella di una possibile squalifica pesante in ambito sportivo e quella di una condanna in ambito penale (è indagato a Cremona per le scommesse e in Svizzera per riciclaggio). Eppure, nonostante tutto, nonostante un macigno del genere, Mauri ha continuato e continua ad allenarsi e a giocare. E lo fa pure bene, tanto che il nuovo allenatore Petkovic, come il suo predecessore Reja, non rinuncia mai a lui. Comunque vadano a finire le vicende giudiziarie e a prescindere da quanto si possa pensare di lui, la sua è comunque una storia cui si fa fatica a credere. Perché continuare a essere al top nonostante tutto è davvero incredibile. E invece, come se niente fosse, Mauri in campo è sempre tra i migliori: corre, cuce la manovra, la illumina e, quando può, finalizza pure. E' accaduto mercoledì sera contro il Torino: il suo primo gol in questo campionato. Ne aveva realizzati tre anche in quello passato, tutti dopo che il suo nome era già finito sul registro degli indagati della Procura di Cremona. E due di queste tre reti non furono gol qualsiasi: con il primo regalò alla Lazio la vittoria nel derby di ritorno. Con il secondo (bellissimo, in semirovesciata) spianò la strada al successo sul Napoli.

Codici e campo Sembra quasi che i guai giudiziari gli abbiano regalato una seconda giovinezza calcistica. Già, perché il Mauri pre-indagini stava vivendo un periodo di involuzione calcistica, quello attuale è invece lo stesso di 4-5 anni fa, quando abitava stabilmente in Nazionale. Chissà, senza i problemi giudiziari, forse pure il Mauri di oggi sarebbe in azzurro. La sua realtà è invece fatta solo di Lazio. E di codici. E non è un modo di dire, perché da quando è finito nel mirino degli investigatori Mauri si è messo a studiare diritto. Collabora attivamente alla organizzazione della strategia difensiva curata dal suo avvocato Matteo Melandri, sta diventando un piccolo esperto in Giurisprudenza. In attesa dei processi (sportivo e penale) che verranno. Nel frattempo spera di portare la Lazio il più in alto possibile. «Sono contento per il gol segnato al Toro e per la prestazione, ma ovviamente non posso essere contento per il risultato. Dobbiamo sfruttare meglio le occasioni», ha scritto ieri sul suo sito personale. Sempre sul pezzo, come se niente fosse.