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Gianni Fabbri, presidente del Ravenna, e Leonardo Rossi, allenatore della squadra romagnola, hanno affidato a una nota congiunta la loro difesa in merito all'inchiesta sul Calcioscommesse, sostenendo in sostanza di non avere avuto nessuna responsabilità nella vicenda. "Sono estremamente significative - si legge nel documento a firma degli avvocati Ermanno Cicognani e Giovanni Scudellari - tutte le conversazioni telefoniche nelle quali terze persone, e in particolare Giorgio Buffone (direttore sportivo del Ravenna, finito in carcere nell'ambito dell'indagine, ndr), prospettavano all'interlocutore di turno la reiterata indisponibilità del presidente a raggiungere accordi di sorta".

"La circostanza - prosegue la nota - si accompagna alla evidenziata volontà del presidente e dell'allenatore di ottenere sempre il miglior risultato possibile per la squadra". Inoltre, "la lettura delle altre telefonate intercettate tra Giorgio Buffone e i nostri assistiti, e soprattutto quelle immediatamente successive ai colloqui riportati nell'ordinanza cautelare, potranno confermare la ferma e corretta volontà del presidente Fabbri e dell'allenatore Rossi". Secondo i legali dei due, entrambi indagati a piede libero, "particolare rilevante appare poi la circostanza dell'immediata segnalazione alla Procura Federale da parte di Fabbri sui sospetti inerenti la regolarità della partita Ravenna-La Spezia, comportamento certamente incompatibile con la volontà e/o la consapevolezza di raggiungere o trattare accordi illeciti".