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Una svolta giudiziaria che ha spaccato ancora il Portogallo del calcio. Mercoledì 16 gennaio, a Budapest, è stato arrestato Rui Pinto, trentenne emigrato portoghese che è stato identificato come l'hacker di Football Leaks. La polizia ungherese lo ha fermato in esecuzione di un mandato di cattura internazionale spiccato dalla magistratura portoghese. Rui Pinto, è accusato di essere anche artefice della raccolta e diffusione dei documenti di Mercado do Benfica, un Football Leaks tagliato su misura per il club encarnado. Quest'ultimo elemento complica il quadro per la valutazione della situazione, poiché riguarda un altro e ricchissimo dossier. E invero, è la stessa figura di Rui Pinto a destare qualche perplessità. Così come rimane difficile credere che il trentenne di Vila Nova da Gaia (Porto) abbia potuto fare tutto da solo.

Posto agli arresti domiciliari da stamani, Rui Pinto era già un volto noto a livello mediatico. Le sue foto avevano già preso a circolare dopo i primi mesi di vita di Football Leaks, quando ancora la più grande operazione di whistleblowing veniva condotta attraverso un blog della piattaforma Wordpress loggato in Russia. Si era nel pieno della stagione calcistica 2015-16, e già in quei giorni circolavano articoli di stampa su questo Rui Pinto, allora ventisettenne. Fra i tanti, un articolo pubblicato dal sito di Marca lo descrive come già radicato a Budapest. E la foto è sempre quella, utilizzata talmente tante volte nel corso di questi anni da far pensare si tratti di un avatar. Nel frattempo l'operazione Football Leaks è diventato un'altra cosa. Passata sotto l'egida dell'European Investigative Collaborations (EIC), il consorzio di testate giornalistiche europee di cui è capofila Der Spiegel (con l'Espresso a fare da referente italiano), l'operazione di rivelazione di documenti riservati ha assunto un registro diverso. Dall'impatto nettamente superiore in termini di opinione pubblica internazionale. Eppure si è continuato a alimentare il mito dell'hacker unico, intorno al quale sono state costruite anche delle narrazioni che tendevano a presentarlo come un personaggio a caccia di denaro e perciò pronto a ricattare. A tal proposito, nel febbraio del 2016, la stampa portoghese riferisce di un episodio romanzesco: un incontro avvenuto a ottobre 2015 fra i rappresentanti di Doyen Sports Investments, società pesantemente colpita sin dall'inizio di Football Leaks, e l'avvocato Anibal Pinto, che va sul luogo in quanto rappresentante dell'hacker. Gli articoli dell'epoca riferiscono che il pirata informatico si presenti via mail come Artem Lobuzov, e che chieda denaro al fondo maltese. Presso una stazione di servizio dell'autorstrada A5, nei pressi di Oeiras (cintura metropolitana di Lisbona), l'avvocato Pinto incontra Nelio Lucas e l'avvocato Pedro Henriques. L'incontro non va a buon fine, ma la notizia del suo svolgimento viene usata in quella fase per screditare l'operazione Football Leaks. Nelle scorse ore il direttore della comunicazione del Porto, Francisco J. Marques, ha dichiarato che l'arresto di Rui Pinto sarebbe dovuto proprio a una denuncia di Doyen. Una interpretazione fra le tante possibili. Tanto più che a margine dell'episodio di Oeiras rimangono  degli interrogativi. Il sedicente Artem Lobuzov è davvero legato a Football Leaks, o si è soltanto inserito per sfruttare l'operazione a fini personali? E ancora, davvero Artem Lobuzov è Rui Pinto? Dubbi di allora come di adesso. Ai quali ha provato a dare una risposta il soggetto (individuale o collettivo che sia) alla guida Football Leaks. Un messaggio pubblicato a marzo 2015 comunica la netta presa di distanza rispetto alla persona che viene identificata come l'hacker da cui parte la pubblicazione di documenti.

Ma quella foto di Rui Pinto, sempre la stessa, continua a circolare. E il soggetto finisce per essere associato ai leak che riguardano il Benfica, e che scatenano uno scontro frontale fra il club encarnado e il Porto. Pubblicate fin qui centinaia di gigabyte, in cui rientrano documenti e corrispondenza elettronica del Benfica. Tutto quanto viene caricato sul sito Mercado do Benfica, che a più riprese viene chiuso e rinasce. L'ultima volta che ha avuto uno stop era loggato in Iran, adesso ha trovato ospitalità presso i server dell'isola di Anguilla. Rui Pinto viene accusato di essere l'artefice anche di questa fuga di documenti. Ed è probabile che, se il suo arresto avviene adesso, ciò sia conseguenza delle denunce spiccate dal Benfica.

Le ore immediatamente successive alla concessione degli arresti domiciliari sono caratterizzate dalle indiscrezioni. L'ultima è quella secondo cui Rui Pinto starebbe collaborando con la magistratura francese nell'inchiesta legata proprio alle rivelazioni di Football Leaks. Voci incontrollate e non verificabili. Più interessante è invece il dibattito che si è aperto intorno alla figura di Rui Pinto. Dando per buono che egli sia davvero il solo hacker e collettore dei materiali relativi a tutti i leak – ciò su cui, è bene ribadire, nutriamo seri dubbi –, ci si interroga sul profilo che gli si deve associare nella vicenda giudiziaria: si tratta di un criminale o di un whistleblower? Un distinguo non da poco, specie in vista di una sua possibile estradizione in Portogallo. I suoi avvocati, William Bourdon e Francisco Teixeira da Mota, non hanno dubbi e propendono per la seconda ipotesi. Una tesi che noi di Calciomercato.com sposiamo senza se e senza ma. Le attività d'indagine e di denuncia si basano soprattutto sulla pubblicazione di documenti riservati, purché relativi a questioni di pubblico interesse. E così è stato anche per Football Leaks e per Mercado do Benfica, così come  per inchieste di portata più ampia come Panama Papers e Paradise Papers.

@pippoevai