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Pasticci, esclusioni, spostamenti di ruolo, bocciature vere e fantabocciature: che settimane per João Cancelo! La verità è che qualche nodo sta venendo al pettine. I rischi che il portoghese si prende in continuazione è un periodo che si trasformano facilmente in errori, e quand’anche non in errori, si rivive a guardarlo una spiacevole sensazione di pericolo. Sembra che, malgrado quel che ha combinato a Bergamo, in Coppa Italia, non sappia ancora giocare diversamente. Da ‘giocatore serio’ per usare un’espressione cara ad Allegri. Ricorderete tutti il “non siamo alla Fiorentina” con cui il tecnico livornese sgridò una volta Bernardeschi. E Bernardeschi crebbe. Ecco, la sensazione è che Cancelo non abbia ancora capito come si gioca alla Juventus. Non stia crescendo. E se prima e durante e dopo la clamorosa sconfitta al Wanda Metropolitano, Allegri era finito nel mirino dei tifosi per  aver schierato il morigerato De Sciglio al posto del più estroso e guizzante terzino portoghese, dopo la prestazione vista al Dall’Ara (della Juve in generale e nello specifico di Cancelo), si comprendono forse un po’ meglio le scelte dell’allenatore bianconero. Per la cronaca, l’esperimento di un Cancelo esterno alto sulle orme di Cuadrado, quel Cuadrado che manca tantissimo alla Juve, non ha funzionato granché a Bologna. Allegri l’ha capito subito e nel secondo tempo, al primo cambio, l’ha rimesso terzino. Nondimeno, a un certo punto, nella ripresa, mentre Cancelo si avventurava nell’ennesimo intrico di felsinei rapito dalla possibilità di effettuare un tunnel, il telecronista ha segnalato un commento alzatosi da bordo campo: “Ma dove va?”. Era la voce di Allegri.    
 
TUTTO PARTE DA BERGAMO (O QUASI) – E’ chiaro che, senza un precedente, tutto risulta sempre più tollerabile. Ma quando un precedente si dà (e tra l’altro non un fatto qualsiasi ma un fatto di portata notevole), allora la memoria vi ritorna e la vista sovrappone alla realtà il ricordo. Nel caso di Cancelo, il ricordo di un giochetto inutile non riuscito, un errore grave pagato a caro prezzo da tutta la Juventus. Sto parlando evidentemente della “rullata” tra le gambe che ha preceduto la palla persa, quindi l’1-0 di Castagne in Atalanta-Juve. Un “giocatore serio” qui non ha dubbi: nessun rischio in questa situazione di gioco, e a maggior ragione contro i bergamaschi, una delle squadre più fisiche ed europee del campionato italiano. 



A proposito di squadre europee, quello di Bergamo era l’ultimo test vero prima di Madrid. Dunque alla luce di quella prestazione e delle caratteristiche peculiari dell’Atlético, in quanti avrebbero schierato Cancelo a cuor leggero al Wanda Metropolitano? Siamo stati tutti bravissimi ad esaltare il palleggio della Juve a Manchester, ma in quella partita il pallino del gioco era consegnato in partenza da Mourinho. L’approccio degli avversari era molto diverso, e Cancelo godeva di grandi libertà. Col Cholo invece è sempre un’altra cosa. Il pressing sporco, gamba o pallone, gamba e pallone, unito a un arbitraggio "europeo" potevano essere un mix letale per un giocatore come Cancelo, abituato a cavarsi fuori dalle difficoltà più con spavalderia che con intelligenza.  
 
ESTERNO ALTO A BOLOGNA - Così Allegri, che vorrebbe non privarsi al ritorno del brio del portoghese, ma anche non scoprirsi, ha cominciato gli esperimenti mirati. Ma Cancelo non ha (o non ha ancora) l’affidabilità, la duttilità e la sagacia tattica di Cuadrado, che all’occorrenza sa coprire i due ruoli di fascia alla perfezione. La Juve scesa in campo domenica era un 4-3-3. Specialmente a Cancelo Allegri chiedeva ampiezza, dato che dalla parte opposta nel tridente giocava CR7 (più da attaccante che da esterno vero e proprio). Cancelo ha già fatto questo ruolo in passato, al Valencia, un po’ anche all’Inter e persino con la Lazio, quest’anno, da subentrante. Domenica però ha sciupato un’occasione. Non sembra più abituato. Eccolo mentre anziché dare ampiezza, su un pallone comodo arrivato a Bentancur dalla sinistra, si abbassa stretto, quasi a incrociare la corsa di De Sciglio che si stava aprendo.  



I due si ritrovano praticamente sulla stessa zolla e Bentancur, non sapendo a chi darla, la appoggia male a metà strada. 



Dijks, il terzino del Bologna, fosse stato un filino più attento e rabbioso, uscendo in pressione avrebbe potuto approfittarne. Cancelo infatti col suo movimento incongruo se l’era portato dietro svuotando di pericoli la fascia destra. 
 


LA GESTIONE DELLA PALLA – Ma il problema vero di Cancelo, credo, non riguarda né il ruolo né un automatismo particolare. Paradossalmente, riguarda la gestione della palla. Com’è possibile che un giocatore tecnico come lui si perda in situazioni come queste?  
 


Stavolta rispetta l’ampiezza e riceve largo da De Sciglio. Non è pressato perché Dijks accorcia blandamente e a una certa distanza. Possibile che con questo margine d’azione Cancelo impieghi quattro tocchi per fare la scelta più sbagliata che ci sia e il tutto sotto gli occhi di Allegri? Dopo il controllo (non orientato), al momento del suo secondo tocco la difesa del Bologna è slogata e andrebbe spezzata con un lancio o un filtrante che assecondi uno dei tre movimenti che il numero 20 vede davanti. 



Ma dove gli altri si aspettano un lancio lui se l’aggiusta, poi aggiunge la suola. Torna indietro? La gioca incontro a Mandzukic? No, ha deciso di esagerare. 



Fa l’elastico e la perde, triplicato, con cinque compagni sopra la linea della palla (in alto a sinistra si vedono gli scarpini e i calzettoni bianchi di Alex Sandro). 



DOVE VA?- A un certo punto gli è riuscita una veronica, qualcuno di voi se la ricorderà. Secondo tempo inoltrato, una palla viene respinta bassa fuori dall’area bianconera, proprio nella zona di Cancelo terzino destro. Notate da che parte gli arriva il contropressing di Poli e Sansone. Dall’interno. E lui giustamente ci va di esterno destro e la riporta verso l’interno.. 



Addirittura dentro l’area. E se al posto di Sansone ci fosse stato uno degli uomini del Cholo? Gamba e pallone, niente veronica, o fallo o palla persa. Dunque è giusto in casi come questi gridare al numero dimenticando la dissennatezza del primo tocco? 



Restano ancora due partite (contro Napoli e Udinese) a Cancelo per dimostrare ad Allegri di essere “un giocatore serio”, affidabile. Da Juve. La questione del ruolo è secondaria.  
 
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