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Primo aggettivo per Eric Cantona: magnetico. Secondo aggettivo: bravo, una due tre volte bravo. Ci sono campioni che nella loro second-life traccheggiano in attesa di qualcuno/qualcosa, altri che bussano e ribassano alla porta del villaggio del calcio, sperando che qualcuno apra e li faccia rientrare. E poi ci sono quelli che si inventano un'altra vita, differente e lontanissima dalla prima. Eric Cantona - il ribelle, l'irregolare, quello che a Old Trafford esultava immobile in posa per la storia con il bavero del colletto alzato, il folle che atterrò un tifoso con un colpo di kung fu - già da qualche anno è un attore affermato. A darci la conferma della maturità raggiunga anche in questo ambito arriva la serie "Lavoro a mano armata" (titolo originale "Dérapages", è tratto da un noir dello scrittore Pierre Lemaitre), da pochi giorni su Netflix. In Francia è stata un successo, ha avuto ascolti impensabili e già corre per vari premi. 

"Lavoro a mano armata" si snoda in sei puntate che scorrono velocissime, una dietro l'altra, incatenando lo spettatore alla tensione di una storia ambientata ai giorni nostri. Temi (purtroppo) d’attualità: la mancanza di lavoro, la giustizia sociale, la quotidianità del protagonista disoccupato che - inaspettatamente - viene assunto da un grande gruppo. Niente spoiler, ma sappiate che il protagonista Alain (Cantona) finisce nei guai. Grossi guai. Farà di tutto - il nostro - per riprendersi la vita che gli appartiene. Anche a costo di trasformarsi in una sorta di giustiziere della notte. Il film comincia come un thriller e finisce come un legal-movie. Cantona è superbo. Da solo regge tutto il film, come quando - nelle sue giornate migliori - riempiva le partite con le sue giocate. 
Non è nuovo a queste "prestazioni" cinematografiche. Il Cantona che a Manchester chiamavano "Dieu", l’uomo capace di vincere con la favolosa squadra di Alex Ferguson ben 4 volte la Premier League; negli ultimi vent'anni ha recitato in una trentina di film, il più celebre dei quali è sicuramente "ll mio amico Eric" (2009), di Ken Loach, dove interpretava se stesso; mentre di recente (2014) è apparso nel western "The Salvation" con l'attore danese Mads Mikkelsen. Presentando questa serie ha detto una frase che bene fotografa il suo nuovo percorso attoriale: "I film sono come le partite: ti giochi tutto e non devi dare nulla per scontato". 

Fermi tutti. A 53 anni Cantona non ha smesso di stupire. Ha scritto nella sua autobiografia: "Chi è diverso dai cosiddetti normali, allora viene definito pazzo. Ecco, io sono fiero che dicano: Cantona è pazzo". Ma pazzo non lo è. Tutt'altro. Banalmente: Cantona ha una curiosità che lo spinge a cercare se stesso ovunque. Sappiate dunque che - come ha raccontato - passa le sue giornate fuori dal set dipingendo, facendo lunghe camminate, studiando filosofia con la seconda moglie, la regista e attrice Rachid Brakni. Lo vedremo presto anche in "The Voyageur", dove recita la parte di un ex poliziotto a caccia di un serial killer. Le prime "scene rubate" ci mostrano Cantona che corre - affannato assai (è stato costretto a ingrassare parecchio) - per i boschi. Nudo. Come in realtà lo è sempre stato. Senza infingimenti, senza trucchi. Semplicemente: Eric Cantona.