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A fine giugno, se il piano vaccini entrerà a pieno regime e il rifornimento delle dosi non avrà ritardi, la pericolosità del Covid potrebbe calare e somigliare a quella di un’influenza. Come affermato dal direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana: “La vaccinazione di massa e il mantenimento delle misure precauzionali è la strada da percorrere per uscire dalla pandemia. È quindi necessario che l’Italia la attraversi velocemente e con determinazione”. Come prevede il piano del governo approvato dieci giorni fa anche dai governatori regionali, è necessario dare priorità ai fragili, a partire dai più anziani: proteggere loro significa infatti permettere a tutta Italia di ricominciare. «Quel piano strategico — ha ricordato il ministro della Salute, Roberto Speranza — è passato all’unanimità in conferenza Stato-regioni. È un atto ufficiale, già vincolante per tutti».

Ad oggi sono però troppo pochi gli over 80 vaccinati: solo il 15% ha avuto entrambe le dosi e il 28% ne ha ricevuta solo una. Sono presenti inoltre forti differenze tra le singole regioni. «Si è lasciato passare il messaggio implicito che mantenere accesi i motori dell’economia, curare ciascuno il proprio orticello, fosse più importante rispetto alla protezione dei deboli. Un errore strategico, oltre che di civiltà democratica: o ci salviamo tutti, partendo dagli ultimi, o le ondate del virus non si fermeranno per magia» ha detto Stefano Boeri, l’architetto che ha potuto provare di persona il Covid.

Le vaccinazioni proseguono a rilento nella maggioranza delle regioni, alcune hanno dato segni di completa inefficienza. La Lombardia, ad esempio, da sola conta il 17% della popolazione italiana e il suo ritardo pesa su tutto il Paese.
Sabato un malfunzionamento del sito per prenotare i vaccini ha bloccato oltre duemila appuntamenti per gli over 80 lombardi, ieri è nuovamente successo a Cremona. «Le cose che non funzionano vanno cambiate e su Aria servono decisioni rapide e drastiche», ha affermato l’assessora al Welfare, Letizia Moratti. «Chi sbaglia pagherà», ha aggiunto il leader della Lega, Matteo Salvini. Si tratta di parole pesanti e impegnative dato che Moratti è stata nominata dalla Regione per guidare il piano vaccinazione che però non prosegue a regola.

E dato che Aria (Agenzia regionale per l’innovazione e gli acquisti) era stata fortemente voluta dall’amministrazione leghista della Lombardia, nello specifico dal governatore Attilio Fontana e dall’assessore al bilancio Davide Caparini.

La giornalista Sara Bettoni racconta molti degli episodi controversi: “Da quello dei camici forniti e poi regalati dall’azienda del cognato del governatore, a quello sui test veloci anti Covid, ai ritardi sui tamponi, ai mancati acquisti del vaccino influenzale, fino appunto all’attuale caos sulle vaccinazioni”. Aria doveva essere utile a far calare i costi di gestione e a rendere più efficiente il sistema, nell’ultimo anno è stata invece al centro di quasi tutti gli scandali che hanno macchiato la gestione della pandemia in Lombardia.