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Il calcio europeo - ad eccezione di Francia e Olanda che hanno già optato per la conclusione della stagione 2019/2020 - si interroga in questi giorni sulla possibilità di far ripartire la propria attività in concomitanza con i primi segnali positivi sul fronte dell'emergenza coronavirus. Ma per chi deciderà di accendere la luce verde, il tutto avverrà ovviamente a porte blindate, per evitare che in un ambiente come lo stadio il virus possa trovare di nuovo terreno fertile. Per l'epidemiologo statunitense Zach Binney, gli impianti potrebbero essere tenuti chiuso addirittura per un anno e mezzo; quello che oggi è più facilmente prevedibile, guardando ai dati reali, è che anche lo stadio e il modo di viverlo nel futuro prossimo cambieranno radicalmente.

I NUOVI STADI - L'input arriva dalle parole del noto architetto Mark Fenwick, che si è occupato tra l'altro della progettazione di 3 delle 8 strutture del Mondiale di Qatar 2022. I "nuovi" stadi dovranno rispettare tre principi: controlli, distanziamento e automatizzazione. Un primo aspetto fondamentale sarà quello di favorire la distanza di sicurezza tra gli spettatori, quindi gli ingressi e le uscite andranno scaglionati, fissando orari diversi, e anche le capienze verranno ridotte sensibilmente. L'esperimento del termoscanner, che ha fatto la sua comparsa in questi mesi per consentire o impedire l'accesso ai cittadini nei supermercati, per esempio, verrebbe riprodotto anche all'esterno dello stadio: l'idea è di adottare dei dispositivi facciali per evitare il contatto presente durante le perquisizioni. Le mascherine, oggi vietate per legge per consentire l'identificazione da parte di steward e forze dell'ordine, saranno invece obbligatorie nei prossimi mesi e così le misure di controllo potrebbero essere ridotte alla verifica classica del documento.
TUTTI SEDUTI - Dovrà essere incentivato inoltre l'impiego di tecnologie per l'acquisto on-line dei biglietti, così come per bar e merchandising. Senza dimenticare la necessaria scomparsa delle maniglie dalle porte (un veicolo importante per il virus), che dovranno fare spazio ai raggi infrarossi.
Ultimo aspetto, destinato a cambiare anche il modo di fare il tifo, sarebbe quello di costringere gli ultras - abituati a seguire le partite in piedi e allergici a mantenere il posto che gli spetterebbe - a rimanere seduti: l'unico modo possibile per delimitare queste persone in un luogo preciso e garantire la distanza di sicurezza. Ad oggi soltanto idee, ma presto temi concreti coi quali confrontarsi e che sollevano un interrogativo: il calcio italiano sarà in grado, in un periodo di grande recessione economica, di farsi carico dei costi per questi rinnovamenti infrastrutturali?