Maurizio Sarri, commentando l’eliminazione del Napoli dall’Europa League, ha chiamato in causa l’Olanda, la mitica e favolosa e irripetibile Olanda degli anni ’70. Queste le sue parole: «Nella storia del calcio ci sono squadre che segnano un periodo: negli anni '70 si ricorda l'Olanda e non chi ha vinto. Noi proviamo a fare questo. Sono convinto che tra 20 anni questo Napoli sarà ricordato da tutti».

Forse occorre ristabilire un po’ di verità storica per spiegare perché il paragone non regge. Sarri saprà benissimo che l’Olanda - quell’Olanda di Cruijff e Neeskens - fu una rivoluzione, una delle tre-quattro che hanno segnato la storia del calcio. E quella squadra fu un teorema che ribaltò il mondo. Il calcio totale. La perdita della specificità dei ruoli: tutti sapevano fare tutto. Giocatori-atleti che correvano più di chiunque si fosse mai visto in un campo da calcio fino ad allora. La velocità nel fraseggio, il passaggio da un giocatore (in movimento) ad un altro (in movimento) cosa che all’epoca - anni ’70 - non era così logica e assorbita da tutti, l’idea dello «spazio» come bene di inestimabile valore (è il segreto, questo, della meravigliosa squadra che è stata il Barca di Pep Guardiola, che di Cruijff fu allievo).

Quell’Olanda si è manifestata come un sistema «calcistico-filosofico» che - fondendo la libertà espressiva del giocatore e le esigenze del collettivo - ha saputo dare libero sfogo alla creatività per creare bellezza. Ok, il Napoli si è messo sulla scia, ma il modello olandese è ancora quel puntino lì in fondo. Bisogna poi essere chiari anche sui risultati. Uno: la nazionale olandese ha conquistato due finali mondiali, perdendo - 1974 e 1978 - sempre contro i padroni di casa, Germania e Argentina. Due: il modello-olandese nasce dall’Ajax. Ebbene: quell’Ajax - allenato prima dal santone Rinus Michels e poi dal romeno Stefan Kovacs - vinse tre Coppe dei Campioni consecutive. 1971, 1972, 1973. Contro Panathinaikos, Inter e Juventus. Tre di fila. E cinque titoli di Eredivisie dal 1966 al 1973. Cinque titoli in sette stagioni.

Il Napoli allenato da Sarri in Europa in questi tre anni ha avuto questo percorso. Eliminato ai sedicesimi di Europa League (2015-16), eliminato agli ottavi di Champions League (2016-17), eliminato ai sedicesimi di Europa League (2016-17). Score in campionato: 2° e 3° posto, 1° virtuale quest’anno con concrete possibilità di vincere lo scudetto nel duello a due con la Juventus. Questo per dire che di strada - per poter sperare di essere ricordato come l’Olanda - ce n’è ancora parecchia da fare. Il Napoli gioca un calcio eccellente, probabilmente il più spettacolare in Italia. E’ una squadra condannata alla bellezza ed è un piacere vederla muoversi per il campo. C’è molto di quell’idea olandese nel Napoli di Sarri. E' giusto provare a fare qualcosa di grande, è legittimo sperare di essere ricordati da tutti.

Ma «segnare un periodo» è tutta un’altra cosa. Chi segna un periodo incide nel presente e indica una via nel futuro. L'Ajax l'ha fatto, l'Olanda pure. Più di quarant’anni dopo siamo ancora qui a parlare del modello olandese che negli anni ’70 ribaltò le vecchie convinzioni e allargò gli orizzonti di chi pensava che ci fosse un modo migliore di fare calcio. Ci consegnarono le chiavi di un nuovo mondo, quello fecero Cruijff e compagni. Quella era l’Olanda, ragazzi. Tanta roba. Tantissima.