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Moris Carrozzieri ha vestito, tra le altre, le maglie di Samp, Palermo e Atalanta, collezionando 103 presenze in Serie A, realizzando 3 gol. Oggi, l'ex difensore centrale gestisce due locali nelle Marche, a San Benedetto del Tronto, e dice, a Sportweek, che il calcio non gli manca: "Io faccio un lavoro di rappresentanza. Adoro il contatto con le persone, mi intrattengo con loro rendendo l'esperienza più bella possibile. Qui il lavoro non manca mai, d'estate raggiungiamo anche i 200 coperti al giorno". E il calcio? "Il calcio di oggi non mi piace e nonostante le richieste dalla C ho rifiutato. Adesso i dirigenti chiedono 'cosa ci porti?', in realtà dovrebbe essere il contrario. Poi se sbaglio pago io". 

IL NOME MORIS - "Mi chiamo Moris con una sola erre perché mio padre non si ricordava e non sapeva scrivere Maurice". 
LA JUVE - "A un passo, prima dello scoppio di Calciopoli e di scegliere l'Atalanta. Il Milan? Nell'estate del 2003 feci una tournée di 25 giorni in Cina coi rossoneri. Venivo da una stagione da titolare alla Samp ma Novellino non mi lasciò andare, forse perché affidai i miei diritti alla Gea di Luciano Moggi. Poi nel 2009, ma la squalifica per doping fermò tutto". 

IL DOPING - "Sbagliai io, assunsi una sostanza derivante dalla cocaina in una serata milanese, 10 giorni prima di Palermo-Torino. Sono stato fortunato perché i miei familiari mi sono stati sempre vicino. E Massimo Zamparini è un secondo padre: poteva chiedermi i danni d'immagine, invece, mi ha tenuto in Sicilia per tutti e due gli anni di squalifica, abbassandomi lo stipendio".