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E adesso qualcuno dovrà dare spiegazioni. E dire chiaramente per quale motivo Claudio Gavillucci, arbitro della sezione di Latina, sia stato “dismesso” dai ranghi della Serie A alla fine della scorsa stagione. Il chiarimento è tanto più dovuto dopo che ieri la Corte Federale d'Appello ha preso una decisione senza precedenti, ordinando all'AIA il reintegro del trentanovenne giudice di gara. Una sentenza che, oltre a riformare quanto stabilito dal precedente grado di giudizio firmato dal Tribunale Federale, ha una pesante rilevanza perché colpisce e sconquassa l'organismo che Marcello Nicchi gestisce come fosse un sultanato.

Per il presidente dell'associazione arbitrale lo smacco è pesante. E l'annuncio di impugnazione della sentenza CFA sa più di stizza che di dovere d'ufficio. A bruciare è soprattutto la messa in discussione delle “motivate ragioni tecniche” su cui si fonda la decisione di retrocedere il trentanovenne arbitro di Latina dalle gare di Serie A a quelle delle categorie giovanili del Lazio. Dalla CFA giunge un intervento diretto sulle prerogative dell'associazione che, oltre alla dovuta valenza giurisdizionale, rischia di avere pesanti implicazioni politiche. Ciò che del resto sarebbe pienamente coerente con lo sviluppo complessivo della vicenda, che un risvolto politico lo ha preso da subito.

Il Caso Gavillucci, infatti, ha avuto clamore a partire dall'antefatto che ha dato lustro all'arbitro di Latina: la temporanea sospensione della gara tra Sampdoria e Napoli, disputata il 13 maggio 2018. Una sospensione dovuta ai cori di discriminazione territoriale intonati da parte della tifoseria doriana. Atteggiamento inflessibile, quello mostrato allora di Gavillucci, che costrinse il presidente blucerchiato Massimo Ferrero a intervenire per far recedere i suoi tifosi da quel comportamento odioso. Tanta fermezza da parte di un arbitro avremmo voluto vederla in altre occasioni. Per esempio, la sera dello scorso 26 dicembre durante il funesto Inter-Napoli. Quando invece l'arbitro Mazzoleni non mostrò altrettanta sensibilità di fronte agli odiosi cori razzisti indirizzati a Kalidou Koulibaly.

Non sappiamo se, quella sera di Santo Stefano, Gavillucci fosse davanti alla tv per assistere all'ignobile spettacolo. Di sicuro c'è che si trovasse già nella condizione di “dismesso”. E vogliamo sperare che a costargli la continuazione della carriera arbitrale ai massimi livelli non sia stata la fermezza esibita a Marassi. Ma è proprio per dissipare questo fastidioso dubbio che il signor Nicchi avrebbe il dovere di chiarire i motivi per cui Gavillucci è stato allontanato. E magari, già che c'è, il presidente AIA potrebbe illustrare i criteri che portano a fermare la carriera di un arbitro e a lasciar continuare quella di altri. Anche perché, francamente, Gavillucci non ci pareva tanto più scarso di molti fischietti che continuano a girare per i campi della Serie A.

Restiamo in attesa di lumi. Compresi quelli che riguardano il prossimo utilizzo di Gavillucci in Serie A. Perché è chiaro che Gavillucci debba tornare a arbitrare in Serie A.




Di seguito il dispositivo della sentenza della Corte federale d'Appello: 

"La C.F.A., in accoglimento del ricorso proposto dal sig. Gavillucci Claudio, annulla, in parte equa, il Com. Uff. n. 1 del 30.6.2018 AIA, nella sola parte in cui "comunica" la dimissione del sig. Gavillucci dalla CAN A deliberata in pari data dal Comitato Nazionale, e, per l'effetto, annulla il provvedimento con il quale l'AIA ha disposto la predetta dismissione. Dispone restituirsi la tassa reclamo". 

E il comunicato dell'AIA: 

"L’Associazione Italiana Arbitri, tramite il suo Presidente Marcello Nicchi, prende atto della decisione con cui la Corte Federale di Appello, presieduta da Sergio Santoro, che ha annullato la delibera del Comitato Nazionale AIA di avvicendamento dalla CAN A dell’arbitro Claudio Gavillucci, avvenuto al 30 giugno 2018.
In attesa di conoscerne le motivazioni, non può che esprimere rispetto verso tale pronuncia, pur non condividendola e riservandosi, dunque, ogni impugnazione.
Pari rispetto, peraltro, l’A.I.A. deve:
- ai suoi associati, che, con le stesse norme oggi contestate, hanno raggiunto la serie A (come Gavillucci) o sono stati avvicendati prima, accettando il verdetto del campo con le valutazioni degli osservatori arbitrali e dei designatori;
- al mondo del calcio, cui vuole assicurare, anche in futuro, i migliori arbitri, che siano soggetti ad una valutazione tecnica, ad una selezione meritocratica, ad un loro ricambio negli organici di ogni categoria, come oggi accade;
- ai valori di merito dello sport posti a base della delibera oggi annullata, quali sono i due ultimi posti ed il penultimo posto conseguiti nelle graduatorie di ogni singola stagione sportiva, dal ricorrente in serie A
".


@Pippoevai