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II  dirigente della Asl Roma 1 Enrico Di Rosa, per la precisione direttore del Servizio Igiene e Sanità pubblica della suddetta Asl è stato chiamato in causa nei giorni scorsi come possibile testimone chiave nel processo che vede coinvolti la Lazio, il presidente Lotito e i medici sociali Pulcini e Rodia sull'ormai celebre caso tamponi che ha portato anche alla presenza in campo nella gara Torino-Lazio del calciatore Ciro Immobile risultato poi positivo al covid.

LA TESI DELLA LAZIO - Secondo la memoria difensiva della Lazio presentata ai giudici, Di Rosa avrebbe dato l’autorizzazione alla partenza di Ciro Immobile per Torino appena sei giorni dopo essere risultato positivo al tampone Synlab che aveva preceduto la gara con il Bruges. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il protagonista della vicenda, Di Rosa ha espresso quella che è la sua posizione.

NESSUNA AUTORIZZAZIONE - "Io non ho mai dato alcuna autorizzazione. Perché sia stato citato? Non lo so, non riesco a capirlo. Io quest’autorizzazione non l’ho data né avrei potuto darla, visto che appartengo alla Asl Roma 1 e la Lazio a quella Roma 4".
DOCUMENTAZIONE - "L'Asl Roma 1 competente per il calciatore Immobile? Io questo non posso saperlo, non ho mai ricevuto una documentazione sul giocatore, quindi non avrei potuto comunque esprimermi".

NESSUN CONTATTO - "Io non ho mai parlato con nessuno, tanto che con la Asl stiamo valutando anche se sia il caso di fare un comunicato per chiarire la situazione. Ho parlato di recente con Ivo Pulcini (il responsabile dello staff medico della Lazio ndr.), ma perché lo conosco da molti anni. Tempo fa anche con Lotito ma per altre questioni". Tutto rimandato al 26 marzo, quindi, quando il processo prenderà ufficialmente il via.