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Il servizio delle Iene su Lotito-Zarate non è ancora andato in onda ma ha comunque aperto il vaso di Pandora. La redazione del popolare show di Mediaset ha deciso di posticipare al 2 giugno la messa in onda del reportage che svela le presunte irregolarità sul pagamento dell’ex attaccante della Lazio, ora al Boca Juniors, per permettere al massimo dirigente biancoceleste il diritto di replica, in attesa di ascoltare tutte le parti è doveroso fare un passo indietro.

LE ACCUSE DI DI CANIO - Esattamente al 13 marzo 2011, quando Paolo Di Canio, ex giocatore della Lazio e allora commentatore tv per Mediaset, fu il primo ad alzare il polverone sul reale costo di Zarate. Lo fece, al termine di un derby vinto 2-0 dalla Roma, in un collegamento tv proprio con Lotito, che accusò di aver investito, per la punta, 37 milioni di euro. “Di Canio lei pensi a fare il giocatore e non a parlare di analisi economiche, visto che non è informato e non sa quello che dice”, commentò Lotito, trovando l’Immediata replica di Di Canio: "Io so benissimo quello che dico, ho letto i bilanci e avete speso 21 milioni più 14,9 di transazioni, lei è anche indagato per questo, non si permetta di dire che sono un bugiardo". Lotito  minacciò una citazione per danni, per dichiarazione del falso in pubblico, che non fece il suo effetto: "Dico questo per far notare la cattiva gestione della società che ha speso 37 milioni di euro per un giocatore che è sopravvalutato" chiuse Di Canio.
LOTITO CONDANNATO - Le dichiarazioni di Di Canio spinsero la Procura Federale ad aprire un’inchiesta, che portò, nel febbraio 2012, al deferimento della Lazio e di Lotito, poi inibito dalla Commissione Disciplinare della Federcalcio per 10 mesi (con multa da 80mila euro per la Lazio), una condanna che il 28 agosto 2012 fu ridotta in appello a due mesi (con multa alla Lazio ridotta a 20mila euro). Il motivo? Aver versato le commissioni ad una società (la Pluriel) anziché ad una persona fisica come prevedeva il regolamento. Le nuove, scottanti, rivelazioni di Ruzzi e i nuovi elementi a disposizione della Procura Federale, che ha aperto un’inchiesta, (potrebbe muoversi anche quella ordinaria), se confermati, potrebbero portare ad accuse ben più pesanti: evasione fiscale, frode fiscale e falso in bilancio. Che prevede una pena fino a sei anni di reclusione.