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E' una storia intricata, spinosa e che rischia di vedere solamente sconfitti quella che ha come protagonisti Paulo Dybala e la Juventus. Una storia fatta di incomprensioni che si trascinano ormai da un paio d'anni, come dimostrano le recentissime uscite - a gamba tesa - del calciatore argentino e del presidente bianconero Andrea Agnelli. Se a parole si parla di amore e di volontà di andare avanti assieme, oltre la scadenza del contratto a giugno 2022, nella sostanza ci sono divergenze che sfociano oggi nella diatriba sul nuovo ingaggio ma che hanno la loro origine nel delicato momento economico della Juventus e la conseguente progettualità.

PROBLEMA ECONOMICO - Una progettualità che, facendo cronaca, nelle ultime due finestre estive del calciomercato aveva messo in preventivo la cessione di Dybala per riequilibrare il bilancio del club. Da mesi ormai i dirigenti bianconeri portano avanti una campagna di riduzione dei costi, di abbattimento di un monte ingaggi che si è fatto sempre più pesante nel tempo, dopo l'arrivo di sua maestà Cristiano Ronaldo e per effetto di alcune valutazioni passate che pesano ancora oggi. Le difficoltà incontrate nel trovare una soluzione ai casi di Matuidi, De Sciglio, Rugani e Higuain al termine dell'ultima stagione, il problema tuttora in essere con Khedira e i tentativi andati a vuoto con Bernardeschi e proprio con Dybala sono il segnale di una sofferenza, acuita come per tutti i principali club europei dalla crisi economica provocata dal Covid.
CHI E' IL CATTIVO? - Dybala offerto al Tottenham, Dybala proposto al Manchester United, Dybala nel mirino del Paris Saint-Germain. Questo è ciò che è accaduto almeno dall'estate 2019 a questa parte e che induce oggi la Joya a rivendicare un trattamento mediatico nel quale non sia lui a dover apparire come il cattivo della storia. Come l'esoso che pretende un ingaggio fuori budget, mettendo la Juve nelle condizioni di dire no e scaricarlo. Dybala, probabilmente indotto dall'agente Antun, ritiene di poter impugnare a pieno titolo il coltello dalla parte del manico, perché a un anno e mezzo dalla scadenza del contratto il suo valore di mercato non può che calare. Mettendo la Juve in una condizione di debolezza in sede di trattativa. Una brutta storia, se si considera che si continua a parlare di amore e di volontà di andare assieme.