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"Quello che guadagno lo stabilisce ciò che ho fatto nella mia carriera, nessuno ti regala niente nel calcio. So che vengono riposte tante speranze perché ci sono io e lo accetto". Parole rilasciate da Antonio Conte nell'intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, per rivendicare il lavoro svolto nei suoi primi 17 mesi di Inter e per suonare la carica in vista della ripresa di una stagione che per il momento ha regalato più contraddizioni che certezze. I conti e i bilanci si fanno però alla fine e, se la prima annata nerazzurra del tecnico salentino è stata ampiamente positiva sul piano dei risultati, molto più a desiderare ha lasciato la gestione dei rapporti con la società e le scelte che ne sono conseguite. Sul mercato e dal punto di vista tattico.

MERITI E LIMITI - Conte si è costruito una reputazione di grande allenatore, da 12 milioni a stagione, capace di ereditare squadre in cerca di rilancio e di ribaltarle completamente dal punto di vista dell'organizzazione di gioco e della mentalità, valorizzando più il gruppo che le individualità. Creare dei blocchi compatti e impermeabili alle pressioni esterne per portare a casa risultati in certi casi al di sopra delle aspettative. Caratteristiche peculiari del suo modo di vedere il calcio, che l'attuale allenatore dell'Inter non ha saputo però rimodellare col passare degli anni quando il materiale umano a disposizione era di qualità superiore. E' così che l'idillio con lo spogliatoio del Chelsea è durato appena un anno e oggi Eriksen, l'uomo che nelle intenzioni di Marotta e Zhang avrebbe dovuto proiettare l'Inter in una nuova dimensione, è diventato addirittura un fardello. E nel frattempo, a livello internazionale, il piatto continua a piangere nel personale curriculum di Conte.
L'INCAPACITA' DI CAMBIARE - La verità è che la bravura di un allenatore non si misura dal suo stipendio, perché altrimenti non si spiegherebbe come Jurgen Klopp, capace anni fa di costruire a Dortmund l'unica alternativa allo strapotere del Bayern e di fare poi la storia a Liverpool con Champions e Premier League nel giro di due stagioni, fino a pochi mesi fa venisse pagato meno dell'allenatore dell'Inter. Il club nerazzurro ha ritenuto che, in una rosa buona ma non straordinaria, il fuoriclasse potesse essere proprio Conte. Una scommessa intrigante ma rischiosa, che ad oggi ha pagato solo parzialmente: l'Inter è indubbiamente cresciuta rispetto a quella delle ultime stagioni, ma la sensazione è che per completare il puzzle manchi proprio il pezzo più importante, ossia la capacità del suo tecnico di andare oltre le proprie ferree convinzioni e i propri limiti. Evolversi per diventare ancora più bravo e dimostrare di valere 12 milioni di euro.