189
Raffazzonata, caotica e ancora alla ricerca di un'identità. Che Inter è quella che Antonio Conte ha deciso di continuare a guidare dopo le turbolenze con la società della scorsa estate? Dopo la partita di Champions contro il Borussia Moenchengladbach, che ha fatto seguito al ko nel derby, verrebbe da dire che si tratti di un gruppo molto condizionato dalle tante defezioni, tra infortuni e i casi di Covid, che ha dovuto affrontare nelle ultime settimane. Ma con tante questioni insolute a livello tattico che chiamano in causa il lavoro dell'allenatore.

TROPPO LUKAKU - Se delle lacune difensive evidenziate sin qui si è disquisito ampiamente, la prova di ieri contro la formazione tedesca ha messo in luce delle problematiche anche dal punto di vista della produzione del gioco. Non ingannino i 13 gol realizzati nelle prime 5 partite ufficiali, frutto spesso e volentieri delle qualità dei singoli e per la metà produzione esclusiva del solito imprescindibile Lukaku. Non è certo una colpa disporre di un attaccante così capace di condizionare e centralizzare il gioco della propria squadra, ma che a lungo andare può trasformarsi in un limite.
LE SCELTE DI MERCATO - Come ha ribadito in più di un'occasione Conte, la continua ricerca dell'equilibrio sarà una costante quest'anno di un'Inter che pure ha assecondato le richieste di mercato del suo allenatore pur non riuscendo a mettergli a disposizione un mediano con caratteristiche più difensive. E compiendo delle scelte, dall'ingaggio di Kolarov per impiegarlo come centrale di difesa ai ritorni di Perisic e Nainggolan passando per il mancato arrivo di una quarta punta di spessore, che hanno denotato una certa confusione. Eppure, se nemmeno l'inserimento di calciatori di qualità ed esperienza come Vidal ed Eriksen è risultato sufficiente a fornire maggiori soluzioni sotto il profilo offensivo, qualcos'altro non torna. L'Inter difende male, ma non attacca molto meglio. E non può pensarci sempre il solito Lukaku.