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Il Napoli ci è ricascato e questa volta la sconfitta contro il Milan ha il sapore di una bocciatura in quello che doveva essere, soprattutto per la squadra di Gattuso, un esame in ottica scudetto. "C'è un problema, sbagliamo tutti i big match e la responsabilità è soprattutto mia", ha dichiarato il tecnico al termine della sconfitta contro Ibra e compagni. Che ha deciso di assumersi in prima persona la colpa di non riuscire a trasferire la giusta mentalità ai propri calciatori. In parte esagerando, in parte nascondendo i veri problemi che si celano dietro certe debacle.

OCCASIONI PERSE - Se si eccettua il cammino nella Coppa Italia della passata stagione - Lazio, Inter e Juve le big battute per arrivare al trofeo - anche la prima versione del Napoli di Gattuso è spesso venuta a mancare sul piano del risultato contro avversari di pari blasone o in partite che avrebbero potuto rappresentare una svolta in positivo per tenere vivo fino all'ultimo l'obiettivo quarto posto. I ko in campionato contro Inter, Lazio, Atalanta e il pari interno col Milan non sono stati sufficientemente leniti dalle vittorie contro Juve e Roma, considerati i rimpianti per i punti lasciati per strada contro Parma, Fiorentina e Lecce. E anche quest'anno il trend non pare essere cambiato, come raccontano le battute d'arresto contro Sassuolo e l'AZ Alkmaar (Europa League) che vanno ad aggiungersi alla sconfitta col Milan e all'opaca prestazione contro il Rijeka in coppa. In particolare, laddove il Napoli si è sentito superiore per caratura tecnica, sono arrivate le delusioni più cocenti, spia di una mentalità ben lontana da quella di una squadra che aspira al vertice. 
SUPPONENTE - Una superficialità, quasi una forma di supponenza quella evidenziata da Gattuso che è però riconducibile anche ad un atteggiamento tattico eccessivamente spregiudicato adottato da inizio campionato dal tecnico. Il nuovo 4-2-3-1 varato per esaltare le doti del nuovo attaccante Osimhen, senza rinunciare all'estro di Insigne, Lozano e Mertens, funziona fintanto che la squadra va a mille e tutti corrono a riconquistare il pallone e risulta più efficace contro avversari, come l'Atalanta, che concedono parecchio campo. Meno con formazioni più ordinate e organizzate come il Milan di ieri, contro il quale peraltro non era a disposizione nemmeno Osimhen. Un sistema di gioco che, tra l'altro, sta penalizzando un giocatore centrale come Fabian Ruiz e che ha fatto sparire dai radar Lobotka e Demme, per il quale sono stati investiti 32 milioni di euro poco meno di un anno fa.

Questo Napoli non è dunque da scudetto? Ad oggi la risposta è no. Serve un salto di qualità generale, che coinvolge anche l'allenatore.