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L'Italia e un Paese meraviglioso. E il nostro calcio, seppur impoverito e depauperato da una perdita di potenziale a livello economico - ulteriormente aggravata dagli effetti della pandemia - mantiene il suo fascino e la sua importanza. Nonostante dirigenti miopi e poco lungimiranti facciano di tutto per far passare in secondo piano gli aspetti positivi e anche la nostra classe politica ce la metta tutta nel partorire decisioni sempre più cervellotiche, che stanno infierendo colpi potenzialmente letali per il movimento. L'esempio più recente è quello delle nuove limitazioni agli accessi del pubblico negli stadi e il grottesco tetto dei 5.000: una scelta frettolosa e poco ponderata, come dimostrano le ultime indiscrezioni sul possibile ritorno della capienza al 50% da febbraio.

CHE PASTICCIO - Abbiamo visto di tutto in occasione del primo week-end di campionato toccato dall'ultimo provvedimento varato dalla Lega, su 'input' del governo che minacciava la chiusura totale: società con impianti di piccole e medie dimensioni che hanno risentito ovviamente molto meno sotto l'aspetto del calo degli introiti al botteghino rispetto a quelle più importanti e partite - col massimo rispetto parlando - come Venezia-Empoli trattate alla stregua di un Milan-Juventus. Per non parlare del fatto che una misura varata idealmente per ridurre la possibilità di assembramenti, in un periodo di risalita importante dei contagi da Covid-19 anche in Italia, si ritorce clamorosamente contro se soprattutto negli stadi di provinca proprio le ridotte dimensioni e gli spazi più angusti finiscono naturalmente per generare più affollamento. Se poi nelle curve continua a vigere la legge del Far West, dove fondamentalmente le regole sono fai dai te, la frittata è completa.
BASTA DEMAGOGIA - Se davvero sta prendendo piede l'ipotesi di fare retromarch subito dopo la pausa di fine gennaio e ripristinare il 50% di capienza, in virtù anche di un graduale miglioramento dei numeri dei positivi, siamo al limite del paradossale. Vaccini, richiami, mascherine FFP2 e green pass sempre più rafforzati non sono state misure sufficienti per limitare abbondantemente le conseguenze più serie di questa malattia e consentirci di vivere un po' più liberamente? Perché luoghi al chiuso come teatri, cinema e ristoranti possono serenamente sfruttare il loro pieno potenziale, mentre uno spazio all'aperto come lo stadio, che offre certamente maggiori soluzioni sia a livello di afflusso e deflusso che di distribuzione dei posti da occupare, viene visto come il serbatoio di un nuovo esercito di contagiati? La demagogia e il populismo spiccio non hanno mai portato nulla di buono nella politica e nella storia dell'umanità, eppure sembra che da un po' di tempo a questa parte si ricorra sempre meno alla scienza e si rincorra sempre più il richiamo della paura. E Lega Serie A, che ha deciso di adottare questo provvedimento, è complice di tutto questo.