Per qualsiasi commissario di qualunque nazionale il prezzo da pagare è questo. Essere criticato per ogni scelta, finire nell'occhio del ciclone se certe decisioni non sortiscono gli effetti sperati in campo. Non può sfuggire a questo meccanismo nemmeno Roberto Mancini, che ha accettato l'incarico di guidare una delle squadre che hanno fatto la storia del calcio mondiale nel momento più difficile che si ricordi da diverso tempo a questa parte. Reduci dalla gestione deficitaria di Ventura e con una serie di problematiche che vanno ben oltre la semplice carenza di "materia prima", era impensabile sperare di risolvere tutti i nostri problemi con la nomina di un allenatore di prestigio e con un bel palmares. Ma era lecito attendersi qualcosa di più.

BASTA ESPERIMENTI - Se le due amichevoli di maggio-giugno fanno testo fino a un certo punto, i primi due impegni ufficiali in Nations League contro Polonia e Portogallo ci hanno sbattuto in faccia i limiti tremendi della nostra Nazionale, ma anche evidenziato delle contraddizioni da parte del ct. Nello spazio di pochi giorni abbiamo visto due formazioni completamente diverse, schierate con due sistemi di gioco diametralmente opposti e che sono cambiati più volte nel corso dei match. Un torneo, che ti dà comunque l'opportunità di vincere un trofeo (e noi non ci riusciamo ormai dal Mondiale 2006) e di assicurarti un posto all'Europeo andrebbe trattato come tale e non come un laboratorio per improbabili esperimenti. 

IMPROVVISAZIONE - Con la Polonia, largo alla coppia difensiva giudicata più affidabile, Bonucci + Chiellini, col Portogallo largo all'esuberanza ma anche all'acerbezza di Caldara e Romagnoli, che al Milan non hanno mai giocato assieme in una linea a 4. A Lisbona, il "povero" Lazzari è stato mandato letteralmente allo sbaraglio, impiegato da terzino destro (lui che alla Spal dà il meglio di sé come esterno da 3-5-2) contro un cliente scomodo come Bruma e con poca protezione sulla sua corsia, visto che Chiesa, anche lui piazzato in una posizione e in un sistema di gioco a cui è poco avvezzo come il 4-4-2, non forniva adeguata collaborazione in fase difensiva. E poi Cristante da interditore, compito mai svolto nella sua carriera in Serie A (sarebbe bastato guardare qualche partita dell'Atalanta in più), Immobile punta di riferimento senza un uomo che lo sappia innescare in profondità e Bonaventura esterno alto sono altre "invenzioni" che hanno più il sapore dell'improvvisazione.

NON C'E' GIOCO - Evitiamo di affondare il coltello nella piaga parlando della rotazione continua alla ricerca del centravanti ideale, dopo la brutta prova di Balotelli con la Polonia e il discutibile confinamento di Belotti in panchina. Il ct dice bene, quando sottolinea il problema del gol: noi andiamo oltre, non segniamo perché non calciamo in porta. E perché non calciamo in porta? Perché non esiste (ancora) un'idea di gioco. Difficile pensare di risolvere il rebus cambiando spartito e interpreti ogni due per tre. Mancini dice che non lo preoccupa la retrocessione in Serie B nella Nations League, che l'obiettivo è farsi trovare pronti per le qualificazioni all'Europeo, che prendono il via in primavera. Ma se i selezionatori da sempre non hanno tempo di lavorare continuativamente con i giocatori, quand'é che il nostro ct pensa di arrivare all'illuminazione in grado di valorizzare al meglio le caratteristiche dei nostri migliori calciatori? Se non scegli di percorrere una strada chiara e definita adesso, quando hai intenzioni di farlo?