328
Non poteva che finire così, eppure non doveva finire così. Il Milan è giunto al più classico dei vicoli ciechi nella vicenda legata al futuro di Gianluigi Donnarumma, col vergognoso episodio del confronto obbligato con gli ultras di sabato scorso che ne rappresenta il climax. Mai come in questo momento il portiere classe '99 è stato lontano dai colori rossoneri e dietro a una storia il cui epilogo appare sempre più definito esistono forti e chiare responsabilità del club di via Aldo Rossi.

QUANTI ERRORI - Arrivare ad affrontare un finale di stagione con una posta in palio così alta, come è la qualificazione alla prossima Champions League, è un errore che il Milan e i suoi massimi dirigenti rischiano di pagare a carissimo prezzo. Non tanto e non soltanto perché hanno consentito a un procuratore abile ed esperto come Mino Raiola di muoversi nel terreno a lui più idoneo mettendogli in mano un potere contrattuale assoluto, ma soprattutto perché denotano una progettualità e ambizioni molto poco chiare, per non dire preoccupanti, in prospettiva futura. Una proprietà con idee certe e col reale obiettivo di riportare la squadra ai fasti del passato non può permettersi di arrivare a maggio col caso Donnarumma ancora aperto e capace di condizionare, ovviamente in negativo, la volata conclusiva di un'annata che dal punto di vista economico è di straordinaria importanza.
CONFRONTO INACETTABILE - Il sospetto è che il Milan non appia potuto, più che voluto, occuparsi della questione nei tempi giusti perché manca un indirizzo preciso sulle strategie da seguire ai piani più alti. Finendo per consegnarsi nelle mani di Raiola e per rassegnarsi all'idea di non poter garantire in maniera certa un futuro all'altezza delle comprensibili ambizioni sportive ed economiche di un giocatore del calibro di Donnarumma. Ancor più inspiegabile e inaccettabile è come sia stato possibile concedere alla delegazione degli ultras presentatasi a Milanello un confronto, sulla base di non si sa quale diritto acquisito di rappresentare il sentimento di tutti i tifosi rossoneri. Esponendo un ragazzo di 21 anni alla pubblica gogna, manco si stesse macchiando di chissà quale crimine. Non poteva che finire così, eppure non doveva finire così.