Non tutti mali vengono per nuocere. Ci avrà pensato anche Antonio Conte una volta realizzato come non esistessero le condizioni per accordarsi col Real Madrid e raccogliere da Lopetegui il testimone della scomoda eredità di Zinedine Zidane. Più dei soldi, più dell'ostilità manifestata dal capitano Sergio Ramos a nome dello spogliatoio, ha pesato la mancanza di un rapporto fiduciario totale col presidente Florentino Perez, che da questa estate in avanti ha dato dimostrazione di sentirsi al di sopra di tutto. Del Real Madrid stesso e di volerne essere l'unico uomo al comando.

Un padre padrone che, dopo aver compromesso la relazione con un allenatore capace di vincere tre Champions League consecutive (Zidane), ha avviato un'opera di autodistruzione di una macchina perfetta, esattamente come avvenne nel 2002 dopo aver vinto con Del Bosque una delle finali più emozionanti di sempre, quella di Glasgow contro il Leverkusen, quella del gol da copertina di Zizou. Quando il Real diventa troppo forte, troppo bello, Florentino entra in un meccanismo alimentato da un ego smisurato che lo porta a pensare di essere l'unico artefice delle fortune del club. E così inizia a smontare e a rimontare il suo giocattolo, in barba alla logica. La scorsa estate è riuscito nell'impresa di rovinare il Mondiale di una Spagna lanciatissima, scippandole Lopetegui a due giorni dall'esordio. Dopo soli 138 sul trono, il re è stato decapitato senza troppi complimenti, con un comunicato da brividi, privo di qualsiasi tipo di autocritica, ma con toni pesantemente denigratori e irrispettosi nei confronti di un professionista.
Lo stile del Madrid è andato a farsi benedire da un pezzo, perchè di episodi come questo la storia recente ne è piena. Basta ricordare come, nell'estate 2017, Perez violò il patto di non belligeranza con i cugini dell'Atletico, pagando la clausola rescissoria per Theo Hernandez, scaricato a sua volta in fretta e furia dopo una (sola) stagione disastrosa. Uno dei tanti esempi di come il mercato non possa basarsi sull'improvvisazione o sulla soddisfazione di un capriccio, senza ascoltare pareri altrui. Ma Florentino è così, abituato a circondarsi di yes men, il cui parere conta meno di nulla; chissà in quanti lo avranno messo in guardia dal rischio di lasciar partire a cuore leggero Cristiano Ronaldo senza avere tra le mani un degno sostituto. Sono rimasti Benzema e Bale, è tornato Mariano e, per magia, il Real Madrid non segna più pur calciando in porta come nessun'altra squadra in Liga. Ora tocca a Solari, a meno che nei 15 giorni di "prova" concessi dai regolamenti federali Perez non cambi ancora idea (piace il ct del Belgio Martinez, ma il sogno è Pochettino) sacrificando un altro allenatore sull'altare sul suo ego. Non tutti i mali vengono per nuocere, avrà pensato tra sè e sè Antonio Conte.