148
E adesso risarcite Inter, Milan e Roma! La sentenza con cui il TAS di Losanna ha giudicato infondate le motivazioni che avevano portato l'Organo di Controllo Finanziario della Uefa ad escludere il Manchester City dalle prossime due edizioni della Champions League manda completamente in frantumi l'impianto del Fair Play Finanziario. L'assunto che i club europei potessero spendere soltanto in virtù di quanto introitavano viene completamente a cadere, dopo che si è deciso di chiudere entrambi sugli occhi sulle sponsorizzazioni di aziende direttamente riconducibili alla famiglia reale qatariota, proprietaria del club inglese.

L'UTOPIA DI PLATINI - Il gentilissimo assist fornito dal Tas alla squadra allenata da Pep Guardiola rappresenta infatti il primo atto ufficiale che sconfessa la filosofia con cui la Uefa riteneva di aver trovato lo strumento necessario per avere un calcio più giusto e più equo. La storia recente, contraddistinta anche dalla vicenda che ha visto protagonista in circostanza pressoché analoghe il Paris Saint Germain, ha ampiamente insegnato come quello partorita da Michel Platini e dal massimo organismo calcistico europeo fosse una meravigliosa utopia. Non esisteranno più i mecenati alla Berlusconi o alla Moratti - per restare in ambito italiano - ma alla fine chi dispone di grandi quantità di denaro detiene molto spesso anche il potere politico. E che il clima fosse cambiato lo si era intuito quando Nasser Al-Khelaifi, presidente del PSG, era stato nominato come rappresentante dell'ECA (la stessa entità che aveva puntato il dito per le spese folli dei francesi) nel Comitato Esecutivo della Uefa.

CHI PAGA? - Desta ancora più amarezza l'atteggiamento arrendevole con cui da Nyon è stata accolta la sentenza odierna del TAS, quando invece - alla luce anche delle richieste di pena (due anni di esclusioni dalle coppe e 30 milioni di euro di multa) - era logico attendersi una presa di posizione fortissima per riaffermare la fondatezza del proprio impianto accusatorio. La Uefa prende dunque atto che il Fair Play Finanziario è stato un grande bluff, per com'era concepito? Se così fosse, da oggi diventa assolutamente lecito il principio del "liberi tutti": anche le squadre italiane, tra le più vessate negli ultimi tempi anche a causa della loro incapacità di generare introiti che non derivassero principalmente dai diritti tv, saranno autorizzate a rivolgersi all'azionista di maggioranza e agli sponsor a lui riconducibili per aggirare il divieto di sforare il tetto del deficit di 30 milioni di euro in un triennio. Inter, Roma e Milan hanno pagato caramente, dovendo rinunciare magari alla possibilità di allestire progetti e squadre e progetti più competitivi in virtù del rispetto delle norme. Creando un danno, sportivo ed economico. Chi paga?