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Ed è finalmente arrivato il tanto atteso finale della soap bianconera dell'estate 2011: Giaccherini chiude la lunghissima trattativa con la Juventus e si accasa in Piemonte in comproprietà. Un 'fine' attesissimo ma tutto sommato assolutamente lieto da ogni punto di vista, a chiudere una querelle che era diventata fin troppo stucchevole. Si era già detto, infatti, su queste pagine di quanto poco simpatici ed eticamente discutibili fossero da 8 mesi gli interventi sui media e gli ammiccamenti distribuiti a destra e a manca dai manager del giocatore, che evidentemente già avevano svestito Giaccherini dal bianconero di Romagna. E così, dopo un flirt con il Napoli, qualche occhiolino a Firenze e qualche languido sguardo a Roma, la pulce di Talla approda alla Juve con reciproca soddisfazione delle società, del giocatore e di chi ne cura gli interessi (che tradotto significa incassare una lauta percentuale). 

Giaccherini va alla Juve perché era inevitabile, perché palesemente (fin troppo) la trattativa era in piedi da mesi, e perché oramai a Cesena pochi o pochissimi erano ancora disposti a farsi prendere per il naso. Primo tra tutti Igor Campedelli, che si era visto accettare telefonicamente mesi fa la proposta di rinnovo, salvo poi veder saltare tutto a distanza di poche ore, quasi fosse nel frattempo arrivata una chiamata strategica di un'altra società volta a sfruttare la situazione di scadenza contrattuale. Giaccherini va alla Juve, dicevamo, perché è effettivamente difficile dire di no ad una società così blasonata e in piena fase di rilancio; è altresì vero però, in tutta onestà, che Giaccherini va alla Juve dopo essersi mosso nel più antipatico dei modi possibili. Se da un lato, infatti, è vero che nelle casse del Cesena entreranno tre o quattro milioni (tutto dipende dalla volontà di Martinez di entrare nell'affare), dall'altra il tentativo del giocatore di sganciarsi a parametro zero è di discutibilissima eleganza.

Qualcuno direbbe che il fine giustifica i mezzi, che pur di vestire la maglia della Signora si può tranquillamente scendere a compromessi... Vero, non c'è dubbio. Ma Giaccherini, che forse in cuor suo lo sa, con la sua ferrea volontà di non rinnovare è stato il primo a dimostrare di non sentirsi un top player; perché un top player avrebbe potuto permettersi il lusso di rinnovare, di vestirsi di un importante valore economico che un top club avrebbe voluto e potuto pagare se avesse ritenuto il giocatore importante. Perché un giocatore convinto dei propri mezzi, convinto di essere 'da Juve', non avrebbe avuto alcun bisogno di prendere la strada delle trattative sotterranee e di sfruttare la scadenza di contratto. Pensare che un esempio lampante, Giaccherini ce l'aveva in casa: si chiama Marco Parolo, è stato azzurro con Prandelli e ha rinnovato con il Cesena, perché sa che nel calcio quando si è davvero bravi, quello che conta non è costare meno degli altri. A Giaccherini vanno i ringraziamenti per quanto di buono fatto con la maglia del cavalluccio addosso, e i migliori auguri per la nuova avventura. Per il Cesena e per Campedelli (da applausi nel monetizzare una situazione così ingarbugliata), l'augurio è che la collaterale operazione Martinez si concretizzi al più presto.