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  • Cessione Sampdoria, c'è l'offerta di Al Thani: sono davvero gli emiri del Psg? il ruolo di Vialli e i dubbi di Vidal

    Cessione Sampdoria, c'è l'offerta di Al Thani: sono davvero gli emiri del Psg? il ruolo di Vialli e i dubbi di Vidal

    • Renzo Parodi
    C’è l’offerta. “Vincolante” (fra virgolette e spiegherò perché). Quaranta milioni di euro per acquistare la Sampdoria. Mittente: un non meglio precisato membro della famiglia Al Thani, la potentissima dinastia dal Qatar. Proprietaria, fra l’altro, del Paris Saint Germain acquistato nel 2012 attraverso la Qatar Investment Authority, il braccio finanziario dello stato del Golfo. Offerta spedita da un procuratore arabo che si era presentato alla Sampdoria (con tanto di procura notarile firmata da un notaio arabo), come fiduciario del signor Faleh Al Thani. Si tratta dello sceicco Faleh Bin Nasser Bin Ahmad Al Thani, ministro dell’ambiente del cambiamento climatico del Qatar? Se fosse sarebbe un gran colpo. Lo sceicco è una personalità eminente. Ha rappresentato il suo Paese in numerosi consessi ed organismi internazionali nel corso degli ultimi vent’anni e ha due master ottenuti presso l’università dell’Hertfordshire nel Regno Unito.

    Latore dell’offerta di acquisto è Franco Di Silvio, produttore cinematografico amico dell’ex calciatore Ivano Bonetti. Un soggetto che da mesi “annusa” la Sampdoria, coltivando la speranza di concludere l’affare della vita. Con l’amico Bonetti, e indovinate un po’? Con Gianluca Vialli, coinvolto segretamente (ma non toppo) nel possibile deal, sollecitato dl tandem Di Silvio-Bonetti, con l’intervento di Edoardo Garrone (una sorta di moral suasion) che non vede l’ora di togliersi il dente-Sampdoria e tornare a vivere tranquillo. Mercoledì scorso Vialli da Cremona (dove era passato a salutare la famiglia di origine, reduce dalle vacanze in Grecia con moglie e figlie) ha incontrato Bonetti e Di Silvio. Che gli hanno illustrato lo stato dell’arte. Nell’organigramma della futura proprietà, l’ex bomber blucerchiato assumerebbe la carica di presidente, con Marco Lanna e Ivano Bonetti consiglieri delegati alla parte tecnica, Di Silvio vicepresidente e l’arabo designato dal nuovo proprietario nelle vesti di direttore generale, l’uomo che terrà le chiavi della cassa.

    Champagne, allora? Piano. Purtroppo ci sono ancora delle zone d’ombra che devono essere chiarite prima che l’operazione riceva l’ok del trustee e la Sampdoria passi di mano, chiudendo l’era Ferrero. L’offerta “vincolante” (ecco il motivo delle virgolette di cui sopra) non è stata corredata dalle necessarie specifiche. Anzitutto non è chiaro chi sia effettivamente il personaggio che intende acquistare il club blucerchiato. Riferirsi a Faleh Al Thani è generico. Occorre un Cv del personaggio in questione e le sue credenziali. A scanso di incorrere in spiacevoli omonimie. Inoltre: il suo rappresentante esattamente quali poteri ha ricevuto per concludere l’affare? Secondo. L’offerta non è corredata da un impegno preciso a concludere il deal. In casi del genere, l’offerente allega alla proposta di acquisto un precontratto, quello sì veramente vincolante, nel quale si specificano il prezzo di acquisto, le condizioni di pagamento e i vari adempimenti da onorare prima, durante e dopo il signing, cioè la firma del contratto definitivo di compravendita. Nulla di tutto questo compare a corredo dell’offerta. Altro interrogativo. Operando in un regime di concordato, con i noti lacci e lacciuoli, l’offerta (in sé stessa congrua e più che sufficiente a coprire la somma indicata dal tribunale fallimentare a titolo di finanza esterna proveniente dalla cessione della Sampdoria) non è stata accompagnata dall’impegno che la somma promessa sarebbe stata versata su un conto corrente vincolato a disposizione del trustee. Con l’intesa che una volta concluso il deal quella somma sarebbe stata automaticamente acquisita da Vidal e destinata al soddisfacimento dei creditori di Eleven Finance e Farvem. Il tribunale aveva fissato l’importo dovuto proveniente dalla cessione della Sampdoria nella somma di 20 milioni di euro. I 40 milioni offerti andrebbero a colmare il gap con il valore complessivo dei due concordati, fissato appunto poco sotto i 40 milioni di euro. Una volta ceduta la Sampdoria, tuttavia quelli sarebbero cavoli di Vidal e di Ferrero.

    In soldoni: chi ha fatto l’offerta ”vincolante” è tenuto, se vuole essere preso in considerazione, a presentare la documentazione adeguata e ad effettuare il versamento dei quattrini promessi sul conto vincolato. Inoltre, deve dare conto della provenienza del denaro. L’antiriciclaggio non scherza e pretende di conoscere l’identità precisa dell’acquirente e verificare la provenienza lecita del denaro stesso. A scanso di manovre proibite di rientro di capitali dall’estero. Altrettanto chiederà la Federcalcio (la norma è stata introdotta da pochi anni). Altro aspetto poco chiaro della vicenda. L’offerta trasferita a Vidal da Di Silvio non era stata preceduta ad alcuna due diligence, come avviene di regola in situazioni analoghe. L’arabo del Qatar acquista a occhi chiusi. Senza aver spulciato neppure sommariamente i conti del club come stanno facendo altri pretendenti. Molto strano. Redstone ha chiesto aggiornamenti sui conti della Sampdoria in tempo reale e attende che si chiuda il calciomercato per ricevere la fotografia aggiornata della situazione debitoria del club. Al momento l’esposizione debitoria è scesa da 130 a un centinaio di milioni e anche questo elemento avrà il suo peso al momento di “stringere” la trattativa e provare a chiuderla. La società britannica nei pour parler con Vidal della settimana prima di Ferragosto aveva fatto balenare la possibilità di offrire fra i 35 e i 37 milioni di euro. Con l’eventuale ritorno in pista di rinforzo da parte di Cerberus, il private equity fund americano interessato ad acquisire i cinema di Ferrero, l’offerta si consoliderebbe. Redstone non si arrende e continua a trattare.

    A questo punto Vidal si attende che Di Silvio e il suo dante causa riescano a dissipare tutti i dubbi e a dare riscontro con celerità alle domande che sono state poste. Se davvero alle spalle del produttore cinematografico pugliese ci sono gli arabi qatarioti della famiglia Al Thani (che peraltro ai primi di agosto aveva smentito ogni interesse attuale all’acquisizione di società di calcio italiane), non sarà difficile adempiere e liberare il campo da ogni dubbio. Se l’offerta venisse corroborata come ho cercato di spiegare, Vidal non avrebbe esitazioni ad accettarla. E la sfiancante vicenda della cessione della Sampdoria troverebbe finalmente la fine che i tifosi attendono con trepidazione. In caso contrario (rifiuto immotivato dell’offerta) Vidal si esporrebbe al rischio di azioni penali nei suoi confronti da parte del tribunale e della procura romana che vigilano sull’adempimento dei concordati. I quattro membri del cda blucerchiato non resterebbero a guardare. Per evitare il loro possibile coinvolgimento in strascichi penali, rassegnerebbero le dimissioni con effetto immediato. Un epilogo, questo, che aprirebbe scenari drammatici. Non si arriverà a tanto. Non è nell’interesse di nessuno degli attori di questa commedia. La Sampdoria sarà ceduta. Presto o tardi sarà ceduta. A questo punto, calendario alla mano, affrettare i tempi non sarebbe necessario. Tra una decina di giorni (il 1° settembre alle ore 20) il calciomercato chiuderà i battenti e sarà quindi il cda in carica, con le forze economiche a disposizione, a concludere la campagna di rafforzamento della squadra. Un paio di ritocchi si faranno, a centrocampo sicuramente Giampaolo avrà un uomo in più. In attacco nonostante l’infortunio serio occorso a De Luca si punta al recupero di Gabbiadini. Il campionato si fermerà a metà novembre per il Mondiale in Qatar. Per quella data la nuova proprietà dovrebbe essersi insediata. Potrà iniziare a programmare il resto della stagione, a cominciare dal mercato invernale. Arabi o anglosassoni? Se avete la sfera di cristallo, usatela.

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