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Zitto, umile e lontano dalle luci della ribalta. Ma, all'occorrenza, prontissimo a gettarsi nella mischia. Andrea Ranocchia non è tipo di tante parole, preferisce il lavoro alle attenzioni, si rende utile ad Appiano e nello spogliatoio quando non può farlo in campo. Solo 464 i minuti giocati quest'anno, di cui 120' nella trasferta a Firenze in Coppa Italia: eppure l'ex Genoa resta una figura chiave per tutto il gruppo e grazie alla sua  professionalità e al suo impegno si è conquistato stima e rispetto dei suoi stessi tifosi, che sempre ne hanno riconosciuto l'amore per i colori nerazzurri.

CHANCE - Le presenze in campo, negli ultimi anni, si contano sulle dita di una mano. Eppure Ranocchia ha sempre risposto presente e lo farà, se necessario, anche a Bologna. Stefan de Vrij, infatti, non è ancora al meglio dopo il Covid e ha un solo allenamento nelle gambe: gli strascichi della malattia, Conte dixit, si fanno sentire e al Dall'Ara - dal 1' o a gara in corso - potrebbe ritrovare minuti Andrea Ranocchia. Uno che, in testa, ha anche l'obiettivo di chiudere un cerchio metaforicamente iniziato il 29 maggio 2011, giorno della vittoria in Coppa Italia, ultimo trofeo alzato dall'Inter. E della rosa di oggi, in quella squadra, c'era solamente lo stesso Ranocchia. 
L'IDEA PER IL FUTURO - A fine stagione lo scudetto, ma non solo. Fuori dal campo, infatti, andrà affrontato l'argomento futuro. Il contratto del difensore scade a giugno e al momento non si è ancora parlato di rinnovo. La priorità di viale della Liberazione è prolungare i contratti dei big come Lautaro e Bastoni, rinviando dunque la scelta a fine anno. L'idea di Conte è quella di mantenerlo in rosa anche (e soprattutto) per il ruolo che ricopre in spogliatoio, dove veste i panni di leader, magari con un adeguamento dell'ingaggio al ribasso. Idee e riflessioni rinviate a giugno, prima c'è da pensare allo scudetto partendo da Bologna. E, probabilmente, da una maglia da titolare...