Fredua Koranteng Adu, per tutti Freddy, è l'indiscusso protagonista odierno della nostra rubrica "Che fine ha fatto?". chiunque mastichi un po' di calcio sa ed è consapevole che il nome di Adu non rappresenta solo un calciatore statunitense di origine ghanese, centrocampista offensivo oggi svincolato, ma ha un significato più ampio. E' infatti diventato un simbolo, l'emblema della "giovane promessa, purtroppo (finora) non mantenuta". Ci sono stati tanti esempi nella storia del calcio, alcuni ci hanno riguardato anche da vicino: impossibile dimenticare la storia di Vincenzo Sarno, bambino prodigio che nel 1999 fu acquistato dal Torino all'età di 11 anni per 120 milioni di lire, e che attualmente a 26 anni milita in Lega Pro, nel Foggia, dopo anni di carriera tutt'altro che indimenticabili. Ma nessuno ha avuto la risonanza, il peso mediatico e di conseguenza nessuno ha deluso come Freddy Adu: vediamo perchè.

NUOVO PELE' - Nato a Tema, in Ghana, a 25 chilometri ad est della capitale Accra, nel 1989, all'età di 8 anni si trasferisce negli Stati Uniti, grazie alla vincita della lotteria per una "green card" che gli consente l'espatrio: si stabilisce nella capitale, Washington D.C, assieme ai genitori e al fratello minore Fro. L'infanzia, pur fortunata, non è semplice: la madre svolge due lavori per mantenere gli studi dei figli, e proprio a scuola,a soli 13 anni, che Freddy mette in mostra il suo grande talento, cristallino e purissimo. Gli americani, che sono soliti esaltare le giovani promesse in tutti i campi, non solo nello sport (vedere alle voci Bobby Driscoll e Macaulay Culkin) sembrano non crederci: possibile che il "nuovo Pelè", così come viene definito dai media statunitensi, sia arrivato a salvare il calcio "a stelle e strisce"? Adu diventa una rockstar: a 13 anni firma il suo primo contratto di sponsorizzazione con Nike, dal valore di un milione di dollari annui, diventa il giocatore più giovane ad aver mai esordito nel campionato professionistico statunitense e il più giovane atleta a giocare in un campionato professionistico americano dal 1887, gira uno spot commerciale al fianco proprio dell'ex prodigio brasiliano del Santos, fa la sua prima apparizione a programmi televisivi come 60 Minutes e David Letterman Show, oltre a ritrovarsi già sulle copertine di Vanity Fair, di Sports Illustrated e del Washington Post. E il calcio in tutto questo?  La MLS assegna il cartellino di Adu al DC United, la squadra di Washington, per non allontanarlo dalla famiglia, inserendolo anche in un liceo in modo che possa diplomarsi alla Florida Academy. Il futuro sembra già scritto per Freddy: diventerà il migliore al mondo.

SCARTATO DA FERGUSON, AD UN PASSO DALL'INTER - A volte però il destino si diverte a giocare con le vite umane, soprattutto con quelle dei cosiddetti "enfat prodige": i club europei di maggior importanza si accapigliano per assicurarsi il talento afro-americano. Sembra spuntarla il Manchester United: Adu fa un provino per Sir Alex Ferguson, che però decide di non acquistarlo. Le certezze conquistate in patria cominciano ad incrinarsi: il Vecchio Continente è un altro mondo, e Freddy se ne accorgerà a sue spese. In Italia, la squadra più interessata a lui è indubbiamente l'Inter: Piero Ausilio lo visiona in un torneo giovanile e presenta un offerta di 750mila euro al DC United, garantendgli il trasferimento nel Bel Paese con la madre, visto che il padre era ormai tornato in Ghana. Adu però rifiuta, vuole solo il top, e per lui il top è il Real Madrid, quindi decide di aspettare ancora, per il grande salto europeo. Nel frattempo in America e in Nazionale Under 20 fa sfaceli: agisce da seconda punta, trequartista o ala, ma la sua tecnica sopraffina abbinata ad un mancino venefico gli permettono di irridere le difese avversarie, anche se segna poco (11 reti in 87 match). Nel 2007, dopo una breve parentesi a Salt Lake City, decide che è ora di fare il grande salto: per lui c'è il Benfica, squadra in cui militò forse il più grande talento europeo originario dell'Africa, il portoghese di origine mozambicana Eusebio.

DALLE STELLE ALLE STALLE - Dopo un ottimo Mondiale U20, dove risulta essere uno dei migliori giocatori e nel quale gli USA ai gironi battono anche l'Argentina di Messi, viene acquistato dal club di Lisbona per la cifra di 2 milioni di dollari, considerata bassa per l'avvenire di Adu: nella sua prima stagione nella squadra portoghese, a 18 anni, il giovane statunitense segna 5 goal in 18 partite tra campionato e coppa, esordendo anche in Champions League, ma delude, per l'incapacità di essere decisivo e per gli atteggiamenti non consoni al ruolo di "rookie", oltre che per una scarsa attitudine al nuovo tipo di calcio, più fisico e tattico che negli USA. Una stagione basta e avanza alle Aquile, che pur di disfarsi di lui iniziano a mandarlo in prestito in mezzo mondo: prima a Monaco in Francia (9 presenze e 0 gol), poi di nuovo in Portogallo, al Belenenses (3 presenze e 0 reti), poi in Grecia, all'Aris Salonicco (9 presenze e 1 rete), poi in Turchia, nel Rizespor (11 presenze e 4 reti), infine lo cedono in patria, al Philadelphia Union, che a sua volta lo spedisce in Brasile, al Bahia. Le costanti: poco impegno, ancora meno gol e tanti problemi fisici. Rimasto senza contratto, a febbraio 2014 sostiene un provino con la formazione inglese del Blackpool,con i norvegesi dello Stabaek e con gli olandesi dell'Az Alkmaar: nessuno gli offre uno straccio di opportunità. Nel luglio del 2014 si trasferisce così in Serbia, al Jagodina: anche qui il bilancio è di zero partite disputate in campionato, appena 14 minuti in Coppa di Serbia contro l’FK BSK Borca. Pochi giorni fa la chiusura del rapporto: non si sa se a causa di un licenziamento per l'atteggiamento di Adu, oppure per un contratto della durata di soli sei mesi, come dichiarato su Twitter dallo stesso americano.

ADU, E ADESSO? - Freddy è rimasto senza squadra per la settima volta negli ultimi sei anni, e per la seconda dal 2014: dal 2012 sono solo 59 i minuti ufficiali disputati dall'ex prodigio a stelle e strisce. Il resto tra panchine, tribune e night: night? Già, perchè Adu, da buon intenditore, pare non abbia perso tempo, nonostante le smentite arrivate nelle ultime ore su Twitter, nelle quali dichiara di pensare solo al football. E' stato infatti notato nelle ultime serate presso alcuni locali "adult" di Washington, tra cui lo Shadowroom, in compagnia di quattro splendide ragazze, tra macchinoni e orologi tempestati di diamanti. I soldi non mancano, i divertimenti pure: e pare che Freddy abbia deciso di lasciarsi alle spalle la nomea di "nuovo Pelè", per conquistarsene un altra, quella di viveur che campa dispensando ospitate nei locali, prassi ben conosciuta anche qui da noi in Italia. Non resta che riflettere su quanto sia proficuo "etichettare" un calciatore così giovane, e sperare che a 26 anni Adu abbia ancora la forza di cambiare il suo futuro: per non passare direttamente da giovane promessa a uomo pieno di rimpianti, e per non parlare, per l'ennesima volta, di un altro caso di "gioventù bruciata".