Velocità da centometrista, dribbling secco nello stretto e mancino di rara precisione e potenza. Il numero odierno della rubrica 'Che fine ha fatto?' è dedicato a Claudio Lopez, uno degli attaccanti più completi della seconda metà degli anni novanta, che ha impressionato gli appassionati per la grandissima rapidità d'esecuzione nelle conclusioni e per una tecnica di base ben al di sopra della media. Dotato di una un'intelligenza tattica fuori dal comune e di grande spirito di sacrificio, nonostante la spiccata vocazione offensiva, ha saputo disimpegnarsi egregiamente anche sull'esterno, mettendo le sue doti atletiche al servizio della squadra.

GENERAZIONE DI FENOMENI - Se gli appassionati di calcio hanno potuto godere delle prodezze di Lopez devono ringraziare Diego Ivan Huertal, amico d'infanzia del Piojo, che lo ha convinto ad abbandonare il basket per seguirlo nella piccola squadra di Rio Tercero, sua città natale. All'età di 16 anni viene notato dall'Estudinates e accetta di trasferirisi a La Plata, ma il difficile adattamento alla nuova realtà lo spinge a tornare a casa e accettare la proposta del Club Atletico Universitario di Cordoba. L'esterno mancino, che viene etichettato come uno dei migliori talenti a livello nazionale, a 18 anni passa al Racing Club, ma l'avvio con la squadra di Avellaneda è più complicato del previsto. I numerosi avvicendamenti sulla panchina del club biancoceleste non aiutano il suo inserimento, e gli impediscono di trovare continuità e fiducia, ma con pazienza e sfruttando le poche chance che gli vengono concesse, riesce a ritagliarsi il suo spazio e inizia a segnare con regolarità. Nonostante spesso venga impiegato come ala in un centrocampo a quattro, le sue prestazioni crescono costantemente, e la chiamata per il torneo Preolimpico valido per la qualificazione alle olimpiadi di Atlanta 1996 non tarda ad arrivare. Ed è proprio l'estate del 1996 a rappresentare il crocevia per la carriera di Lopez. Il Valencia, folgorato dalle sue serpentine e dal sinistro chirurugico, lo acquista per 4 milioni di dollari. Dopo poche settimane dalla firma con gli spagnoli, affiancato da compagni del calibro di Crespo, Sensini, Ayala, Almeida, Ortega, Crespo e Chamot, si rende protagonista della cavalacata olimpica della nazionale albiceleste fino alla finale persa contro la Nigeria.

A SCUOLA DA RANIERI - Dopo 30 gol in 128 partite con la maglia del Racing Club sbarca a Valencia, una società nel bel mezzo di una rivoluzione tecnica e societaria. Il tecnico Aragones fatica a gestire un gruppo zeppo di giovani ragazzi talentuosi provenienti da diverse parti del mondo e, come se non bastasse, la difficile personalità del bomber brasiliano Romario incrementa il clima di tensione di uno spogliatoio che fatica a ottenere risultati sul campo. Proprio la cessione del brasiliano, in seguito ad un diverbio con Aragones, consente a Lopez di essere chiamato in causa frequentemente. L'esonero di Aragones nel corso dell'estate e l'ingaggio di Valdano non migliora di molto la situazione del club. L'avvio stentato della squadra comporta un nuovo avvicendamento in panchina: la società questa volta si affida a Claudio Ranieri, uomo chiave per la definitiva esplosione di Lopez. Il gioco del tecnico testaccino, basato prevalentemente sulle ripartenze, esalta le sue caratteristiche, rendendolo imprendibile per qualsiasi avversario in campo aperto. Nella stagione 1998/1999 i valenciani tornano a vincere un trofeo dopo 19 anni di astinenza: i 21 gol del Piojo portano alla conquista della Copa del Rey e della Coppa Intertoto. La stagione straordinaria viene inoltre impreziosita da un quarto posto che vale la prima storica qualificazione in Champions League. Per i Pipistrelli la stagione 1999/2000 inizia con la vittoria della Supercoppa di Spagna ai danni del Barcellona proprio grazie ad un gol di Lopez, e si conclude con la finale di Champions League persa contro il Real Madrid dei Galacticos. Contro il Real Zaragoza, il 19 maggio 2000, si congeda dal Mestalla firmando il gol vittoria che vale il terzo posto in classifica. Dopo 40 gol in 128 presenze, dodici dei quali segnati al Barcellona di van Gaal, corona finalmente il sogno di giocare in Serie A.

FRECCIA BIANCOCELESTE - La Lazio di Cragnotti campione d'Italia in carica, riesce ad arrichire una rosa già fortissima prelevandolo per 35 milioni. Lopez nella Capitale ritrova i compagni di nazionale Sensini, Veron, Crespo e Simeone che ne facilitano l'ambientamento. L'apporto del nuovo acquisto si fa sentire fin da subito, tanto che con una doppietta all'esordio liquida l'Inter nella Supercoppa Italiana. Dopo solo un mese dal suo arrivo, nel quale mette in mostra tutto il suo potenziale, subisce un grave infortunio al legamento collaterale del ginocchio che lo tiene lontano dai campi fino a marzo. Nonostante una stagione irrimediabilmente compromessa, riesca ad andare a segno ben cinque volte in sei incontri in Champions League, ma conclude il campionato con zero reti all'attivo. Il pessimo inizio d'annata 2001/2002 della squadra guidata da Zoff, poi sostituito da Zaccheroni, porta all'eliminazione dalla Champions League già nella fase a gironi, ciò nonostante un rendimento di assoluto livello porta Lopez a concludere la stagione con un bottino di 11 gol. Nell'estate del 2002, la cessione di giocatori del calibro di Crespo e Nesta per gravi problemi finanziari del club biancoceleste, porta la punta argentina a caricarsi la squadra sulle spalle e trascinarla fino alla semifinale di Coppa Italia persa contro la Roma, e di Coppa Uefa persa contro i futuri campioni del Porto. Ma l'idillio con la Lazio sembra essere ormai giunto agli sgoccioli. Nel mese di maggio la punta biancoceleste mette in mora la società per il mancato pagamento di alcuni stipendi per un valore di 2 milioni di euro, decisione che si ripercuote sulla sua serenità e sul suo rendimento nella stagione successiva, che vede la Lazio di Mancini vincere la Coppa Italia nonostante i gravi problemi economici societari.

VADO IN MESSICO - Nell'estate del 2004, per liberarsi del suo ingaggio, i biancocelesti lo cedono in prestito ai messicani del Club America, squadra con il quale riesce a conquistare il suo unico campionato nazionale in carriera. La vittoria della Copa Concacaf - l'equivalente della Champions League in centroamerica - gli consente di partecipare al Mondiale per Club del 2006, ultimo atto prima di ritornare nell'amato Racing. In Argentina trascorre un anno impreziosito da dieci reti prima di tentare l'avventura in Mls, campionato in rapida ascesa e sempre più ambito da giocatori in cerca di nuovi stimoli, prima con la maglia dei Kansas Wizard, poi con quella dei Colorado Rapids dove, nel maggio 2011, dice addio al calcio giocato.

VADO AL MASSIMO - Lopez ha sempre vissuto la sua carriera calcistica al massimo della velocità. Su e giù per la fascia, alle spalle dei difensori per eludere la marcatura, sempre spingendosi al limite. Ed è forse per questo che, una volta appese le scarpette al chiodo, ha continuato a cercare le stesse sensazioni. Dove le ha trovate? In macchina, precisamente nel Campionato argentino di Rally, dove corre stabilmente da ormai tre anni. Ma la passione per il calcio, prima o poi, bussa alla porta di tutti gli ex giocatori, e anche il Piojo non ha saputo resistere al richiamo del primo grande amore. Il suo presente non è sul campo in pantaloncini e maglietta, ma in giacca e cravatta dietro la scrivania dei Colorado Rapids, dove ricopre il ruolo di direttore sportivo.


Massimiliano Cappello