La storia di Francesco Coco da Paternò è più unica che rara nel mondo del calcio: giovane promessa del Milan capace di segnare gol storici come quello realizzato in Champions League al Camp Nou contro il Barcellona e di attirare l'interesse proprio dei blaugrana, che lo presero in prestito dai rossoneri, fu l'involontario protagonista di uno degli scambi più rimpianti dai tifosi dell'Inter, quello con Clarence Seedorf, che si trasferì sull'altra sponda di Milano in seguito al passaggio in nerazzurro del siciliano. E pensare che tutto sembrava iniziato sotto i migliori auspici...

L'EREDE DI MALDINI E LE FORBICI DI CAPELLO - Già, perchè Coco da giovane è bravo: cresce a Legnano e a 16 anni è già titolare nella Primavera del Diavolo. Terzino destro adattato a sinistra, capace di svolgere anche il ruolo di esterno di centrocampo in un 3-5-2 o in un 3-4-3, si fa notare per la sua propensione all'assist e al gol. Esordisce in Serie A a 18 anni e si laurea campione d'Italia con il Milan di Capello, prima di trasferirsi a Vicenza per farsi le ossa, visto che i veneti giocavano anche in Europa, in Coppa delle Coppe. Definito come l’erede di Paolo Maldini, inizialmente viene accolto con scetticismo dal tecnico friulano (celebre la frase rivoltagli, "Se diventi giocatore mi taglio i c…” e la risposta del ragazzo “Mister, prepari le forbici“). Abile nel cross con entrambi i piedi, fa della grinta e della corsa i suoi cavalli di battaglia.

"IL TUO PIU' GRANDE NEMICO SEI TU" - Di ritorno al Milan, patisce il primo infortunio di una carriera che sarà costellata dai problemi fisici: mandato in prestito al Torino, retrocede con i granata prima di passare nuovamente in rossonero. Sembra iniziare un'epoca d'oro per Coco: lanciato da Alberto Zaccheroni, fautore della difesa a 3, fornisce una quantità impressionante di assist per gli attaccanti del Diavolo, Bierhoff su tutti. Dopo il gol al Barcellona, arriva anche la chiamata da parte del tecnico dell'Italia di allora, Giovanni Trapattoni, che confida nel terzino del Milan, capace di vincere un Europeo Under 21 nel 2000 con Tardelli. L'ex tecnico degli azzurrini lo mette però in guardia con una frase sibillina, che riletta oggi sembra premonitrice: "Il tuo piú grande nemico sei tu".

UN SICILIANO A BARCELLONA - Preoccupato dalla mancanza di titolarità in rossonero che potrebbe costargli il Mondiale di Corea e Giappone 2002, Coco decide di andare in prestito al Barcellona, dove disputa una buona stagione pur senza affermarsi del tutto, anche per l'ingombrante presenza di Sergi nel suo ruolo tra i blaugrana. Primo giocatore italiano a vestire la maglia dei catalani, subisce la pressione psicologica di Barcellona, dato che viene spesso apostrofato dalla stampa come "il siciliano" e molte volte interrogato sulla situazione della sua terra d’origine, non mancando di fare polemica con frasi come “Catania é piú sveglia di Barcellona” o “Parece que la Mafia no existe sólo en Italia”, "sembra che la mafia non esista solo in Italia". Il ritorno in patria è scontato, ed è qui che arriva il momento fatidico nella carriera di Coco.
DELUSIONE INTER, ESTERO MALEDETTO E LE LUCI DELLA RIBALTA - Nell'Inter gioca solo la prima stagione (con Cuper, mentre con Zaccheroni è infortunato), poi si divide tra panchina e tribuna, a causa dei numerosi problemi fisici e del rapporto non idilliaco con Mancini, mentre Seedorf sull'altra sponda del Naviglio vince due Champions. Nonostante i dolori, nell’estate del 2005 passa al Livorno, dove Roberto Donadoni gli promette di recuperarlo: tornato nel suo ruolo preferito di esterno sinistro di centrocampo, dIsputa un'ottima stagione, prima dell'ennesimo infortunio che sancisce la fine prematura della sua carriera. L'Inter non lo vuole più, l'idea di tornare all’estero non trova peró fortuna: al Manchester City scoppia un caso per cui pare che l’allenatore lo rifiuti perché presentatosi all’allenamento con una sigaretta in bocca, al Saint Etienne il presidente lo rifiuta adducendo come motivazione una non buona forma fisica, al QPR di Briatore pare che non fosse adatto per il modulo utilizzato dai londinesi. Decide quindi di ritirarsi dal calcio professionistico all’etá di 30 anni, cercando fortuna come attore negli Stati Uniti d’America, esperienza fallimentare. 

COCO OGGI: ALTROCHE' CALCIATORE... - Attualmente, a 37 anni, ha radicalmente cambiato la sua vita e fa l'imprenditore a Dubai, nell'ambito della ristorazione made in Italy: questo dopo di essere finito al centro delle indagini sui ricatti fotografici di "Vallettopoli" (Coco sarebbe stato fotografato da Corona mentre era nudo in barca con alcuni amici e Galliani avrebbe comprato gli scatti). E' stato responsabile delle pubbliche relazioni alla discoteca Billionaire di Porto Cervo, di proprietà dell'amico Briatore. Ha partecipato alla quinta edizione del reality show "L'Isola dei famosi" ed è stato per un periodo ospite fisso della trasmissione domenicale "Quelli che il calcio". Grande amante della vita mondana e delle feste, è stato fidanzato con Manuela Arcuri. La sua carriera avrebbe certamente potuto prendere una piega diversa, ma Coco non è stato capace di effettuare i sacrifici che ti consentono di affermarti nel mondo del calcio: si tratta della classica dimostrazione che il talento nel pallone è secondario, mentre il sacrificio e l'abnegazione quasi fondamentali. Quando per un calciatore il pallone diventa secondario, il finale è già scritto: e non è lieto.

@AleDigio89