In questo periodo, dopo i fatti di Inter-Napoli, la lotta al razzismo è tornata alla ribalta nel nostro calcio con improvviso vigore: c'è qualcuno però che questa battaglia la combatte con regolarità da anni e ha vissuto il calcio italiano, da persona di colore, in tempi nei quali la situazione era forse ancora più difficile. Il suo nome è Olivier Dacourt, è nato a Montreuil, vicino Parigi, ormai 45 anni fa  e di mestiere faceva il centrocampista.

LE ORIGINI SENEGALESI: DALLO STRASBURGO ALL'EVERTON - Proveniente da una famiglia di immigrati senegalesi, trascorre i primi anni di carriera nel paese natale, che sceglie da subito di rappresentare anche con la maglia delle nazionali giovanili, prima di approdare nei Bleus: dopo nove anni di giovanili, prima con l'Aulnay sous Bois e poi con lo Strasburgo.  riesce finalmente a debuttare in Ligue 1, con la maglia del Racing. In Alsazia rimane per sette stagioni, nelle quali si afferma con estrema regolarità da centrocampista di rottura ma dai piedi raffinati e capace di pregevoli inserimenti che spesso lo portano al gol. In Inghilterra si accorgono presto di lui ed è l'Everton di Walter Smith ad aggiudicarselo: a Liverpool non si ambienta e rimane solo per una stagione, salvo tornare poi in patria, nel Lens.

LA CHAMPIONS COL LEEDS E LO SGARBO AL MILAN - E' però proprio in Inghilterra che Dacourt sfonda nel calcio che conta: con la maglia del Leeds United, squadra dove rimane per quattro stagioni, conquista la partecipazione alla Champions League e ottiene una clamorosa qualificazione alla semifinale della competizione, dopo aver battuto il Milan ed eliminato il Barcellona nei gironi. In una squadra che vede gente come Bowyer, Kewell e Viduka, il francese si ritaglia un ruolo da protagonista, scrivendo alcune delle pagine recenti più belle della storia dei Peacocks. LA ROMA E LE VITTORIE CON L'INTER - Nel 2003 avviene la svolta della sua carriera: il passaggio in Italia, nella Roma, che dà inizio a un ciclo di convocazioni nella Nazionale francese. A fianco di Totti e compagni disputa tre stagioni importanti, prima di passare all'Inter di Roberto Mancini, che lo ingaggia a parametro zero e gli fa firmare un accordo biennale. Pur avendo avuto altre offerte, il giocatore motiva il passaggio in nerazzurro dichiarando di voler conquistare il suo primo scudetto: arrivato inizialmente come riserva, complici gli infortuni e le squalifiche di alcuni suoi compagni, viene impiegato con discreta continuità dall'allenatore Roberto Mancini e vince due campionati italiani e due Supercoppe con la squadra meneghina, prima di infortunarsi seriamente al ginocchio sinistro e perdere tutta la stagione. Con il nuovo allenatore dell'Inter José Mourinho trova poco spazio.

DACOURT OGGI: 'NON SONO UNA SCIMMIA - Lascia l'Inter per tornare in Premier, al Fulham, prima di trasferirsi in Belgio allo Standard Liegi: la sua carriera è però agli sgoccioli, a causa dei gravi problemi fisici. Si ritira nel 2010, a 36 anni: ma una volta appesi gli scarpini al chiodo, non fa perdere le sue tracce. Si trasferisce a Parigi, dove inizia a collaborare con TF1 e realizza interviste ai grandi personaggi dello sport e del calcio per il programma Telefoot, fa il commentatore per il network televisivo Eurosport, per Sky Sport e per Canal+. Ma il suo nome è tornato alla ribalta proprio in occasione della tematica dei cori razzisti: l'ex giocatore di Roma e Inter ha lanciato infatti il 6 gennaio in Francia un documentario sulla discriminazione razziale intitolato "Non sono una scimmia", su Canal +, da lui scritto e ideato. Il tema principale e attuale è quello del razzismo come macchia persistente del calcio, analizzato con la partecipazione di altri calciatori come Eto’o, Balotelli, Vieira ed Umtiti, e di allenatori ed arbitri: chapeau, Olivier. 

@AleDigio89