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"E poi scivola come un torero sotto la Kop": 2008 Liverpool-Arsenal, ritorno dei quarti di finale di Champions League. Tutti gli appassionati di calcio hanno sentito, almeno una volta nella loro vita, lo stralcio della celeberrima telecronaca di Massimo Marianella, che ha reso immortale il nome di Fernando Torres più di quanto non lo avessero già fatto i suoi risultati sportivi. Qui si parla di un campione, poco da dire: forse uno dei primi veri attaccanti dell'epoca moderna, veloce, tecnico e con un grandissimo senso del gol. Il palmares e le squadre in cui ha militato parlano per lui, il "Nino", come da sempre è stato soprannominato per il viso imberbe e la precocità: capitano dell'Atletico Madrid a soli 20 anni, fenomeno nel Liverpool, campione d'Europa con la Spagna grazie a un suo gol. Tutto quello che di bello ci poteva essere, c'è stato.

FAVOLE ATLETI E LIVERPOOL, LO STADIO INTITOLATO E L'EUROPEO - "Nella mia classe eravamo in 20: 19 tifavano Real Madrid, io no. Io tifavo Atletico": Fernando José Torres Sanz​ nasce nel 1984 a Fuenlabrada, regione di Madrid. Dalla periferia diventerà uno dei cinque giocatori che hanno vinto una; Champions League, una UEFA Europa League, un Europeo e un Mondiale: non solo, gli verrà anche intitolato lo stadio della sua città natale, come avviene soltanto ai personaggi storici ormai deceduti. I Colchoneros sono la sua vita, dato che ci rimane per ben 15 anni: 12 all'inizio della carriera e 3 alla fine, con 321 presenze e 110 gol realizzati. L'amore di una vita, da tifoso, da calciatore, da capitano, il più precoce di sempre: una prima parte di carriera folgorante, che gli vale la chiamata del Liverpool, dove diventa subito protagonista.

IL DECLINO AL CHELSEA, COME SHEVCHENKO - Recordman di reti, miglior giocatore della Premier, campione d'Europa nel 2008, bomber formidabile e inarrestabile, bello per i tifosi, le tifose e gli esperti: con quella chioma bionda svolazzava per i campi d'Inghilterra, sembrando quasi inarrestabile. Poi però qualcosa si inceppa: uno degli attaccanti più forti della sua generazione diventa un attaccante" quasi normale", in concomitanza con il trasferimento nel Chelsea, proprio come era avvenuto qualche tempo prima ad Andriy Shevchenko: 60 milioni di euro la cifra spesa dai Blues per portarlo a Londra, dove non toccherà mai più le vette di Liverpool e Madrid.
IL FLOP AL MILAN E LA MALEDIZIONE DELLA NUMERO 9 - E non le toccherà nemmeno a Milano, in quel Milan che lo acquista nella stagione 2014/2015, dieci anni dopo di quando avrebbe voluto: l'avventura italiana è un flop, la "maledizione della maglia numero 9" lo colpisce e lo atterrisce, tanto da far gridare alla carriera finita. Ma non è così che vuole chiudere il Nino: il ritorno a Madrid, nei rojiblancos tanto amati, lo porta a tornare nuovamente importante, seppur nel ruolo di dodicesimo uomo, e a centrare un'altra finale di Champions, poi persa contro il Real, prima del commiato di carriera in Giappone.

DA CALCIATORE A CULTURISTA - Ora l'ex bomber di Liverpool, Chelsea e Spagna si appresta a diventare il tecnico della squadra B dell’Atletico Madrid, ma il Nino ha avuto un’incredibile trasformazione fisica: l'ex Milan deve aver passato molto tempo in palestra. a giudicare le apparenze da bodybuilder che lo contraddistinguono e il passaggio da un fisico esile e magro a massiccio e pieno di muscoli. Così è più difficile scivolare...

@AleDigio89