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L'appuntamento odierno della rubrica "Che fine ha fatto?" è dedicato ad uno dei più grandi 'bomber' dell'ultimo ventennio italiano, nell'accezione più caratteristica di questo termine: un calciatore di umili origini, un lavoratore semplice, che partendo dal nulla è riuscito a farsi conoscere per il modo di stare in campo, le reti decisive e la capacità costante di stupire il pubblico, con le giocate o con le parole. Ighli Vannucchi da Prato è sicuramente il prototipo di questo tipo di calciatore: una carriera in provincia, classe e simpatia da vendere.

FANTASIA NELL'ANIMA E QUEL NO AL MILAN - Nato nel 1977, si dedica al pallone sin da bambino: presto in famiglia si accorgono che il ragazzo ci sa fare, tanto da iniziare la propria carriera a soli 8 anni, nelle giovanili della squadra pratese dell'A.C. Maliseti, dove rimane fino a 14 anni, quando si trasferisce nel Margine Coperta. A 16 poi il grande salto nella Lucchese, dove esordisce a 19 anni in Serie B, dimostrando subito di essere già pronto per questo tipo di palcoscenici; nella stagione successiva, con 35 presenze e 2 reti, è protagonista della salvezza dei rossoneri nella serie cadetta. Il ruolo di Ighli è atipico: si tratta infatti del classico numero 10, dotato di tecnica, fantasia e classe purissima, in un periodo storico nel quale però il ruolo del fantasista è spesso trascurato e costretto dagli allenatori, che impongono compiti difensivi a giocatori ai quali dovrebbe essere concesso solo di inventare. Fortunatamente, l'allora presidente della Salernitana Aniello Aliberti non è uno di questi: stregato da Vannucchi, nel 1998 lo acquista, assieme a Marco Rossi. Nonostante una squadra che comprendeva giocatori del calibro di Di Vaio, Gattuso, Fresi, Breda, Di Michele e Tosto e un allenatore come Delio Rossi, il club amaranto non riesce ad ottenere la salvezza. La stagione seguente Vannucchi è protagonista del buon campionato dei campani in B, realizzando 8 reti, prima di essere acquistato dal Venezia di Novellino e Zamparini nella finestra di gennaio. Sulla laguna resta solo un anno, entrando però nel cuore dei tifosi: lo aspetta infatti l'Empoli, e l'avventura calcistica che cambierà la sua vita, per la quale Vannucchi disse anche no all'interessamento di un top club come il Milan, nel quale si sarebbe probabilmente 'bruciato'.

UN 'EL DORADO' CHIAMATO EMPOLI - Con i toscani infatti disputa 7 campionati tra A e B, felice e protagonista in una piccola squadra, totalizzando 273 presenze e 38 gol e diventando una vera e propria bandiera: i tifosi toscani si innamorano di quel giocatore con i capelli lunghi e i piedi d'oro, che porta l'Empoli al raggiungimento di un obiettivo storico, come la qualificazione in Coppa Uefa. Nel mezzo una breve esperienza a Palermo, dove però non si ambienta e gioca poco. In Toscana realizza il suo record di marcature in Serie A, 5, e nella fantastica stagione 2006/2007, con il suo mentore Gigni Cagni come tecnico, chiude il campionato al settimo posto con 54 punti, record assoluto per la società toscana, qualificandosi alla Coppa UEFA: tuttavia l'esperienza europea per la squadra toscana dura solo 2 partite, eliminata dallo Zurigo. 

IL CALCIO COME PURO DIVERTIMENTO - Nel 2010 Vannucchi si svincola dall'Empoli e approda a La Spezia: in Lega Pro segna 7 gol in 39 presenze, portando i liguri alla storica vittoria di campionato, Coppa Italia di Serie C e Supercoppa Italiana di Serie C, un traguardo mai raggiunto da nessun'altra squadra italiana. Ciò che però esplica al meglio il carattere e il modo di vedere il calcio del trequartista toscano è il suo momentaneo passaggio, tra l'avvventura empolese e quella spezzina, al Guamo, squadra lucchese di terza serie amatoriale: il pallone è visto come un divertimento, un bel modo di trascorrere la vita, non come un mero strategemma di guadagno. Sceglie di rinnovare con lo Spezia e passa alla Virtus Entella, allora in Lega Pro: con il club di Chiavari torna a segnare 5 reti in campionato, venendo eliminato dal Lecce nei playoff promozione, nei quali timbra il cartellino con una magistrale punizione, il suo marchio di fabbrica. Ma Ighli ha ancora voglia di stupire: passa al Viareggio nel 2013 e con un suo gol fa vincere l'Esperia a Pisa dopo diciannove anni dall'ultima volta. A cinque giornate dal termine però rescinde il contratto, e l'anno seguente si accasa al Real Forte dei Marmi Querceta in Eccellenza, prima di rescindere anche con loro, probabilmente non essendo più in grado di reggere l'ingombrante impegno calcistico.
GENERAZIONE DI FENOMENI - In pochi si ricordano che Vannucchi fu grande protagonista anche con la Nazionale azzurra: la vittoria di un Europeo Under 21 nel 2000, in una squadra fortissima che aveva in Pirlo, Gattuso, Perrotta, De Sanctis, Baronio e Spinesi le punte di diamante. Il rimpianto? Non avere mai debuttato in Nazionale maggiore, anche se nel 2007 ci andò vicino: ma allora i rivali si chiamavano Del Piero e Totti. Attualmente segue poco il calcio,preferendo giocarlo: è rimasto molto affezionato ad Empoli e al modo di lavorare della società azzurra, "serio, sereno e con la grande capacità di investire sul vivaio", come testimoniano le esplosioni di Valdifiori e co.

IGHLI OGGI - Oggi Ighli gioca a calcio amatorialmente, e si dedica prevalentemente all'altra sua grande passione: la pesca, grazie alla quale ha viaggiato molto e continua a divertirsi come un bambino. In seguito alla visibilità del calcio ha anche conosciuto persone importanti nel mondo della pesca, oltre ad avere aperto un sito (buonapesca.it), dedicato proprio al mondo di ami e lenze. Inoltre porta avanti anche il progetto ilbomber.it, per esaltare coloro che hanno fatto della semplicità e dell' 'ignoranza', nel senso bonario del termine, la propria Stella Polare: nessun testimonial poteva essere più adatto, perchè Vannucchi è stato in grado di regalare a tutti coloro che lo hanno potuto conoscere come giocatore o come persona momenti di puro godimento ed esaltazione. E allora altro che CR7, io sono per IV10. 

Alessandro Di Gioia
@AleDigio89