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L'inchino rivolto ai tifosi dopo ogni gol, come fa il Matador nell'arena dopo aver ucciso il toro. Così Marcelo Salas si è fatto conoscere dal pubblico europeo durante i suoi anni di militanza nei Millionarios del River Plate. Prima punta dal gol facile Salas può tutt'ora vantare il record di gol con la maglia della nazionale cilena: 37 in 70 presenze, anche se la grande soddifazione è quella di aver sfondato ed essere diventato idolo dei tifosi di una squadra argentina, impresa mai riuscita ad un giocatore cileno.

INCHINO AL MONUMENTAL - Josè Marcelo Salas Milenao nasce a Temuco, ultimo avamposto della cultura Mapuche, nel 1974. Durante la sua militanza nella piccola società del Santos Temuco partecipa, nonostante il divieto impostogli dai genitori, ad un torneo organizzato dalle tre sorelle del calcio cileno (Universidad de Chile, Colo-Colo e Universidad Catolica) e, nonostante il gran numero di partecipanti viene scelto dall'Universidad de Chile, maglia con la quale esordisce pochi giorni dopo realizzando una doppietta. Nel 1993 esordisce in prima squadra, e grazie ai tanti gol realizzati fin da subito, non ci mette molto ad entrare nel cuore dei tifosi. Appena un anno più tardi arriva la prima chiamata con la Roja, esordio bagnato da un gol contro l'Argentina di Maradona in un'amichevole disputata in preparazione al Mondiale di Usa '94. Dopo tre anni a grandi livelli in patria nei quali realizza 55 gol in 77 presenze vincendo due campionati, gli argentini del Boca Juniors si interessano a lui. L'allora allenatore degli Xeneizes Carlos Billardo non è pienamente convinto dell'operazione in quanto nessun cileno è mai risciuti ad imporsi nel campionato argentino, e vorrebbe prelevarlo in prestito senza fare follie economiche, Salas rifiuta e firma con gli acerrimi nemici del River Plate. La sua avventura al Monumental è da incorniciare: 24 gol (tutti accompagnati dall'inchino) in 56 presenze, 4 campionati vinti, il premio come miglior giocatore sudamericano dell'anno 1997 gli conferiscono l'etichetta di Matador, soprannome che lo accompagnerà per tutta la vita.

L'UOMO DEGLI SCUDETTI - Le grandi del calcio europeo non rimangono insensibili alle prestazioni di Salas, così la Lazio di Cragnotti decide di bruciare la concorrenza acquistandolo per 33 miliardi di lire nel gennaio del 1998, sei mesi prima del Mondiale di Francia nel quale realizza 4 gol. Il trasferimento si concretizza solo a settembre, appena in tempo per vincere la Supercoppa Italiana contro la Juventus. La prima stagione romana si conclude con 19 gol in 36 presenze e il trionfo in Coppa delle Coppe contro il Mallorca. La stagione 1999-2000 inizia con la vittoria della Supercoppa Europea contro il Manchester United con il gol decisivo proprio di Salas e finisce con la vittoria dello Scudetto e della Coppa Italia da assoluto protagonista. Al termine della stagione 2000/2001 la Juventus bussa alle porte dei biancocelesti che, costretti dalle difficoltà finanziarie, decidono di cedere il Matador per 25 miliardi più il cartellino di Kovacevic. Salas lascia la Lazio dopo 48 gol in 117 partite. L'avventura in bianconero inizia nel peggiore dei modi: ad ottobre la rottura del legamento crociato ne condiziona la stagione, nonostante ciò riesce a conquistare il secondo Scudetto consecutivo. Tornato a disposizione di Lippi in estate, ma la concorrenza di Del Piero e Trezeguet, e l'esplosione di Di Vaio ne limitano l'impiego. Dopo appena un gol in 11 presenze e l'ennesimo Scudetto vinto decide di fare ritorno in Argentina.

PRESENTE DA COLTIVATORE - Il River Plate riesce ad accaparrarselo in prestito per due anni, ma il fisico di Salas non è più integro come dieci anni prima. La sua nuova avventura al Monumental viene segnata da numerosissimi infortuni, tanto da riuscire a disputare solo 32 partite in due anni. Nell'estate del 2005 rescinde il proprio contratto con la Juve e torna in patria con la squadra che lo aveva lanciato nel grande calcio: l'Universidad de Chile. Durante la sua permanenza a Santiago decide di iscriversi al corso Sport Management e Marketing per coltivare la sua passione per l'economia. Nel 2008, all'età di 34 anni decide di dire addio al calcio giocato. Dopo l'attività agonistica Salas decide di far fruttare il suo unico investimento fatto da giocatore e inzia a coltivare mirtilli in un appezzamento di terreno acquistato nel 1998. L'azienda agricola in 6 anni arriva a produrre fino a 600 mila chili di mirtilli all'anno esportati in Asia ed Europa. Salas non ha dimenticato la sua terra e le sue origini ed ha acquistato il Temuco, dove oltre a promuovere l'attività sportiva cerca di aiutare i bambini offrendo un servizio assistenziale completo e continuato.