19
Esistono carriere che sin dall'inizio si rivelano entusiasmanti e destinate a repentini stravolgimenti, toccando picchi di successo ma raggiungendo anche abissi inaspettati: senza dubbio quella di Fabrizio Miccoli da Nardò, ex attaccante classe 1979 soprannominato il "Romario del Salento", va ascritta di diritto alla categoria. Non tanto per i trionfi ottenuti, esclusivamente una Supercoppa italiana nel 2003 con la Juventus e una Supercoppa portoghese nel 2005 col Benfica, un bottino relativamente magro per un calciatore dotato della tecnica del folletto leccese. Quanto per quello che è riuscito a diventare per alcune piazze, quella giallorossa ormai a fine carriera, ma soprattutto quella di Palermo, nel quale ha militato per sette stagioni, dal 2007 al 2013, diventandone il miglior marcatore di tutti i tempi e il giocatore con più presenze in massima serie. ​

IL MILAN E IL SODALIZIO CON CORVINO - Originario di San Donato di Lecce, il Pibe di Nardò, così chiamato in onore del suo idolo d'infanzia Diego Armando Maradona con il cui nome ha battezzato anche uno dei due figli e del quale comprerà gli orecchini di brillanti aiutandolo in un periodo di bancarotta, si distingue sin da piccolo militando sempre con ragazzi più grandi: cresce nel San Donato prima di passare a soli 13 anni nelle giovanili del Milan, che lo acquista per 10 milioni di lire. In rossonero vince un campionato Giovanissimi realizzando 28 reti in una sola stagione e vedendo da vicino alcuni suoi idoli da raccattapalle a San Siro. Tuttavia la nostalgia di casa lo spinge a tornare in Salento, nel Casarano, visto che il Lecce di cui da sempre è tifoso non punta su di lui: la sua fortuna è che proprio nel club rossoazzurro conosce il suo mentore Pantaleo Corvino, con il quale vince uno scudetto Berretti ed esordisce tra i professionisti a soli 16 anni, attirando l'interesse della Ternana. Miccoli trascorre quattro stagioni in Umbria, tutte in Serie B, dispensando reti e colpi di classe. 

LA 'TRAGEDIA' JUVE, PERUGIA E COSMI E I LITIGI CON LA 'TRIADE' - Trequartista o seconda punta, dribblomane, gran tiratore di calci piazzati: Miccoli a 24 anni ha le stimmati del fuoriclasse e la maturità giusta per il calcio che conta. La Juventus decide di acquistarlo e girarlo in prestito al Perugia di Luciano Gaucci, con il quale il rapporto è difficile: col Grifone però arriva nono al debutto in Serie A, giungendo fino alle semifinali di Coppa Italia e laureandosi capocannoniere della competizione. In Umbria nasce il sodalizio tra Miccoli e Serse Cosmi, a sua detta il miglior allenatore che lo abbia mai guidato. Il rientro in bianconero è però complicato: rincalzo delle punte titolari Del Piero e Trezeguet, non riesce mai ad esplodere definitivamente, anche per il rapporto non idilliaco con la dirigenza della Juve composta dalla triade Moggi, Giraudo e Bettega, a causa di alcuni screzi. Dopo l'arrivo di Ibrahimovic, lo spazio in campo si riduce ulteriormente, e Miccoli viene ceduto alla Fiorentina, definendo la sua esperienza a Torino come "una tragedia".

VIOLA, BENFICA E RE DI PALERMO - A Firenze le cose vanno diversamente: il "Romario del Salento" torna a fare gol, diventando il capocannoniere della Viola e contribuendone in maniera decisiva alla salvezza, guadagnandosi inoltre la convocazione in Nazionale. La Juventus lo riscatta alle buste e lo gira in prestito in Portogallo, al Benfica, nel quale Miccoli si mette in mostra anche in Champions League e diventa un idolo della tifoseria delle Aguias. I continui infortuni e la nostalgia di casa lo spingono però a tornare in Italia: si accasa quindi al Palermo, dove per lui inizia una vera e propria età dell'oro, a fianco del brasiliano Amauri e dell'uruguaiano Cavani. In Sicilia non si impone subito, però: dopo una prima stagione costellata da infortuni, nella seconda diviene capitano e leader tecnico e dello spogliatoio rosanero. Tantissimi i gol, che trascinano il Palermo in Europa League per due anni di fila. Saranno sei le stagioni magiche con le Aquile: 179 le presenze, 81 le reti totali.
I COLPI DI TESTA E LA CONDANNA - In mezzo, tanti colpi di testa "alla Miccoli": dagli orecchini di Maradona alla cittadinanza onoraria conferitagli dal comune di Corleone e poi revocata dopo le intercettazioni degli insulti a Falcone nella telefonata con il figlio di un boss mafioso, dal lido gestito a Santa Maria di Leuca alla scuola calcio per bambini chiamata A.S.D Fabrizio Miccoli, dallo sponsor Nike e Citroen alla passione per il wrestling, con la tipica esultanza "You can't see me" di John Cena fino alla mai celata simpatia per il Partito Comunista e il Che. Purtroppo però anche diverse controversie giudiziarie: prima l'avviso di garanzia dalla Procura di Palermo per tentata estorsione, concorso in tentata estorsione ed accesso abusivo a sistema informatico, poi l'accusa di estorsione aggravata e la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Miccoli chiede scusa alla città di Palermo piangendo e affidando a Repubblica una lettera idealmente indirizzata all'insultato Falcone.

DA MALTA ALL'ASD FABRIZIO MICCOLI: IL 'ROMARIO DEL SALENTO' OGGI - La carriera calcistica continua, finalmente nell'amato Lecce, in Serie C, da capitano: non riesce però a centrare la promozione in Serie B perdendo ai playoff contro il Frosinone. Ormai giunto all'età di 35 anni, decide di chiudere la carriera nel Birkirkara, squadra maltese di massima serie con la quale disputa l'Europa League. Ma oggi, quattro anni dopo il ritiro, Miccoli che fine ha fatto? La scuola calcio da lui fondata, l'ASD Fabrizio Miccoli, ha ricevuto il premio come "migliore Società di Calcio – Settore Giovanile" per la stagione 2018/219. Nel frattempo lui si diverte su Instagram, "palleggiando" con qualsiasi cosa gli capiti a tiro: una rinascita per un uomo che ha sbagliato, ma che sul campo di calcio ha comunque dimostrato di essere un fuoriclasse.​

@AleDigio89