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Alessandro Faiolhe Amantino, per tutti Mancini, è stato uno di quei giocatori in grado di far sognare e innammorare i tifosi di tutte le squadre per le quali ha militato: lo pseudonimo "Mancini" nasce  come storpiatura del portoghese "mansinho", che significa mansueto, per via del carattere mite del brasiliano di Belo Horizonte. Successivamente, al suo arrivo in Italia, l'ex calciatore verdeoro Toninho Cerezo lo modificò in Mancini, in onore dell'ex giocatore e attuale allenatore dell'Inter Roberto Mancini.

VENEZIA E UN INIZIO DIFFICILE - Di italiano Mancini ha le origini, per via di una bisnonna veneta, e in Italia, guarda caso, ha vissuto gli anni più felici della carriera: dopo essere sbocciato nell'Atletico Mineiro, squadra della sua città, nella quale esercitava al meglio il ruolo di terzino con spiccate doti offensive tanto da mettere a segno 15 reti in una stagione, viene notato dall'allora direttore sportivo della Roma Franco Baldini e acquistato dalla società giallorossa, che lo gira in prestito in Serie B al Venezia per farsi le ossa. Sulla Laguna però l'esterno brasiliano gioca molto poco, a causa del burrascoso rapporto con l'allora tecnico Gianfranco Bellotto, che lo accusava di inutili leziosismi e di non sapersi adattare al calcio italiano, rimproverandolo persino per il suo controllo di palla con l'esterno del piede, poco convenzionale in Italia. Funambolo, giocatore capace di ‘ubriacare’ l’avversario, dotato anche di gran corsa e di un buon tiro, sembrava inadatto in un campionato tattico come quello italiano. Niente di più sbagliato.

ROMA E L'ETA' DELL'ORO - A Roma infatti, nella stagione 2003/2004, si conquista subito la stima del Generale Fabio Capello, che nota in quell'esterno brasiliano le caratteristiche da scardina-difese di cui ha bisogno per infastidire gli avversari: nella sua prima stagione nella Capitale sostisuisce al meglio Cafu, passato al Milan, e segna un indimenticabile gol di tacco alla Lazio in un notorio derby vinto dai giallorossi, che gli varrà il soprannome di "tacco di Dio". Capello, che nella stagione seguente passa alla Juventus, prova a portarselo dietro, ma senza successo. Mancini diventa subito uno degli uomini di fiducia di Spalletti, che lo schiera più avanzato, a centrocampo: nella stagione 2006-2007 vince la Coppa Italia con la maglia giallorossa ma soprattutto sale alla ribalta internazionale per uno splendido gol realizzato negli ottavi di Champions League contro il Lione, dopo aver ubriacato con un'incredibile serue di doppi passi il malcapitato difensore del Lione Réveillère. Il bilancio di Amantino con la Roma è impressionante: 222 presenze totali, condite da 59 reti.

IL DECLINO MILANESE - Le prestazioni dell’esterno brasiliano lasciano tutti a bocca aperta, compreso José Mourinho, che decise di farlo arrivare all'Inter nella stagione 2008-2009 per 13 milioni di euro: sembrava l'inizio di un altro periodo di gloria, ma per Mancini fu l'inizio della fine. Intristito dalle tante panchine a causa del cambio di modulo di Mou, imbolsito dai vizi extracalcistici, il brasiliano sembra un altro giocatore: con la casacca nerazzurra gioca solo 28 partite in 2 stagioni e mezzo, intervallate da un periodo in prestito al Milan, nel quale mette a referto solo 7 apparizioni. Un gol solo, in nerazzurro (contro il Panathinaikos in Champions), nessun artifico funambolico, niente di niente: l'esperienza nelle due squadre di Milano è assolutamente da dimenticare per Amantino, che comunque è nella rosa dei vincitori del Triplete con i nerazzurri
LA CONDANNA PER STUPRO - Deluso però dalle pessime prestazioni in campo, il brasiliano entra in un vortice pericoloso. Alcol e serate piene di eccessi, fino alla denuncia per violenza sessuale: il 28 novembre 2011 viene infatti condannato con rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi di reclusione per violenza sessuale e lesioni personali nei confronti di una giovane brasiliana, conosciuta a Milano durante una festa di Ronaldinho. Mancini non ha mai negato il rapporto sessuale, ma sosteneva che la ragazza fosse stata consenziente.

MANCINI OGGI - Decide quindi di tornare in Brasile per concludere la carriera. Attualmente, dopo qualche esperienza tra Atletico Mineiro, America MG e Bahia, Mancini milita nel Vila Nova, squadra di Serie D brasiliana: nei suoi occhi si può riscontrare una velata nota di malinconia, per quello che poteva essere ed invece non è stato. Con la tecnica e la rapidità delle quali era dotato, Amantino poteva diventare veramente uno dei migliori esterni del mondo: ma si è buttato via, e la giovinezza, ora, non tornerà più.

@AleDigio89