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Perdersi nel mondo del calcio è questione di un attimo: il cosiddetto proverbio "dalle stelle alle stalle" per i giocatori di pallone è quasi una costante, soprattutto se diventati famosi molto giovani. Lo sa bene Angelo Pagotto, ex estremo difensore classe 1973, passato dall'ebbrezza di rivelarsi l'eroe della finale Under 21 di Barcellona contro la Spagna e da club come Napoli e Milan alla squalifica per doping a causa dell'utilizzo di cocaina e a doversi cercare un lavoro per sbarcare il lunario. Una storia purtroppo già sentita e ordinaria nel calcio nostrano.

DAL NAPOLI ALLA SAMP: EROE DELL'EUROPEO UNDER 21 CON TOTTI E NESTA, BUFFON IN PANCHINA - Nato a Verbania, cresce nelle giovanili dl club della sua città, prima di essere acquistato dal Napoli, che intravede in lui il futuro della porta partenopea: considerato uno dei portieri più promettenti del calcio italiano, raggiunge inconsapevolmente l'apice della propria carriera a soli 23 anni, quando da titolare della Sampdoria, squadra in cui passa dopo un anno di prestito alla Pistoiese dal Napoli, si prende i pali della Nazionale Under 21 mettendo in panchina nientepopodimeno che Gianluigi Buffon  e conquista da protagonista il Campionato Europeo del 1996, con compagni del calibro di Alessandro Nesta e Francesco Totti. Di fronte la Spagna di Raul, in una notte storica, nella quale Pagotto para due rigori: uno proprio al futuro capitano del Real Madrid, l'altro al futuro laziale Ivan de la Pena. Una storica impresa che lo porta a vestire la maglia del Milan, dopo l'exploit in maglia azzurra: dalla nazionale Under 18 fino all'Under 21 di Maldini, senza partecipare ai Giochi olimpici di Atlanta. 

IL NO ALLA JUVE, IL FALLIMENTO AL MILAN E LE ACCUSE DI GAUCCI A PERUGIA - Arrivato da promessa, viene lanciato subito come titolare ma poi, a causa di qualche errore, finisce in panchina a beneficio del veterano Sebastiano Rossi: l'annata in rossonero è un fallimento, anche a causa di una stagione disastrata del club, che l'anno seguente lo cede in prestito all'Empoli prima di venderlo al Perugia. Tutto questo dopo che l'anno prima aveva rifiutato la chiamata di Moggi alla Juve, prima di bruciarsi con Arrigo Sacchi, a causa di un grave errore commesso contro la sua ex squadra Samp. L'avventura in Umbria però sembra permettere a Pagotto di ritrovare serenità, prima delle accuse pesantissime del suo presidente dell'epoca Gaucci, che dopo una gara persa contro la Juve disse che il portiere si era venduto la partita, visto che il suo procuratore era Alessandro Moggi. Il tecnico Castagner è costretto ad escluderlo, così passa alla Reggiana, prima di tornare a Perugia, dove però succede ancora qualcosa di negativo, forse fatale per la sua carriera. 

GLI OTTO ANNI DI SQUALIFICA PER COCAINA  - Risulta infatti positivo alla cocaina dopo un controllo antidoping effettuato in seguito a Fiorentina-Perugia a 26 anni e viene squalificato per due anni: Pagotto, sempre professatosi innocente, sconta quasi interamente la condanna, anche se nel 2005 la richiesta di archiviazione del procedimento penale per sospetto scambio di provette fa emergere seri dubbi sulla regolarità del controllo. Riesce comunque a tornare a giocare, anche se i palcoscenici sono nettamente inferiori rispetto a quelli calcati prima: tanta Serie B e Serie C, con le maglie di Triestina, Arezzo, Torino con zero presenze, Grosseto e Crotone. Proprio in occasione di un match di serie cadetta dei pitagorici contro lo Spezia, risulta nuovamente positivo alla cocaina, e questa volta ammette le proprie colpe. La Corte di Giustizia del CONI lo condanna a otto anni di squalifica, senza squalificarlo a vita ma compromettendo comunque definitivamente la carriera di Pagotto: nel 2011, ancora sotto squalifica, viene sorpreso ad allenare di nascosto i portieri della Sanremese e subisce pertanto una proroga della squalifica di ulteriori sei mesi.

DA OPERAIO ALLA LUCCHESE, PAGOTTO OGGI - Dopo la lunga squalifica è però uscito dal giro e ha lavorato da magazziniere in un'azienda tessile di Prato, con il sogno però di un ritorno nel mondo del calcio alla ricerca del riscatto, dopo aver fatto anche il cuoco, il pizzaiolo e il lavapiatti. Terminata la squalifica solo nel marzo di quest'anno, viene assunto dalla Lucchese come allenatore dei portieri: il club toscano sta fallendo e non lo può retribuire, ma almeno Pagotto è tornato a fare quello che più ama, realizzando il sogno di una seconda possibilità sul rettangolo da gioco. Perché, nel calcio come nella vita, una seconda possibilità va data, a chi dimostra di meritarla. ​

@AleDigio89