Ronny Rosenthal è stato uno di quei calciatori in grado di conoscere la duplice faccia del mondo del quale ha fatto parte per 25 anni da giocatore e del quale fa ancora parte, come procuratore e consulente a Londra, dove si è trasferito definitivamente: sin dai tempi degli esordi, prima nel settore giovanile e poi in prima squadra nel Maccabi Haifa, e poi lungo tutto il corso della sua carriera, che lo ha portato in Belgio, nel Club Bruges e nello Standard Liegi, e in Inghilterra, nel Liverpool, nel Tottenham e nel Watford, sfiorando ad un certo punto anche Udine e l'Italia, ha conosciuto spesso situazioni ambigue. Già, perché Rosenthal è nato in Israele, ad Haifa, nell'ottobre del 1963, ed è ebreo: due caratteristiche che non gli hanno concesso di avere una carriera normale.

GLI ESORDI IN ISRAELE E IL MANCATO TRASFERIMENTO IN GERMANIA - Attaccante da più di 100 gol in carriera e vincente in ogni luogo in cui si sia recato ( è stato infatti campione nazionale in tutti e tre i Paesi in cui ha militato), Rosenthal cresce calcisticamente nel vivaio della squadra della sua città natale, debuttando a 16 anni in prima squadra, nella seconda divisione israeliana prima e in prima divisione poi. Nel 1983-84, a soli 20 anni, vince il titolo di campione nazionale, prima di interrompere la carriera a causa del servizio militare e di rivincere il campionato nel 1985. In Germania, precisamente a Norimberga, si accorgono di lui, ma Ronny non può trasferirsi perché non ha ancora assolto gli obblighi di leva. Se lo aggiudicano l'anno seguente i belgi del Club Bruges, che lo pagano 200mila sterline e grazie alle sue reti vincono due Supercoppe belghe e un campionato, giungendo fino alla semifinale di Coppa Uefa. Dopo due anni di militanza, Rosenthal passa allo Standard Liegi, dove continua a farsi notare per la capacità realizzativa e dove attira l'interesse del club italiano dell'Udinese.

LA VERGOGNA DI UDINE - I friulani offrono 1,5 milioni di sterline per accaparrarselo, ma dopo le visite mediche decidono di non perfezionarne l'acquisto, adducendo ad un problema vertebrale del calciatore israeliano e tesserando al suo posto l'argentino Abel Balbo. La vera motivazione del fallimento dell'affare fu però un'altra, terribile e cruda: il club infatti non seppe opporsi all'atteggiamento razzista e profondamente antisemita di una parte della sua tifoseria, che aveva disseminato Udine di scritte con le quali veniva intimato alla proprietà di non acquistare un calciatore ebreo. "Rosenthal vai nel forno" e "Rosenthal giudeo" furono solo alcune delle pessime scritte che apparvero nel capoluogo friulano, mentre nella sede dell’Udinese era arrivata una lettera intimidatoria, siglata da una svastica, contenente minacce all'indirizzo del presidente Giampaolo Pozzo. Il clamore mediatico sfociò in un'interrogazione parlamentare e in seguito lo stesso Rosenthal citò in giudizio l'Udinese per danni morali: nel 1995 la pretura di Udine riconobbe il club responsabile di atteggiamento discriminatorio e lo condannò al risarcimento di 61 milioni di lire.

IDOLO A LIVERPOOL, POI IL TOTTENHAM E IL WATFORD DEI POZZO - Nel frattempo però la carriera di Ronny proseguiva a gonfie vele, stimolata e non fermata dal rifiuto di Udine: dopo il ritorno a Liegi e un periodo di prova in Inghilterra, nel Luton Town, fu notato nientepopodimeno che da Kenny Daglish, allora allenatore del Liverpool. Trasferitosi in prestito, con la maglia dei Reds si aggiudicò nello stesso anno il 18esimo titolo di campione d'Inghilterra del club, realizzando la bellezza di sette gol in sei mesi. A fine anno fu acquistato definitivamente dai Reds, con i quali disputò in quattro anni 66 presenze, realizzando 14 gol e vincendo una Community Shield e una FA Cup. Nel 1994 passò al Tottenham, squadra con tanti tifosi di fede ebraica, dove rimase per tre anni, prima di chiudere la carriera sempre in Inghilterra, diventata ormai la sua seconda patria, nel Watford, squadra di proprietà proprio dei Pozzo. Nel frattempo ebbe modo di mettersi in mostra anche con la maglia della nazionale israeliana, insieme al centrocampista Nir Klinger e al trequartista Eli Ohana, con la quale disputò 60 presenze, realizzando 11 gol e l'impresa di espugnare nel 1994 il Parco dei Principi di Parigi, nella vittoria ottenuta contro la Francia.

ROSENTHAL OGGI - E oggi, che fine ha fatto Rosenthal? Dopo la fine della carriera agonistica, stabilitosi a Londra, ha svolto incarichi di consulenza sportiva per diversi club e lavora come procuratore sportivo e talent-scout. Sposato con una belga, ha due figli, uno dei quali, Tom Rosenthal, è calciatore in Olanda, presso il Dordrecht, e rappresenta la nazionale del Belgio. Qualche anno fa ha commentato i giorni di Udine, in un'intervista al Corriere della Sera: "In quei giorni sui muri della città comparvero alcune svastiche e scritte razziste contro di me, israeliano ed ebreo. Ma non ho mai creduto che l’Udinese mi avesse scaricato per questo, perché si era spaventata: magari mi sbaglio, ma credo che fosse più che altro una questione d’affari. Hanno avuto l’occasione di prendere Abel Balbo e l’hanno sfruttata, senza rispettare gli accordi presi con me. Ho sempre amato molto l’Italia. E quell’episodio, che al momento mi aveva amareggiato e disorientato, si è rivelato invece la mia fortuna: andare a giocare in Inghilterra mi ha cambiato la vita. È stato un vero happy end". L'Italia ha poi conosciuto due calciatori israeliani: Tal Banin nel Brescia ed Eran Zahavi nel Palermo; ma, per ignoranza e razzismo, si è persa Rosenthal. 

@AleDigio89