Questa storia non parte dall'inizio, ma da metà: precisamente dal 23 giugno 1998, Stadio Velodrome di Marsiglia, ultima giornata del Gruppo A: la Norvegia, reduce dai due pareggi con Marocco e Scozia, deve assolutamente battere il Brasile capolista del girone, già qualificato e grande favorito per la vittoria finale. L'impresa è di per se insostenibile, ma appare disperata quando al 78' Bebeto batte Grodas e porta in vantaggio i verdeoro. A quel punto succede qualcosa: Tore André Flo, attaccante classe '73, 193 cm di altezza, fisico straripante e buona tecnica, decide che la nazionale scandinava non può uscire così mestamente da un Mondiale atteso 4 anni, dopo la beffa patita nel 1994 (Norvegia a pari punti con Eire, Italia e Messico ma eliminata per la peggiore differenza reti). Flo si scatena e prima segna il gol del pari, all'83', poi si procura il rigore decisivo, trasformato da Redkal, consentendo così alla nazionale norvegese di qualificarsi agli ottavi di finale, bissando così lo storico risultato del 1938. Gli scandinavi usciranno poi proprio con l'Italia di Cesare Maldini, grazie al gol di Christian Vieri, ma anche in quella gara Flo farà vedere i sorci verdi alla difesa azzurra.

TORE ANDRE' DIVENTA FLONALDO - Tore André, terzo di cinque fratelli di cui ben tre calciatori, nasce a Stryn, importante crocevia tra le città di Oslo, Bergen e Trondheim, e muove i primi passi nel club locale. A 20 anni esordisce in prima squadra nel Sogndal, dove con 16 reti si dimostra subito un bomber implacabile, tanto da guadagnarsi la chiamata nell'Under 21. Tuttavia non riesce a salvare il club dalla retrocessione, e a fine anno cambia casacca, firmando prima per il Tromso e poi per il Bergen. La costante? I gol, sia nel club che in nazionale, quella maggiore però: una tripletta a Trinidad e Tobago e una doppietta nella storica vittoria di maggio '97 per 4-2 contro il Brasile gli fanno meritare il soprannome di "Flonaldo", in onore del Fenomeno ex Inter.

IBRAHIMOVIC ANTE TEMPUS - In Inghilterra questo ragazzone con il vizio del gol non passa certo inosservato: nel settembre del ’97 lo acquista il Chelsea di Ruud Gullit, dove partì alle spalle dei ben più quotati Zola e Hughes ma riuscì ben presto a dimostrare tutte le sue qualità e approfittando di un infortunio del secondo segnò una tripletta nella vittoria del derby contro il Tottenham, finito 6-1. E' dotato di una fisicità impressionante ma anche di una discreta velocità e di una buona tecnica: una sorta di Ibrahimovic ante tempus, con le dovute proporzioni. Nel campionato successivo, nonostante l’arrivo di Vialli in panchina e di Casiraghi in attacco, il norvegese sarà fondamentale per la prima storica qualificazione dei Blues in Champions League. Ma l'arrivo a Londra l'anno seguente dell'islandese Gudjohnsen e dell'olandese Jimmy Floyd Hasselbaink lo costringono a fare le valigie, destinazione Glasgow: i Rangers spendono 12 milioni di sterline per accaparrarsi Flo e rispondere così all'acquisto da parte dei Celtic dello svedese Henrik Larsson. 29 reti in 53 match, prima del ritorno in Inghilterra, al Sunderland. Ma nei Black Cats le cose non vanno: la carriera del norvegese sembra avviarsi verso una mesta conclusione, quand'ecco che spunta un club italiano, il Siena dell'indimenticato presidente Paolo De Luca e di mister Giuseppe Papadopulo, che lo acquista a parametro zero in seguito alle difficoltà economiche del club inglese.

SIENA, CROCE E DELIZIA - Nella città toscana va a comporre un tridente da sogno, per la piazza, che comprende anche Enrico Chiesa e Nicola Ventola: la mossa geniale di Papadopulo è quella di non farlo più giocare prima punta, ma rifinitore, spesso arretrato ed esterno  rispetto all'ex bomber di Parma e Fiorentina. La stagione si conclude con la prima storica salvezza del Siena: per il norvegese un buon bottino di 8 reti, vista e considerata la posizione defilata. L'anno seguente però le cose peggiorano: prima un incidente stradale, fortunatamente non grave, poi l'arrivo in panchina di Gigi Simoni, che gli preferisce Maccarone e Carparelli: tuttavia a fine stagione fa registrare un bottino di altre 5 reti, che garantiscono la seconda salvezza consecutiva del club bianconero. FINE CARRIERA TRA INGHILTERRA E NORVEGIA - Dopo il ritorno in patria per motivi familiari, al Valerenga, nel 2007 l’ex compagno di squadra Dennis Wise lo chiama al Leeds dove però, per via di una serie di infortuni, non riesce quasi mai ad esprimersi al massimo del potenziale. Passano poco più di nove mesi e firma per il Milton Keynes Dons, terza serie inglese, allenato dall’ex compagno nel Chelsea Roberto Di Matteo: tanta panchina e la delusione del rigore decisivo per la promozione nella finale playoff contro lo Scunthorpe, fallito clamorosamente. Il dolore è troppo forte: Flo smette per due anni, prima di tornare a giocare nella squadra nel Sogndal, il cub nel quale aveva esordito: regala ai tifosi una doppietta contro il Molde e sostituisce il nipote Ulrik Flo, di quindici anni più giovane, nel pareggio contro il Rosenborg, regalando una cartolina indelebile a tutti i suoi tifosi.

TORE ANDRE' OGGI - Il presente è roseo: dopo una partecipazione da discreto ballerino all’edizione norvegese di “Ballando sotto le stelle”, programma televisivo dove si classifica secondo, Mourinho lo ha voluto nello staff del suo Chelsea, con il ruolo di aiuto allo sviluppo dei talenti delle squadre giovanili. Una bella soddisfazione per il gigante norvegese, che con la sua passione ha dimostrato che l'altezza nel calcio non è un ostacolo, anzi...

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