6
C'è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui i bambini di Leeds erano i più felici d'Inghilterra: no, non durante l'età d'oro di Don Revie, quando le Peacocks dominavano in patria e in Europa, come è rappresentato perfettamente nel film "Il maledetto United", e nemmeno di inizio anni'90, quando la squadra guidata da Strachan e Cantona vinse un clamoroso titolo. Parliamo degli splendidi anni di fine XX secolo, quando la squadra guidata dai gemelli del gol australiani, Harry Kewell e Mark Viduka, conobbe la gloria di una semifinale di Champions League e una semifinale di Coppa UEFA, dopo aver collezionato un terzo e un quarto posto in Premier League. 

CUGINO DI MODRIC, NAZIONALE AUSTRALIANO A 19 ANNI - Uno dei protagonisti  di quell'annata sensazionale, nel 2000, fu proprio il centravanti di origini croate, nato a Melbourne nel 1975 ma di famiglia chiaramente balcanica, tanto da essere cugino di primo grado di Luka Modric, ex Pallone d'Oro del Real Madrid: dopo un'infanzia serena, lontano dai problemi economici dell'Europa dell'Est, Viduka, dotato di un fisico possente che gli avrebbe consentito di praticare qualsiasi sport, inizia a giocare a calcio nelle fila dei Melbourne Knights, a soli 18 anni, prima di diventare nazionale australiano a 19. Nel suo biennio con i Cavalieri vinse per due volte il titolo di capocannoniere della National Soccer League e per due volte la Johnny Warren Medal, come NSL "Player of the Year" ovvero giocatore dell'anno, oltre a un titolo nazionale.

LA TRIBUNA IN SUO ONORE E I TRE DOUBLE IN CROAZIA - Il calcio australiano gli sta palesemente stretto, così decide di tornare in Europa, proprio in Croazia, dove ha lasciato radici e parenti: ad appena 20 anni viene acquistato dalla squadra più importante del campionato, il Croatia Zagabria (oggi Dinamo Zagabria): in quell'occasione la tribuna centrale del Knights Stadium, campo da gioco del Melbourne Knights, fu rinominata Mark Viduka Stand in suo onore, perché  finanziata con il denaro ricevuto per il suo trasferimento in Croazia. Con la maglia dei Modri  vince tre double, ossia accoppiata campionato-coppa nazionale, dal 1995 al 1998, realizzando la bellezza di 38 gol, esordendo prima in Coppa Uefa e poi in Champions League.

L'ODIO A CAUSA DI TUDJMAN IN CROAZIA, L'ORO DEL CELTIC IN SCOZIA - L'esperienza nel luogo di origine però si concluse in maniera pessima: il presidente croato Tudjman venne duramente contestato dalla popolazione, alla vigilia della Guerra dei Balcani. Viduka, identificato come l'acquisto del presidente, subì la stessa sorte e fu costretto a salutare. Poco male perché il Celtic Glasgow era giù sulle su tracce: ci fu una serie di equivoci tra il club scozzese e quello croato, con il Celtic che annunciò che l'attaccante aveva lasciato la Dinamo per motivi di stress, mentre la Dinamo si lamentò per il mancato pagamento. Anche oltremanica però la solfa non cambia: 27 gol in 34 partite gli valgono la nomina a giocatore dell'anno. Anche con la maglia dei verdi ci furono momenti poco edificanti, come quando durante una partita di Coppa di Scozia contro l'Inverness si rifiutò di entrare in campo. In ogni caso ormai in Inghilterra si erano accorti di lui.

L'EPOPEA LEEDS E LA SEMIFINALE DI CHAMPIONS - David O'Leary infatti, allenatore del Leeds United, fece acquistare Viduka per 6 milioni di sterline: reduce dalle semifinali di Coppa Uefa e dal terzo posto in campionato, riuscì ad arrivare fino alla semifinale di Champions, prima di essere sconfitto dal Valencia, la prima semifinale europea dal 1975, e si riclassificò quarto in Premier League. Storiche alcune partite nella cavalcata europea, come la vittoria contro il Milan, con il gol all'89' di Lee Bowyer su errore di Nelson Dida, o il pareggio a San Siro grazie alla rete dello scozzese Dominic Matteo, tanto quanto i tre punti ottenuti all'Olimpico contro la Lazio o la vittoria per 3-0 nei quarti di finale di Champions League contro il Deportivo La Coruna. Viduka si esaltava nel tridente offensivo con Harry Kewell, amico fraterno e connazionale, e Michael Bridges, ma anche con Alan Smith e Robbie Keane, tanto da diventare il primatista australiano di reti in Champions League.
LA FINE DELLA FIABA LEEDS E IL SOGNO MILAN - Ventidue gol la prima stagione, compreso un memorabile poker al Liverpool, altri ventidue la seconda: purtroppo però la fiaba Leeds sta per finire, a causa di una grave crisi economica. Il club è costretto a vendere i propri gioielli e retrocede in Championship, per Viduka le sirene sono italiane e arrivano da Milano, sponda rossonera. A rivelarlo sarà lui stesso:"Ho avuto la possibilità di andare al Milan rossoneri trattarono con la mia società, che chiese 43 milioni di euro. All'epoca ero amico di Boban e grazie a questo l'operazione entrò in una fase avanzata. Da bambino ne ero un grande tifoso, sono cresciuto guardando Van Basten, Rijkaard e Gullit",

I MONDIALI DEL 2006 CON L'AUSTRALIA E LA FINALE DI COPPA UEFA COL BORO - Tuttavia l'australiano non cambia campionato e, dopo una corte serrata del Man United che non si concretizza, accetta il trasferimento al Middlesbrough, non prima di aver guidato la propria nazionale alla fase finale del Mondiale 2006, storica prima volta per i Socceroos poi eliminati dall'Italia: il primo anno fu sensazionale, nonostante qualche infortunio. Subito in doppia cifra, condusse il Boro alla finale di Coppa Uefa, diventando primatista di reti con la maglia rossa nelle competizioni calcistiche europee. Dopo un'altra buona stagione, nonostante le proteste del tecnico Southgate, si trasferisce al Newcastle, ​primo acquisto del tecnico Sam Allardyce: insieme a Owen e Martins forma un tridente di tutto rispetto, ma gli infortuni iniziano ad accumularsi e ad impedirgli di giocare con continuità.

VIDUKA OGGI: DAI GOL AI CAFFE' - E' il canto del cigno: Viduka rientra in patria e a 34 anni dice addio al calcio giocato, lavorando come opinionista in alcuni programmi televisivi. Negli ultimi giorni però ESPN ha ritrovato l'ex attaccante australiano, dieci anni dopo, nel suo bar caffetteria, a Zagabria, in Croazia: "È bello fare qualcosa di diverso. Fai un caffè cattivo, lo butti via. Tuttavia, provo a fare il miglior caffè possibile. Penso di essere diventato abbastanza bravo. Ovviamente non è la stessa pressione di quando ero calciatore, ma sorprende l'effetto che fa nei clienti un servizio sbagliato. Alla gente importa solamente del proprio caffè. Sono sempre stato al centro dei riflettori, ora la mia unica pressione è quella di fare un buon caffè per i clienti". Dal gol al caffè, questione di priorità: ogni tanto al bar c'è anche Modric...

@AleDigio89