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Fallimento. E' questa la parola pù usata in Spagna per descrivere la stagione del Real Madrid. Dodici mesi fa il ritorno del messia Florentino Perez sembrava potesse riportare la Casa Blanca ai vertici del calcio spagnolo ed europeo. Doveva essere la stagione del rilancio, da chiudere, sulla carta, con un trionfo nella finale di Champions in casa, al Bernabeu. Era tutto programmato, nei minimi dettagli. Cinque nuovi acquisti da playstation, due in difesa (Arbeloa e Raul Albiol), uno a centrocampo (Xabi Alonso) e due in attacco (Kakà e Ronaldo). E un allenatore, Pellegrini arrivato con il compito di dirigere l'orchestra, senza poter cambiare spartiti e i musicisti. Ma Pellegrini non è un direttore, è un ingegnere, sapeva che per costruire una squadra vincente servivano anche giocatori come Sneijder e Robben. Due, che guarda caso, hanno fatto la fortuna di Inter e Bayern Monaco. Pellegrini sapeva che per costruire una squadra serviva pazienza, lavoro e soprattutto tempo. Tempo che il Real non aveva e non ha. Ecco perchè Pellegrini l'anno prossimo non sarà più l'allenatore del Real Madrid. Non ha vinto, quindi ha fallito. Non importa se ha fatto 96 punti della Liga, 102 gol in campionato. Non importa se ha dovuto combattere con una delle squadre più forti della storia del calcio (il Barcellona) e contro l'eterno luogo comune "cartera contro cantera". Non importa se ha dovuto praticamente fare a meno di Benzema e Kakà, due delle stelle del mercato estivo e (in teoria) pilastri della nuova era. Paga le uscite premature in coppa del Re contro l'Alcorcon e contro il Lione in Champions League. E i giocatori? Appunto i giocatori. Qualcuno andrà via. Drenthe, i due Diarra, Metzelder, Guti e Higuain. Si, avete letto bene. Gonzalo Higuain è sul mercato, nonostante i 49 centri in due stagioni della Liga. A Madrid sono tornati indietro di un anno. Bisogna ricostruire, tra paradossi e milioni. E senza un ingegnere.