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Chelsea-Liverpool (ultimo confronto diretto quello per la Supercoppa europea 2019, 2-2 e poi avanti sino al 7-6 pro Liverpool ai rigori) nel calcio inglese non è solo uno scontro classico della meglio classicità mai esistita nel mondo del pallone e magari dello sport tutto, è anche un confronto di classi. Classi non classe, gente non giocatori. Quelli di Liverpool città del porto, degli operai, del sano concime proletario da cui possono uscire splendidi fiori (i Beatles, tanto per capirci). Maglia rosso forte, conflitto permanente con gli azzurri concittadini dell’Everton, nato proletario ma poi imborghesitosi. E quella canzone, quell'inno liturgico dello stadio Anfield Road (originariamente ci giocava l'Everton), creato in una curva storica, il Kop, dal nome di una collina del Sudadfrica teatro di una leggendaria battaglia degli inglesi, sconfitti ma eroici, contro i boeri. Inno adottato da tanto mondo del pallone, parole celebri, "You'll never walk alone", non camminerai mai da solo, inno utile per imparare un pochino d'inglese, un bel po' del calcio inglese, molto della sua gente. Il Chelsea (in vecchio inglese discarica del gesso) è invece uno dei sobborghi più opulenti, più aristocratici della grande Londra, lo stadio Stamford Bridge è nel vicino quartiere quasi quasi aristocratico di Fulham e Hammermisth, il tifo è un must (inglese di nuovo, aiuto), un obbligo per tanti del ceto medio/alto, che allo stadio - sentiti da chi scrive - pronunciano Chelsea in modo cockney/snob, a noi suona quasi come Ciosi ma è tutta una intonazione speciale, un birignao da borghese potente.

Poi fra la due squadre ci sono innumeri grovigli statistici, sempre ad alto livello, con dentro tanta storia da tramortire. La storia recente, quasi cronaca, prima del match dice del Liverpool che vince da quattordici partite di Premier League di seguito, del Chelsea (proprietà russa) che, farcito di stranieri, ultimamente ha nazionalisticamente segnato quasi sempre con i suoi giocatori inglesi Abraham (oriundo nigeriano, ma pazienza), Tomori (oriundo canadese, idem) e Mount. E poi per noi italiani in campo Jorginho e Kovacic nel Chelsea che ha avuto allenatori nostrani a nome Vialli, Di Matteo, Ancelotti. Conte, Sarri… E Salah nel Liverpool, Salah egiziano islamista adesso impegnato a minacciare il rifiuto di incontrare Israele e israeliani.

Il Liverpool vince 2-1, sesto successo di fila in questo campionato, con merito e con quel briciolo di fortuna che ci vuole, e fugge in classifica. Il Chelsea nel finale si mangia due gol con Batshuayi e Mount ma sta sempre in partita, anche quando è sotto di 2-0, anche quando non prende il terzo gol solo per due prodezze in due minuti del suo portiere Kepa Arrizabalaga, spagnolo come il collega del Liverpool Adrian, stavolta pue lui bravissimo ma destinato ad uscire quando in ottobre rientrerà Allison, un altro "de noantri" (Roma). Il Liverpool che vince e sono esposti tutti i molti dentoni bianchissimii dell'allenatore tedesco Klopp, che va ad abbracciare con stretta franca e non ipocrita Lampard, approdato sulla panchina del Chelesa con l'alone locale di uomo-leggenda.

Il Liverpool che fa gol con un tocco di Salah su punizione al 12' per Alexander-Arnold che a sei anni aveva già la maglia rossa, e che spara una cannonata precisa, imprendibilissimissima. Il Liverpool che bissa con un altro gol (29') su calcio piazzato: Firmino serve Robertson che alto di testa scarica basso. Nella ripresa c'è il gol dei gol, Kanté per il Chelea, al 70': slalom gigante anzi gigantesco e poi discesa libera e curva secca per smarcarsi e tiro spettacoloso. In mezzo cose robuste però mai cattive o recitate, gol annullati senza troppa Var e senza nessuna protesta, pubblico che canta e canta e canta.

Per chi li ricorda sui campi italiani, segnaliamo Salah (scarso nella prima parte, immenso nella seconda) che adesso tocchicchia bene in spazi anche piccoli con Mané e Firmino, non si esaurisce nel suo pur sempre bel correre. Nel Chelsea c'è Jorginho che gioca veloce e ringhia pure, come Mancini magari lo vorrebbe nella Nazionale azzurra, e Kovacic che sembra il fratello impazzito di dinamismo del lentone interista. Sono forse prodigi del calcio di lassù, dove tutta la gente dello stadio alla fine sembra felice di essere al mondo, felice di essere inglese, quale che sia il risultato e comunque si sia votato nel referendum per l'affare-Brexit.




IL TABELLINO

Chelsea-Liverpool 1-2

Reti: 14' Alexander-Arnold (L), 30' Firmino (L), 71' Kanté (C)

CHELSEA (4-3-3): Kepa; Azpilicueta, Christensen (42' Zouma), Tomori, Emerson (17' Marcos Alonso); Jorginho, Kovacic, Kanté; Willian, Mount, Abraham (76' Batshuayi). All: Lampard

LIVERPOOL (4-3-3): Adrian; Alexander-Arnold, Matip, van Dijk, Robertson; Henderson (83' Lallana), Fabinho, Wijnaldum; Salah (92' Gomez), Firmino, Mané (72' Milner). All: Klopp

Ammoniti: Tomori (C), Alexander-Arnold (L), Fabinho (L), Kovacic (C), Milner (L), Marcos Alonso (C)