Maurizio Sarri ha imparato a fare il turnover, non vince più come se fosse una meraviglia, ma se è ad un passo dalla semifinale di Europa League, dopo aver sbancato Praga con un gol di Marcos Alonso a quattro minuti dalla fine, significa che il calcio inglese adesso può contare su un tecnico più duttile e meno intransigente.

Già di recente mi era capitato di scrivere che il suo Chelsea era molto meno bello del Napoli, ma più pratico, organizzato e non meccanico, paziente fino quasi alla noia. La riprova la si è avuta con lo Slavia, squadra di buon pressing e discreta tecnica, che ha pagato un buco difensivo sull’ennesimo pallone giocato da Willian. L’inserimento di Marcos Alonso è stato perfetto e il Chelsea, pur senza brillare, si è portato a casa la vittoria che gli servirà per affrontare con grande serenità la gara di ritorno.

Di più: Sarri ha risparmiato Hazard e Kantè (oltre al dannoso David Luiz rimasto fortunatamente in panchina insieme ad uno sconsolato Higuain) per quasi un’ora di gioco. Domenica il Chelsea affronta il Liverpool ed è impegnato a mantenere o a consolidare il terzo posto che significa Champions League.

Lo stesso accesso Sarri se lo garantirebbe vincendo l’Europa League, ma l’idiosincrasia alle finali (ha già perso quella di Coppa di Lega, ai rigori, con il City) e un tabellone non esattamente agevole (se il Chelsea passa trova in semifinale una tra Benfica ed Eintracht Francoforte) lo hanno consigliato a non rischiare il tutto per tutto. 

Perciò nel 4-3-3 che si è opposto al 4-2-3-1 dello Slavia, Christensen ha fatto il centrale con Ruediger (Azpilicueta e Alonso gli esterni); Barkley e Kovacic hanno accompagnato Jorginho a centrocampo; Pedro, Giroud e Willian costituivano il tridente offensivo. 

A essere sinceri si è visto poco calcio e quel poco a bassa intensità. Di tutto il primo tempo resta in mente solo una traversa di Willian dal limite dell’area, non esattamente il prototipo di un’azione corale, quanto piuttosto l’iniziativa del singolo che prova la soluzione da lontano. Di partita e di confronto si è cominciato a parlare quando è entrato Hazard per Pedro. Era il 58’ e dal calcio d’angolo sul quale era pronto Willian, il portiere dello Slavia, Kolar, è uscito a vuoto causando una mezza mischia. Sul corner successivo, invece, è stato Ruediger a concludere di destro. Kolar, che ha visto la palla all’ultimo, ha rimediato di piede.

Lo Slavia che, pur non essendo stato passivo, ha attaccato poco, si è visto quando Traoré, con uno strappo entusiasmante, ha portato palla fino al limite dell’area avversaria e ha tirato con potenza e precisione. Kepa, deviando, ha cominciato un piccolo show collocatosi tra il 70’ (smanacciata ad un cross pericoloso da trequarti) e l’80’ (tuffo prodigioso con respinta in angolo da semirovesciata di Boril).

Il Chelsea ha fiutato il pericolo (la frequenza dei cross) e Sarri, oltre a Kanté, ha inserito Loftus-Cheek. Per un attimo ho pensato che l’allenatore italiano, al pari del suo mentore Guardiola martedì con il Tottenham, si stesse accontentando dello 0-0. Può anche darsi che fosse così. Di certo uno che non si accontenta è Willian, il migliore del Chelsea, che ha chiamato l’inserimento centrale di Alonso, recapitandogli sulla testa un pallone solo da spingere dentro.

Mancava poco (quattro minuti più il recupero), ma a quel punto ci ha pensato Hazard a nascondere la palla, a farsi fare fallo ad ogni scatto, a proteggere il vantaggio occupando spazi angusti.

Il Chelsea perciò ha vinto senza dannarsi troppo e sicuramente senza entusiasmare. I sarristi - ovvero i seguaci di Sarri - devono prendere atto che Maurizio sta cambiando. Forse non in meglio, tranne che per il risultato, ovviamente.