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Da Firenze a Torino, dalla Fiorentina alla Juventus, dal viola al bianconero: 400 km. E svariati gradi di separazione di distanza, molte polemiche, altrettanti veleni per chi - oggi Chiesa e ieri un bel po' - quel viaggio lo ha fatto, carico di ambizioni, pensando di migliorare il proprio status professionale ed economico. Non sempre - lo sapete - è andata bene. 

Trent'anni fa: Roby Baggio dalla Fiorentina alla Juventus. Aveva 23 anni, quell'estate - era il 1990 - avrebbe celebrato il suo talento al Mondiale di Italia 90. Non voleva andarci, Baggio. Ma l'avevano già venduto. "Scrivetelo sui muri, io resterò a Firenze", disse ai giornalisti, poco prima che la tifoseria gigliata scendesse in piazza per contestare i Pontello. In realtà Baggio era già del Milan. Era successo a Modena, ristorante Fini, tra i più famosi d'Italia: saletta riservata, tavolo appartato, tortelli in brodo di cappone, affare concluso tra Adriano Galliani e Antonio Caliendo, il procuratore di Baggio. Due settimane dopo c'è un uomo che alza il telefono, fa due telefonate, e quelle bastano. L'uomo si chiama Gianni Agnelli, l'Avvocato. La prima telefonata è a Berlusconi, la seconda a Pontello. Tutti d'accordo, Baggio deve andare da un'altra parte. E passa alla Juventus. Ci rimarrà cinque anni. Coppa Uefa, due Scudetti, una Coppa Italia e soprattutto il Pallone d'Oro, ma anche il "Gran Rifiuto" nel calciare un rigore a Firenze, la prima volta da avversario. 

Più in là nel tempo, fece scalpore il passaggio del terzino-goleador Sergio Cervato, undici anni in viola (1948-1959) e uno scudetto prima di vincerne altri due nel biennio alla Juventus. Un anno di rodaggio (in prestito) è stato quello di Giorgio Chiellini a Firenze (2004) prima di cominciare la sua lunga storia d'amore con la Juventus, mentre i tifosi viola ricordano ancora il miglior Felipe Melo italiano, quello del 2008-09, nella stagione che anticipò il suo trasferimento alla Juventus. Comprato da Corvino per 8 milioni, fu rivenduto a 25 senza tuttavia ripetere le prestazioni in maglia viola. Altra "corvinata" quella di Valeri Bojinov, che Corvino - dopo aver lanciato a Lecce - portò a Firenze e girò alla Juventus nella stagione dei bianconeri in Serie B, quella post Calciopoli. Promettente a Firenze, deludente a Torino. 
Dimenticabili i trasferimenti di Neto (dopo quattro anni a Firenze) e prima di Emiliano Moretti, che pensava di fare un salto di qualità. Meglio alla Fiorentina che alla Juventus sicuramente Federico Bernardeschi, l'ultimo a percorrere l'autostrada da Firenze a Torino, tre anni fa per 40 milioni. Nel suo triennio in maglia viola Bernardeschi aveva una leggerezza che a Torino - dove si è irrobustito molto e non ha trovato un ruolo - ha perso. Era un talento, è diventato una promessa mancata. 

Ora tocca a Chiesa. Che deve rimettere se stesso al centro del villaggio, deve cioè ritrovarsi dopo un periodo in chiaroscuro: solo allora sapremo se sarà in grado di lasciare una traccia alla Juventus o se invece la sua presenza scivolerà via, senza farsi rimpiangere, come è già capitato in passato a molti altri suoi colleghi. 

E per chiudere: c'è stato un solo calciatore viola ad aver rifiutato la Juventus. Nel 1978, nell'estate dei Mondiali in Argentina, Agnelli e Boniperti pensarono che al blocco-Juve (punto fermo anche della nazionale) mancasse una sola pedina, Giancarlo Antognoni. Aveva 24 anni ed era nel fiore della sua straordinaria carriera. Ci pensò una notte, poi disse no. Meglio principe a Firenze che comprimario a Torino.