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Dilemma: ha corso più il Chievo o Stefano Pioli nella notte dolce di Napoli? Il tecnico gialloblù ha percorso incessantemente la fascia destra del rettangolo di gioco del San Paolo. Dentro e fuori la sua gabbia di gesso segnata a terra. Limitarlo? Impossibile. L'onda gialloblù ha trascinato anche lui. Ha sofferto, urlato, sudato. Per il Chievo, con il Chievo. Poi il tripudio, la festa, il San Paolo che si svuota in fretta. E lui che si prende la meritata vittoria. Un abbraccio, tanti abbracci. Quando Pellissier deposita in rete la terza rete su gentile concessione di Cannavaro, Pioli vola in cielo. Esplode la panchina. Escono tutti, espulsi dalla felicità. Per Pioli si tratta dell'ennesima vittoria della strategia.
«Ero molto fiducioso - racconta Pioli nel fine gara - , dovevamo solo giocare al massimo. E ci siamo riusciti. Ho visto da subito grande disponibilità al sacrificio da parte di tutti. Sapevamo che non sarebbe stato facile. Il Napoli è squadra dotata di grandi qualità. Ma l'atteggiamento della squadra è stato quello giusto».
Non mancano nemmeno le analogie con la sfida di Marassi. Chievo sotto. Passano gli altri. Poi arriva la riscossa. Micidiale. Le ripartenze dei gialloblù prendono per la gola la squadra di Mazzarri. Uno-due-tre e les jeux sont faits. «Abbiamo sviluppato bene il nostro gioco - osserva ancora l'allenatore - e siamo riusciti con grande pazienza venire a capo di una partita che si era complicata da subito. I miei ragazzi, però, difficilmente perdono la testa. E adesso siamo felici». Sano realismo, nove punti in classifica, e secondo posto alle spalle dell'Inter di Benitez. Anche l'algido Pioli rischia di restare impreparato di fronte alla sorpresa Chievo. «Sorpreso di questa partenza? Di certo dovevamo farci trovare pronti. Era fondamentale impattare nella giusta maniera con il campionato. Le prestazioni offerte dal gruppo sono sinceramente di grande valore».
Non c'è Luciano? Spunta Gelson Fernandese, l'uomo che parla sei lingue, e che di dimostra nella notte giusta di essere poliglotta del calcio. Pellissier gli offre la palla della rivalsa, dopo la prestazione negativa del Bentegodi, e lui non sbaglia. Parlare, però, dei singoli sembra riduttivo. Pellissier è stato immenso. Istinto mannaro, il solito Pelobomber. E allora Sorrentino? Indistruttibile alle cannonate borboniche. Poi tutti gli altri. In sintesi: un grande Chievo. Anzi, grandissimo Chievo. Pioli non perde, però, il suo aplomb. «Grandi tutti, grande squadra, grande gruppo. Non si va da nessuno parte senza l'apporto della squadra. Abbiamo cancellato a Napoli la brutta prestazione fornita in casa contro il Brescia».
E qui spunta la domanda: forse il Chievo quando non deve fare la partita, finisce per giocarsela alla grande. «Abbiamo sfruttato al meglio le ripartenze - osserva Pioli - ma è altrettanto vero che in casa, quando tocca a noi fare la gara, dovremo cercare di sviluppare meglio il nostro gioco d'attacco». Lasciatelo riposare adesso Pioli. Lui e il suo Chievo si sono regalati un'altra notte da urlo. Dopo il pomeriggio magico di Genova è arrivata un'altra prestazione da ricordare. Vedi Napoli e poi? E poi vince. Alla grande. Sudato, sorridente, la cravatta riportata al collo. Stile Chievo, quello che da oggi gli imporrà di pensare subito alla Lazio, prossima sfidante nella corsa salvezza. Siamo il Chievo, please. Vietato volare alto. Solo una concessione. Dedica finale al gruppo. «Eccezionali». Ma in volo verso Verona i pensieri di Pioli erano già per gli aquilotti di Reja.