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Rigore c’è quando arbitro fischia. Il tormentone Boskov, però, non vale sempre:  dipende quali siano le squadre in campo. Se una è la Juventus, non vale del tutto. Perché anche quando l’arbitro le fischia un rigore contro, a romanisti  e loro sodali  non va bene lo stesso. E con la supponenza degli esperti di regolamenti, codici e codicilli (dei quali manco conoscevano l’esistenza, se qualcun’altro non li avesse pubblicati sui social) citano l’articolo ad hoc per dimostrare che quel rigore – ribadisco , a favore loro – non andava fischiato. Una storia di un tale  surrealismo che nemmeno Magritte sarebbe riuscito a rappresentarla in un dipinto. 

E perché non lo volevano? Perché alla fine dell’azione che ha determinato l’assegnazione di quel penalty, Abraham aveva fatto gol. A gioco fermo, proprio perché l’arbitro aveva visto un fallo e fischiato il rigore. Com’è naturale e logico che sia. Come accade quasi sempre. Come vorrebbe il buon senso. Ma per i romanisti, e chi li inzuffa, il gioco non andava fermato e la rete convalidata. Sempre sulla base di  quelle regole lette su Facebook o Twitter, mandate a memoria  e interpretate come pare a loro. Per avvalorare la loro eterna convinzione: con la Juve è impossibile fare risultato,  te lo impediscono. 

È stato fatto notare - da addetti ai lavori, non tifosi - pure un fallo di mano commesso da Mkhitaryan prima che l’inglese mettesse la palla in rete, ma niente da fare: la rete andava convalidata lo stesso, perché il foro romano e romanista ha stabilito che quello dell’armeno è stato un tocco  involontario. Anzi, la palla non la tocca nemmeno lui, ma Locatelli che era lì per terra. Tutti hanno invocato per anni la “moviola in campo”, adesso che ce l’abbiamo vale invece ciò che sancisce l’Urbe. Quanto a Orsato, beh, è ovvio che lui non dovrebbe più arbitrare, perché le regole non le conosce, o  le applica male. Tant’è vero che le avrebbe spiegate in modo non corretto pure a Cristante nel tunnel dello spogliatoio.
A questo punto, sapete che si fa? Al prossimo Juve-Roma  si designa Paolo Liguori come direttore di gara e magari sono tutti contenti. Ah, dimenticavo: il rigore andava ribattuto, perché Chiellini aveva già messo un piede dentro l’area. Ce lo aveva pure Mancini, ma il rigore andava fatto ritirare lo stesso. A oltranza magari, fin quando Veretout  lo segnava.  Perché la Roma questa partita non la doveva perdere. Il punto è tutto qui, al netto di regole & regolamenti, Orsato e cotillons. Ad ogni Juventus-Roma vinto da Madama si ripete sempre lo stesso, identico canovaccio: una volta fu Turone, poi i guanti sdrucciolevoli di Aldair, poi Zalayeta atterrato fuori area, poi ancora Vidal che impallava Skorupski, eppoi Rocchi costretto a chiedere scusa al TG1 per tutte le sue colpe, e adesso il gol di Abraham. Ce n’è sempre una. Anche se stavolta le motivazioni sono talmente ridicole da oscurare tutte quelle precedenti. 

Non è mai accaduto nell’intera storia del calcio vedere un’intera tifoseria  protestare per un rigore fischiatogli a favore. Mai. E che anziché prendersela col proprio giocatore che lo ha fallito, si infuria con l’arbitro che lo ha dato.  Delirio puro. Eppure, a sentir loro, sembra che quelli che non ci capiscono niente siamo noi. Pure al manicomio c’è chi sostiene di essere Napoleone e dà del pazzo agli altri. Ma chi difende Napoleone è complice della sua follia.