135
Tempo al tempo, direbbe il saggio (uno a caso, scegliete voi) dopo aver visto in campo la Juve di Sarri che, spesso, assomiglia ancora a quella di Allegri. Con una differenza sostanziale: quella ha vinto 5 scudetti di fila, 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe italiane, questa ancora nulla. 

Siamo pur sempre a due soli mesi e mezzo dall’apertura del nuovo cantiere e i lavori sono tutt’ora in corsa. Lavori, tra l’altro, che sono stati pure bloccati per  tre settimane, causa forza maggiore: polmonite dell’allenatore. Mica una bazzecola. 

Eppure, dopo appena 4 giornate di campionato - e 10 punti in classifica - ed un pareggio  in Champions, niente meno che con l’Atletico (con cui Allegri aveva sempre perso a Madrid)  c’è  già chi rimpiange Acciuga e va di statistiche. Tipo questa: alla sua prima stagione juventina, Allegri vinse le prime 4 partite ed era in testa con 12 punti, Sarri insegue Conte a -2 ed ha già pareggiato una volta. 

Non solo: la Juve allegriana aveva subito 0 gol, quella sarriana già 4. Esasperando ancora di più il concetto: non si concedeva nulla allo spettacolo, però gli avversari tiravano quasi mai in porta. Ora segnano, e pure parecchio. Solo tra Napoli e Atletico Madrid, 5 reti. Le Cassandre vedono già tutto nero, anziché bianconero.

Accadde quasi la stessa cosa, se non peggio, quando andò via Conte e arrivò Allegri, coi tifosi che vennero ad insultarlo fin dal primo giorno a Vinovo. In quell’occasione il rimprovero alla società verteva sul fatto che non si poteva lasciare andare via uno che aveva vinto 3 tricolori in sequenza e proponendo un calcio offensivo, per andare a prendere un allenatore esonerato dal Milan per carenza di risultati e votato allo sparagnismo. Nemmeno le vittorie successive riuscirono ia modificare il giudizio di molti (la maggioranza) sul tecnico labronico. 

In estate, al momento del cambio in panchina con Sarri, è scattata invece la campagna anti-tutaro. Una diffidenza  verso il tosco-napoletano parecchio di pancia, dettata soprattutto dalle tante dichiarazioni anti-Juve rilasciate nel corso delle sue tre stagioni partenopee, associate inoltre ad uno stile  poco affine a quello juventino. Controindicazioni, non lo nego, condivise dal sottoscritto in questa stessa rubrica.

Restava il fatto che Sarri, pur non avendo vinto nulla col Napoli, aveva mostrato un  modo di fare calcio diverso, spesso spettacolare, in grado di raccogliere apprezzamenti a 360 gradi e non solo in Italia, tant’è vero che Abramovic lo chiamò per sostituire proprio Conte al Chelsea. Da dove è arrivato portandosi appresso una Europa League, che non varrà come la Champions ma fa pur sempre curriculum, soprattutto quando vai ad allenare un club che in Europa non vince da 23 anni. 

Alla Juventus credono in Sarri, soprattutto Nedved e Paratici che ritenevano fosse arrivato il momento di un cambio di filosofia in panchina, a maggior ragione dopo l’ennesimo flop in Champions League. All’interno della tifoseria al momento prevale invece lo scetticismo, motivato da un bel gioco che ancora non si vede, se non a tratti (65 minuti col Napoli, un discreto debutto in Champions)  e una fase difensiva con troppe sbavature. Da qui l’idea che Sarri sia in confusione e che allenare la Juventus sia troppa roba per lui, abituato a piazzarsi anziché a vincere. 

Dopo le vedove di Conte, ecco quindi quelle di Allegri. 

Da non credere: fino a pochi mesi fa, il tecnico livornese fu  costretto a chiudere i proprio profilo Twitter causa troppi insulti ricevuti, adesso viene addirittura invocato a gran voce, nella speranza che torni. Si arriva addirittura a sostenere che abbia rifiutato tutte le altre panchine per un patto fatto a giugno con Agnelli, che infatti  lo ha ancora a busta paga. Questo: se tutto va male, si caccia Sarri e torna lui. Un’ipotesi che trova riscontri solo sui social, gli stessi che in estate davano per certo l’arrivo di Guardiola, grazie anche alla pervicacia di qualche altro dotto collega bravo ad illudere il popolo juventino.

Ricordate qual’era uno delle parole più utilizzate proprio da Allegri? Halma, alla toscana maniera. Calma davvero, ragazzi ! 

Pure Platini, Nedved, Zidane impiegarono dei mesi per capire dove si trovavano quando arrivarono alla Juventus, ma dopo si scatenarono. Chi ha parlato arabo fino all’altroieri, non può di colpo mettersi a parlare italiano. L’allegrismo è così ben radicato nella testa di tanti componenti dell’attuale rosa  al punto che spesso ci si rifugia ancora. Questione di insicurezza, di paura si sbagliare, causa abitudine a fare altro.

Sarri ha bisogno di tempo, e gli va concesso. E i tifosi  avere pazienza.

La calma è la virtù dei forti, e la Juventus forte lo è già di suo. Con 10 punti in campionato e un ottimo pari all’esordio in Champions contro i simeonidi, si può ragionare con  serenità sulla Juve che verrà. Smettendola di evocare i fantasmi!