“Il ciclo di Allegri alla Juve è finito, e se ne andrà”. Lo sancì a febbraio Galeone, mentore del livornese, ed assomigliò quasi ad una sentenza

Non ne era però così sicuro il diretto interessato, visto che solo il mese scorso – come ha confermato lui stesso pubblicamente – ha ribadito ad Agnelli la propria volontà di restare alla Juventus. Ponendo però delle condizioni, suggeritegli magari dal suo stesso pigmalione e che Allegri esporrà al presidente nell’incontro face to face previsto nei prossimi giorni: quasi una mossa tattica per saggiare l’effettiva volontà del numero 1 del club di voler proseguire ancora insieme il cammino. 

Perché, aldilà delle conferme di facciata dopo la bruciante eliminazione dalla Champions, gli umori in società sembrano essere cambiati, e Allegri (che non è fesso) ne ha preso coscienza. 

Proprio per questo adesso vuole capire quali sono le reali intenzioni dei suoi datori di lavoro: se la stima non è mutata, il rinnovo contrattuale dovrebbe essere automatico, se non alle cifre folli lette nei giorni scorsi sui giornali (oltre i 10 milioni annui) almeno con un sostanzioso ritocco, considerando i 2 trofei portati a casa pure in questa stagione. Dopodiché si aspetta di poter essere accontentato pure sul piano tecnico, con innesti di qualità in sostituzione dei giocatori “bocciati”: Allegri vorrebbe epurarne almeno 6, rimpiazzati da altrettanti nuovi arrivi. 

Nel caso in cui si sentisse rispondere un secco no, potrebbe rilanciare proponendo di andare a scadenza o di allungare il contratto di un solo anno, sempre però aggiungendo rinforzi alla rosa attuale. Oppure si opterà insieme per il divorzio consensuale, con relativi alimenti (leggi, buonuscita) per l’ex coniuge. A meno che Allegri non trovi da accasarsi altrove.

La prima ipotesi (dal sapore molto provocatorio) è da escludere in toto, perché alla Juventus non si è mai iniziata una nuova stagione con un allenatore a scadenza. La seconda potrebbe essere presa in considerazione solo nel caso in cui il club non sapesse chi piazzare al suo posto. La terza non piace agli Agnelli, in quanto significherebbe iscrivere a bilancio una cifra non inferiore ai 5 milioni a fondo perduto. La quarta sarebbe l’optimum, sempre che alla Juve abbiano già pronto il sostituto.

Il dilemma è proprio qui: chi al posto di Allegri? Agnelli sarebbe anche pronto a cambiare, purché l’alternativa fosse di livello, e sfumato Zidane per il Presidente non esisterebbero in giro altri adeguati candidati alla panchina della Juventus. 

Guardiola resta un sogno impossibile, Klopp altrettanto, Inzaghi convince poco, Deschamps potrebbe esserlo sempre che la Federazione Francese lo liberasse e lui –da campione del mondo – rinunciasse a provare di vincere coi Bleus il campionato europeo. Mihajlovic avrebbe potuto già sedersi sulla panchina bianconera nell’estate del 2014, dopo il ribaltone attuato da Conte che spiazzò la società costringendola a mettersi alla ricerca di un tecnico libero (e arrivò Allegri). Ora Sinisa non è più proponibile.

Ecco, resta Conte. Il quale, tramite Gazzetta, ha fatto sapere di essere disponibile a tornare, ritenendosi in debito con Agnelli. Che però non lo vuole più vedere dopo appunto quella burrascosa estate 2014, e non ha nemmeno tutti i torti perché in quella circostanza Antonio esagerò. Il suo vice Alessio le ha definite “semplici incomprensioni”, ma chi la visse in diretta riferisce invece che volarono piatti e stoviglie. E gli Agnelli non sono inclini a dimenticare con troppa leggerezza.

Conte sarebbe anche pronto a chiedere scusa e ripartire, ma Andrea Agnelli (col cugino John) non sembrano disposti a perdonare. Piuttosto si tengono Allegri.
Capisco il rancore e i legittimi motivi che lo alimentano, però ritengo sia arrivata l’ora di cambiare, perché Allegri sarà pure un tecnico serio e preparato ma più di quello che è ha fatto non sarà in grado di aggiungere nulla a questa Juve, bisognosa di  una scossa, sia sul piano tecnico che mentale. 

Guardiola e Klopp sarebbero l’ideale, ma al momento sono inavvicinabili. Conte è fattibile, ed è talmente motivato nel volersi rigiocare le sue carte alla Juve da avere già comunicato a Paratici e Nedved di essere pure disposto ad accettare lo stesso attuale ingaggio di Allegri. In più, conosce già l’ambiente, ha feeling con la tifoseria (anche se una parte dovrà riconquistarsela) ed è un vincente, un lottatore, un modernista, un allenatore al passo coi tempi. A chi gli ricorda il Galatasaray e la finale mancata di Europa League, ricordi pure Giovinco, Matri, Vucinic, De Ceglie etc.

Su piazza, Conte è l’unico allenatore di prima fascia disponibile e col profilo giusto per allenare la Juve e provare a vincere la Champions, convinto com’è Antonio di poterci riuscire.

Caro Pres, tocca farci pace. Mettendo però nero su bianco da subito le condizioni: “Antonio, combina un’altra piazzata come quella del 2014 e ti caccio all’istante!” Patti chiari, amicizia lunga.